Da casera Pussa alla cima Caserine Alte

Una mattina di bel tempo, la sveglia è puntata alle 4:30, il rientro (come al solito) dev’essere per le prime ore del pomeriggio visto che il lavoro mi chiama. Come ultimamente accade sono con Fabrizio pronto per una nuova salita. Questa volta tocca alle Caserine Alte e così alle 7 siamo presso casera Pussa pronti a partire per questa escursione.

Presso la Pussa

Presso la Pussa, 930 metri slm

L’inizio è sulla strada bianca che risale per un bel bosco fino alla casera Senòns per una bella carrareccia; salita facile ma con buon sviluppo. Di buon passo, per fare i 400 metri di dislivello per raggiungerla, impieghiamo circa 50 minuti. Visto che la temperatura non è propriamente quella di Luglio, tenere un’alta andatura non ci dispiace affatto per scaldarci un po’!

Carrareccia che porta a casera Senòns

Carrareccia che porta a casera Senòns

Piccoli nevai a quote basse

Piccoli nevai a quote basse

Poco prima della casera ecco sbucare una marmotta. Una foto da lontano e la immortalo. Man mano che saliamo ci accorgiamo che di marmotte è pieno. Io non ero mai stato qui, ma Fabrizio mi dice che a quote così basse in questa zona non le aveva mai viste. Ci sono buchi ovunque, sembra che anche a loro questo posto piaccia. E come non dargli ragione, la casera è incastonata in un pascolo racchiuso da cime meravigliose che si stagliano sul cielo azzurro.

Marmotta

Marmotta

Casera Senòns

Casera Senòns

Casera Senòns

Casera Senòns, 1323 metri slm

Caserine Alte

Caserine Alte

Pramaggiore

Pramaggiore

Finita la strada e cominciato il sentiero CAI 393, ci teniamo sulla nostra sinistra salendo sotto le pareti di cima Nartas. Anche qui marmotte che corrono a destra e sinistra appena ci vedono, andando a nascondersi veloci come dei lampi. Risaliamo il sentiero che entra nel bosco e poi… la distruzione. Le slavine di questo inverno hanno portato via tutti gli alberi. Il mio compagno d’uscita mi dice che qui una volta si camminava in mezzo a un bel bosco. Oggi è tutto macinato; un misto di neve, ghiaccio, terra, alberi e sassi. Il sentiero non esiste più.

Distruzione

Distruzione

Qui c'era un bosco

Qui c’era un bosco

Decidiamo di proseguire comunque, passando sopra a questa zona devastata. Fa impressione. Riusciamo per un attimo a intravedere il sentiero in mezzo ai pochi alberi rimasti e lasciati in pace dalle grosse slavine, ma dura poco. Altra valanga assestata dove scende dell’acqua. Bisogna battere traccia per passarla e poi risalire per dove passa l’acqua. Un attimo di attenzione per non calpestare dei punti dove la neve potrebbe essere sottile e poi a non scivolare dove troviamo la roccia bagnata. Passiamo.

Forse il passaggio più ostico, un nevaio bello inclinato solcato sotto dall'acqua per poi salire fra le roccette bagnate

Forse il passaggio più ostico, un nevaio bello inclinato solcato sotto dall’acqua per poi salire fra le roccette bagnate

Fra rocce bagnate e ponti di neve

Fra rocce bagnate e ponti di neve

Continuiamo ancora fra neve e alberi caduti, cercando di starcene lontani dalla prima, fino a giungere all’inizio del catino sotto forcella delle Pedole. La salita si addolcisce per un tratto mentre la nostra meta si mostra in tutta la sua grandezza. A destra di questa alcuni “lastroni” meritano attenzione per la loro bellezza.

Un tratto di sentiero devastato fra i Botton d'Oro

Un tratto di sentiero devastato fra i Botton d’Oro

Ciadin de Senòns, verso forcella delle Pedole

Ciadin de Senòns, verso forcella delle Pedole

Saliamo il catino fino alla forcella, fuori traccia fra neve, erba e ghiaie. Tira su che è un piacere senza lasciare respiro, ma arriviamo. Si apre il panorama verso Sud e si riesce a scorgere il mare. A Nord, le Tre Cime di Lavaredo. Che giornata stupenda!

Forcella delle Pedole, vista verso Sud

Forcella delle Pedole, vista verso Sud

Le Tre Cime di Lavaredo

Le Tre Cime di Lavaredo

Dopo una pausa, ripartiamo per gli ultimi 350 metri di dislivello. Saliamo lungo la cresta delle Caserine, prima fra ripidi prati e poi per roccette marce. In alcuni tratti l’esposizione è notevole sulle pareti Sud, ma la salita resta comunque semplice e non si va mai oltre a passaggi di I/I+ (forse un II?) appoggiati e discontinui. Poi gli ultimi 100 metri sono su ghiaie e forse sono anche i più faticosi.

Ultimi 300 metri di dislivello

Ultimi 300 metri di dislivello

Lungo la cresta delle Caserine Alte

Lungo la cresta delle Caserine Alte

Esposizione

Esposizione

Via di salita, i bolli rossia aiutano nella ricerca della parte più semplice

Via di salita, i bolli rossia aiutano nella ricerca della parte più semplice

Fabrizio

Fabrizio

Facili passaggi su roccia

Facili passaggi su roccia

Arrivati sulla cima, 2306 metri slm, un ometto ci aspetta. Molliamo gli zaini e ci guardiamo attorno. Spettacolo a 360°. Con una giornata del genere, a parte il mare, riusciamo a vedere dal Coglians al Gruppo del Cavallo, passando per il Duranno, i Preti, cima Spe, il Pramaggiore che ci ha sempre accompagnati, e più dietro l’Antelao, il Pelmo, il Popera, le Tre Cime e chi più ne ha più ne metta!

Cima delle Caserine Alte, i due ometti

Cima delle Caserine Alte, i due ometti

Vista verso Sud

Vista verso Sud

Col Nudo

Col Nudo

Coglians

Coglians

Antelao e Pramaggiore

Antelao e Pramaggiore

Caserine Alte, 2306 metri slm

Caserine Alte, 2306 metri slm

Dopo aver gustato questa cima per quasi una mezzora, riprendiamo la marcia verso valle. Ridiscendiamo fino alla forcella per la stessa via e poi da lì puntiamo i nevai nel catino. La neve ha mollato e si decide per scendere su di essa per fare prima. Fabrizio si da in equilibrismi da sciatore, ma senza sci. Io ci provo per un tratto però con più titubanza, ma lascio le mie scie parallele per qualche metro anch’io e mi sbuca un sorriso da bambino.

Si scende

Si scende

I nevai sul Ciadin de Senòns

I nevai sul Ciadin de Senòns

Equilibrismi

Equilibrismi

Poco prima della slavina che è scesa sul torrente, Fabrizio ricorda di un altro sentiero che saliva dalla parte destra (salendo) della valle. Ci spingiamo quindi a sinistra e con un po’ di fortuna ecco i bolli bianco/rossi. Qui la traccia è ottima, solo un nevaio da passare, ma poi solo sentiero. I danni da questa parte sono praticamente nulli e il rientro verso casera Senòns è ripido e veloce.

Il nevai sul sentiero di rientro

Il nevai sul sentiero di rientro

Verso casera Senòns

Verso casera Senòns

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Arrivati in casera ancora marmotte che fischiano al nostro passaggio. La stanchezza si fa sentire, non tanto per il dislivello quanto per il tipo di terreno trovato salendo. Ora la discesa verso la macchina è con gli stessi tempi di salita. Va benissimo così, tanto ormai siamo arrivati.

Riguardando le Caserine

Riguardando le Caserine

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Quasi alla macchina

Quasi alla macchina

Un’uscita strepitosa e in ambiente veramente selvaggio. Una mezza avventura. Eccezionale lo spettacolo sulla vetta. Una birra e un buon cocco con i piedi a mollo nel Varma ci sembra la giusta ricompensa!

Varma

Varma

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Una risposta a “Da casera Pussa alla cima Caserine Alte

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