I sogni son desideri

I sogni son desideri… già. Forse. E alcuni sogni diventano anche realtà.

Dopo un anno e mezzo di montagna sorrido. Non avrei mai pensato di spingermi così in là a 36 anni. Non mi sento di certo vecchio, ma cominciare a camminare a 35 anni non è semplice se poi i sogni che si creano nella propria mente si spingono sempre un po’ oltre. Sogni di una persona che non è nessuno e che solo fra le sue conoscenze ha delle persone irraggiungibili, tanto che quelli che lui (io) reputa visioni oniriche per gli altri non sono altro che semplici cose che non danno più nessuno stimolo o quasi.

Piancavallo, 13 dicembre 2012, una delle mie primissime camminate

Piancavallo, 13 dicembre 2012, una delle mie primissime camminate

Diciotto mesi fa il mio sogno era di stare bene mentalmente. Uscivo da una separazione abbinata a un pessimo periodo della mia vita e ho riscoperto, anche se sarebbe meglio dire scoperto, la montagna. Il camminare, il vedere posti nuovi dietro casa, il non pensare, il vivere lo spazio e il tempo in un’altra maniera, mi sembravano un sogno. Ma quello era il sogno più semplice, che in realtà non c’entrava con la montagna, ed in breve s’è avverato. Camminare mi faceva stare bene, mi lasciava dietro tutti i problemi che avevo. Così da una necessità è nata una passione.

Le prime camminate in Vla Grande (Dardago) all'inizio del 2013

Le prime camminate in Vla Grande (Dardago) all’inizio del 2013

Lungo il mio cammino ho incontrato e conosciuto parecchie  persone, prima fra tutte Tony che m’ha fatto scoprire l’andare in montagna in luoghi che mai avrei immaginato. Armato di buona volontà, voglia di faticare e di provare, ho cominciato a girare con lui che è stato un maestro per me. Le prime cime oltre il gruppo del Cavallo, le prime lunghe camminate, la vista delle magnifiche Dolomiti e tanto altro ancora. Ricordo quel giorno mentre andavamo a fare una ciaspolata sul Nuvolau: sotto alla Tofana di Rozes mi disse “Un giorno andremo lassù”. La risposta? “Hei hei, aspetta un attimo, non so ancora mettere un piede davanti all’altro e già pensi di portarmi lì in cima??? Vedremo… ma aspetta, magari il prossimo anno o fra due”. La Tofana non era diventato un sogno in quel momento, ma era rimasto un posto irraggiungibile.

Le Tofane viste dal Nuvolau

Le Tofane viste dal Nuvolau

Assieme a Tony sul Nuvolau

Assieme a Tony sul Nuvolau il 25 aprile 2013

Poi ricordo come se fosse ora la prima ferrata fatta con lui. E ricordo anche il primo libro preso, Gli itinerari attrezzati del Friuli Venezia Giulia. Quando l’ho aperto sono rimasto subito affascinato da una salita. Sarà stato il nome ridondante, sarà stata la relazione così breve quanto esaustiva, ma nella mia testa era nato il primo vero sogno montano: salire la ferrata Cassiopea al Torrione Comici. Seguirono due mesi di sole vie attrezzate, una ventina in tutto, anche da solo. Il 12 agosto 2013 finalmente la salita tanto desiderata. Che sensazione arrivato sulla vetta! Pazzesca. Non l’avrei mai pensato. Un mix di entusiasmo e gioia mescolati a dovere con l’adrenalina. Mi sentivo vivo.

Tony mi precede durante la mia prima ferrata, la Clap Varmost.

Tony mi precede durante la mia prima ferrata, la Clap Varmost.

Dalla cima del Torrione Comici, dopo la ferrata Cassiopea

Dalla cima del Torrione Comici, dopo la ferrata Cassiopea

Due  giorni dopo fu la volta del Civetta attraverso l’Alleghesi e la settimana seguente eccomi in cima alla Tofana di Rozes salendo la lunga Lipella con Tony. Nei suoi occhi la gioia che avevo provato sul Torrione Comici. Una persona con la gioia dentro la fa notare anche solo con un gesto, con uno sguardo, e te la trasmette come una scarica di corrente.

Foto di gruppo sulla cima del Civetta

Foto di gruppo sulla cima del Civetta

Tofana di Rozes, 22 agosto 2013

Tofana di Rozes, 22 agosto 2013

Nel frattempo un altro amico, Stefano, dopo avermi fatto provare l’appagamento delle facili vie normali che diventava sempre crescente in me (cima Emilia e Sfornioi Nord per citarne un paio), mi portò in falesia. Naturalmente la prima volta le scarpette erano utopia, quindi su in parete con gli scarponi. La corda scatenò in me qualche cosa di nuovo. La voglia di spingermi su vie normali con difficoltà che andavano (poco) oltre ai passaggi di secondo grado stava nascendo.

Vista unica dalla cima degli Sfornioi Nord

Vista unica dalla cima degli Sfornioi Nord

La mia prima parete in falesia

La mia prima parete in falesia

Nemmeno un mese dopo ero a un corso “individuale ed intensivo”, mi piace definirlo così, di roccia assieme al grande alpinista Daniele Picilli. Non sapevo nemmeno chi fosse quando lo incontrai la prima volta. Poi durante le uscite mi descrisse alcune vie fatte da lui… rimasi a bocca aperta dopo il racconto, messo lì come una delle tante passeggiate e senza ostentare alcun segno di superbia e superiorità ma anzi di infinita umiltà, della via Picilli/Mazzilis sulla Sfinge della Grauzaria e ancor di più all’impresa che fecero i due sulla diretta al Coglians tramite il Gran Pilastro. Avevo appena capito quanto stupido e ignorante ero. Poi il corso finì, con la classica salita allo Spigolo del Glemine. Era ottobre.

Alla fine dello spigolo del Glemine con il grande Daniele Picilli

Alla fine dello spigolo del Glemine con il grande Daniele Picilli

La stagione delle vie di montagna per me era finita. Senza un compagno di cordata mi restavano solo la falesia e le palestre indoor. Ma non mi innamorai di queste. Anzi. E sinceramente poco mi interessava anche d’avere una persona per andare a fare roccia visto che quello che volevo era salire in relativa tranquillità  su montagne con vie che presentano solo alcuni passaggi che non vanno assolutamente oltre il terzo grado. Quindi andavo ad arrampicare una volta alla settimana perché era divertente, per allenarmi un po’ per l’anno seguente per quelle “normali” che mi sarebbe piaciuto fare, e anche per  provare le manovre di calata perché sicuramente erano la cosa più utile che mi potesse servire. Poi arrivò la prima neve sulle vette più alte e assieme a questa la voglia di cominciare ad usare ramponi e picozza. Qui un altro fremito mi percorse. In me un altro sogno stava nascendo: cima Manera in invernale.

In falesia a Dardago

In falesia a Dardago forse per la terza o quarta volta… e già son dolori!

Comprai un libro, mi misi a guardare dei video, comincia ad andare a provare la progressione di salita e discesa con la prima neve caduta su facili pendii. Mi resi ben presto conto che la Manera non era cosa per me. Un giorno salendo con l’amica Evelyn il Cimon dei Furlani, incrociai un ragazzo che quasi correva lungo la cresta innevata. Un saluto, due parole e tutto finì lì. Misi alcune foto di quella salita in un gruppo in facebook e quel ragazzo si materializzò via etere. Così conobbi Nicola. Dopo pochi giorni ero con lui lungo la cresta della Caulana. Stavo conoscendo un ragazzo eccezionale.

4 dicembre 2013, Nicola sulla cresta della Caulana

4 dicembre 2013, Nicola sulla cresta della Caulana

Nicola è una persona calma, tranquilla, umile. A 24 anni è già istruttore d’arrampicata. Fa di tutto, dallo sci alpinismo alle camminate, passando per roccia e ghiaccio. Subito dopo conobbi un’altra gran persona: Fabrizio. Altro personaggio che si muove in tutti gli ambienti e sicuramente un ottimo alpinista. Forte e basta. Con loro due riesco a fare un po’ di tutto, dalla falesia allo sci alpinismo, prendendo un po’ più di coraggio e ricominciando a sciare ma in neve fresca.

Assieme a Fabrizio su cima Vacche

Assieme a Fabrizio su cima Vacche

Non mi faccio comunque mancare le uscite escursionistiche che rimangono  il primo amore. Camminare resta una grandissima passione e la voglia non viene mai meno. Mi ritrovo così a ciaspolare sotto le Cinque Torri. Maestose. Chissà com’è salirle. Sicuramente per me impossibile. E poi la testa è sempre sulla Manera che è coperta da tre metri di neve.

Le Cinque Torri durante una ciaspolata

Le Cinque Torri durante una ciaspolata

Fra uscite con le pelli, “bastoni” in falesia, facili e brevi normali con ramponi e picca, un paio di serate sul rischio valanghe redate da AINEVA e maggiormente ascoltando e chiedendo e carpendo tutte le informazioni possibili che mi possono far crescere per salire quella cima che ogni giorno vedo mentre mi reco a lavoro, arriva il 17 marzo. Una giornata importante, il compleanno di mia madre. E’ da poco più di un anno che vado in montagna, ma la giornata è perfetta, sia mentalmente che fisicamente, oltre che per il meteo. Non so se sono realmente pronto, ma nel caso tornare indietro se la Manera non mi vuole sulla sua cima è un pensiero che non mi abbatte. E invece riuscirò a salirla tramite la cresta Sud-Est! Sulla cima non mi rendo bene conto di quello che nel mio piccolo ho fatto, lo capirò alla base, appena sceso. Ho realizzato il mio secondo sogno montano. La gioia, quella che ti fa stare con il sorriso stampato anche mentre dormi, durerà qualche giorno. Forse anche l’adrenalina che torna appena ci penso. Emozioni. Sono vivo dentro. Festeggio i sessant’anni di mia madre in maniera eccezionale, anche se  a casa nessuno sa nulla.

17 marzo 2014, sulla vetta di Cima Manera (Cimon del Cavallo) in invernale

17 marzo 2014, sulla vetta di Cima Manera (Cimon del Cavallo) in invernale

Passata una settimana sto già pensando ad altro. La neve è ancora incredibilmente molta, ma la testa va già oltre. La stessa testa che alla fine mi dice di non correre. Continuo a sciare, a camminare e ad arrampicare. Nell’ultimo caso sono sempre di più le batoste che i passi avanti. Sembrava così facile all’inizio, ma raggiunto in falesia il 5° francese la cosa si complica. Sentendo Nicola e Fabrizio dovrei andare di più, ma non vado. 5a, 5b… sono fermo. Non vado oltre. Poi un giorno mi ritrovo  a salire, con Nicola come primo e in cordata a tre, lo Spigolo del Glemine. Facciamo tutti i tiri che questa classica ha sul quinto e mi si accende la lampadina. Mi ricordo che questa cosa mi piace. La mente scorre nuovamente indietro fino alle Cinque Torri e di colpo sono seduto a leggere relazioni di salita su queste. Ma non so fare nulla. Teoricamente so tutto, praticamente sono un inetto.

Nuovamente sul Glemine

Nuovamente sul Glemine

Compro dadi e friend, la fortuna vuole che due amici di vecchia data (Michele e Roberto) nel frattempo abbiano cominciato ad arrampicare, e così su quelle vie di quarto e quinto, quando sono con loro in falesia invece di proteggermi con gli spit o i resinati, comincio a mettere le mie protezioni veloci, a cercarmi le clessidre dove far passare un cordino, a usare il reverso, oltre che andare da solo su qualche facile parete per piantare chiodi e fare calate in doppia, provare ad attrezzare le soste e fare e rifare i nodi fino a quando tutto diventa quasi automatico. Le conoscenze si ampliano, parlo con altre persone decisamente più capaci di me (anche se per esserlo basta veramente poco) e di colpo mi ritrovo a chiedere a Federica, una delle persone da poco conosciute che arrampica, se le va di fare una facile via in val Rosandra. Accetta.

In falesia con Michele e Roberto

In falesia con Michele e Roberto

Prima di fare suddetta via, passano quasi due mesi. In quei giorni lo studio teorico e pratico non si ferma, anche se in falesia son sempre dolori. Ma alla fine il giorno arriva e lo Spigolo Verde al Cippo Comici rimarrà la mia prima salita da primo. Emozionante.

Cippo Comici

Cippo Comici

Fatta la prima, non resta che continuare. Ma senza esagerare. Più avanzo e più mi rendo conto della mia inesperienza e delle mie immense lacune. Il sogno di saliere una delle Cinque Torri resta. Chiedo a Nicola di portarmi, ma avendo un altro livello giustamente  non trova esaltante la mia richiesta di fare una via con difficoltà massime di quarto per portarmi su. Lascio perdere e continuo ad allenarmi. Ma sempre poco.

"Basttoni" in falesia

“Bastoni” in falesia

Dopo un mese e soprattutto 10 giorni di pioggia continua, ecco una bolla di caldo in questa piovosa estate 2014. Ai primi raggi di sole mi precipito a camminare dietro casa fino a casera Val de Friz. Il giorno seguente tocca a cima Ferrara e il terzo giorno a cima Manera per la sua normale. Le gambe sono dure, ma avendo accompagnato  Federica alla sua prima in cima al monte Cavallo, come rendiconto le chiedo di andare assieme a fare una via sulle Cinque Torri la mattina seguente. Accetta nuovamente.

Camminando sulle montagne di casa

Camminando sulle montagne di casa

Il 18 luglio non mi sembra vero d’essere lì sotto a quelle pareti che salgono dritte. A starci nel mezzo sembrano tutte così difficili… Inizialmente l’idea è di attaccare la semplice e veloce Torre Inglese. Poi camminando fra questi torrioni, Federica mi chiede di aprire la Torre Quarta lungo la normale aperta per la prima volta dal mostro sacro Angelo Dibona. Vista la stanchezza mi va più che bene. Il primo tiro sarà suo, gli altri saranno miei. Al contrario dello Spigolo Verde, qui si resta sempre in parete e questo da veramente un altro senso d’arrampicare una via di roccia. Sulla cima la felicità, un ulteriore piccolo sogno è stato realizzato.

Sulla Torre Quarta delle Cinque Torri

Sulla Torre Quarta delle Cinque Torri

A livello di montagna forse sogno troppo o forse i miei sogni sono troppo “facili”, non lo so. Forse dovrei sognare più in grande invece di confondere le cose che abbiamo a portata di mano da dei veri sogni difficilmente raggiungibili. Ma questi sogni cercati, provati e realizzati mi rendono felice, appagato, vivo, anche se per un momento o per pochi giorni… continuerò a sognare, egoisticamente per me e per nessun altro. Nel mio piccolo, ma continuerò.

Come un bambino, fra giochi e sogni

Come un bambino, fra giochi e sogni

Chi sogna o è stupido o è vivo

Chi sogna o è stupido o è vivo

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2 risposte a “I sogni son desideri

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