Due giorni di trekking in Piancavallo, attorno al Col Cornier con le ciaspole

Lunedì 1° aprile (ieri) ha inizio il primo trekking di due giorni dell’anno. Come prima due giorni, assieme a Tony, scegliamo un giro fra il Piancavallo e la Casera della Valle Friz per il primo giorno, magari con salita al Col Cornier, e poi decisioni varie per la via del rientro. Tutto era dipeso dalle condizioni meteo che naturalmente ci hanno condizionato, assieme al rischio valanghe “3 marcato”, nel da farsi, cambiando continuamente idea sul dove dirigerci.

Partiamo alle 2 e mezza del pomeriggio dalla base della pista del Tremol. Pensavamo di trovare gli impianti aperti per salire al rifugio Arneri per recuperare un po’ di tempo per andare sul Cornier, ma questi erano chiusi da più di un’ora. Ecco un’altra gaffe della Promotur, skipass scontati e impianti dimezzati sia sugli orari che sulla loro apertura. Poco male. Ricontrolliamo tutto, mettiamo ghette e ciaspole, carichiamo gli zaini stracolmi (anche di legna per scaldarci in casera) mentre un piccolo gruppo di persone ci guarda in maniera indagatoria vedendo due pazzi che si apprestano a partire con quei carichi e a quell’ora con un meteo a dir poco ostile. Salutiamo educatamente e cominciamo a risalire la pista. Ormai il Cornier è saltato visti i tempi. Lungo la pista con visibilità massima di 20 metri, incrociamo un scialpinista che ci avvisa che il rischio valanghe è altissimo, di non pensare nemmeno a salite ostiche, nemmeno a quella in val dei Sass, e di accontentarci di poco, magari solo delle piste ormai chiuse. Ma bene o male sappiamo un pochino il fatto nostro e che di certo non faremo gli incoscienti.

Arriviamo all’Arneri e ci concediamo una “birretta d’incoraggiamento”. Parola di Tony, rendo grazie a Tony. Siamo gli ultimi avventori della stagione, non c’è più nessuno ma facciamo due chiacchere, beviamo e mangiamo due fette di salame, e ci rimettiamo in marcia.

Birretta d'incoraggiamento al Rifugio Arneri ormai chiuso

Birretta d’incoraggiamento al Rifugio Arneri ormai chiuso

La visibilità varia dai 20 ai 50 metri. I punti di riferimento sono nulli, nessuno è andato in fuori pista e nelle 48 ore precedenti sono scesi almeno 20 centimetri di neve, che ci fanno affondare anche con le ciaspe sempre e non meno di 20 centimetri. La fatica è tanta ma si prosegue.

Tony in fuori pista

Tony in fuori pista

Si affonda e questo non è nulla

Si affonda e questo non è nulla

L’idea era quella di seguire più o meno il sentiero CAI 993 per poi discendere il 984 fino a casera della Valle Friz. Da subito non possiamo passare il canalone, che solitamente si attraversa con condizioni normali, per il rischio distaccamenti, ci teniamo più sotto, per intenderci sul lato ovest del Col Arneri. Ma tagliamo troppo presto verso sud. Non vedendo nulla, dopo circa un’ora e mezza, tiro fuori il gps per darci un’occhiata e capire dove realmente siamo. In completo fuoripista, fuori traccia, e fuori da qualsiasi punto di passaggio, ci ritroviamo sul versante est del Cornier. Siamo nella valle sbagliata! Decidiamo di tenerci in quota 1650 metri e di stare sempre in mezzo al bosco, fra pini e faggi ricoperti di neve che rendono l’atmosfera unica, idilliaca, da fiaba. Tony è un po’ preoccupato, giustamente, per l’orario visto che avanziamo a fatica, faticando con una neve che non c’è per nulla d’aiuto, senza punti di riferimento visibili per il meteo che ora comincia anche a nevicare, e senza essere in un punto dove saremmo facilmente raggiungibili per qualsiasi necessità e senza campo con i telefoni. Io un po’ più incosciente, mi preoccupo meno, riguardo la mappa, e proseguiamo verso sud, tenendoci sempre in quota. Tony sta davanti, vuole uscire da lì al più presto. In pratica fatica tantissimo per entrambi.

Eccomi, ci sono anch'io

Eccomi, ci sono anch’io

Alberi carichi di neve

Alberi carichi di neve

Posti da fiaba, ma in condizioni un po' temerarie

Posti da fiaba, ma in condizioni un po’ temerarie. Notare quanto si affonda, qui almeno fino al ginocchio.

Quando sono le 6 di sera sbuchiamo finalmente fuori dalla valle, dove alla nostra sinistra ci sono i “salti” del Cornier e alla destra il Monte Saùc. In breve raggiungiamo casera Campo, e qui il meteo finalmente ci lascia intravedere qualche cosa. Ma dura poco. Ha poca importanza ormai. Possiamo tranquillamente seguire la strada che porta alla nostra destinazione.

Vista su casera Campo e verso valle

Vista su casera Campo e verso valle

Su questa troviamo cumuli di slavine che arrivano anche a 4 metri d’altezza. Impressionante. Ora faccio io strada per l’ultimo tratto, è bene che il mio compagno di avventura si riposi un minimo, è stato grandioso. Le nuvole si richiudono attorno a noi. Sono le 7 e mezza circa e finalmente ecco il nostro rifugio per la notte.

Finalmente casera della Valle Friz

Finalmente casera della Valle Friz

Felicissimi di essere arrivati, ci cambiamo, disfiamo gli zaini, tiriamo fuori la legna e accendiamo la stufa. E’ ora della cena. Non ci facciamo mancare nulla: panini, snack, e poi tiro fuori il padellino e cuciniamo dell’arrotolato. Siamo dei re. Poi Tony prende del formaggio e decidiamo che è l’ora del frico. Che mangiata. Ci voleva proprio. L’idea d’andare a letto verso le 9 tramonta quando guardiamo l’ora: sono le 10 passate. Ma tra un caffè e un paio di grappe, la lettura del libro della casera, la scrittura in esso, discorsi che variano dalle nostre vite a quella del papa, alla fine ci corichiamo nei nostri sacchi a pelo sul soppalco che è mezzanotte. Le ultime parole famose di Tony? “Io non russo, non ti preoccupare”… un taglialegna! Ma tanto dormo anche in mezzo a un poligono di tiro mentre provano bombe a mano, quindi il problema si risolve subito.

Frico cotto sulla stufa

Frico cotto sulla stufa

Timbro casera Valle Friz

Timbro casera Valle Friz

In casera con il sorriso e vicini alla stufa

In casera con il sorriso e vicini alla stufa

Alla mattina mi sveglio dopo le 8, mentre l’altro ciaspolatore pazzo è in piedi da un bel po’ e ha già riacceso la stufa e fatto il te. Colazione e via, si riparte. Questa volta il tempo è dalla nostra. Un mezzo sole ci accompagna, la neve nella notte ha ghiacciato almeno in superficie, non si affonda più come il giorno prima e con questa visuale la progressione è di tutt’altro tipo. Ci lasciamo alla spalle la casera e saliamo dov’è sepolto il sentiero CAI 984, direzione casera Palantina.

Ci lasciamo la casera alle spalle assieme alle nostre tracce di ieri e di oggi

Ci lasciamo la casera alle spalle assieme alle nostre tracce di ieri e di oggi

Risalendo la valle, neve immacolata

Risalendo la valle, neve immacolata

Incrocio fra i sentieri CAI 984 e 991

Incrocio fra i sentieri CAI 984 e 991

Che neve. Che posti. Che viste. Fantastico. Oggi le ciaspe ci fanno volare. Risaliamo la valle e a metà, con un semplice “andiamo su allora?” decidiamo di non andare all’altra casera ma di salire il Cornier. Per evitare qualsiasi rischio ci giriamo attorno fino al lato nord e da lì saliamo. Le creste sono cariche di neve, ma oggi si vedono benissimo e ci stiamo alla larga come ai vari inghiottitoi che troviamo. Saliamo dolcemente anche se allunghiamo un po’, ma la sicurezza la deve fare da padrona. Ci fermiamo un paio di volte per qualche istante per fare qualche foto, ma non perdiamo mai molto tempo, il passo che abbiamo scoperto d’avere è molto simile e le soste sono praticamente nulle. Oggi faccio io strada più spesso, mi sembra il minimo dopo la giornata precedente, anche perché ho lo zaino svuotato dalla legna e dalle pentole lasciate ai posteri in casera.

Foiba (inghiottitoio) fra la neve

Foiba (inghiottitoio) fra la neve

Lungo il versante sud del Col Cornier

Lungo il versante nord del Col Cornier

Tony fotografo pazzo

Tony fotografo pazzo

Neve immacolata e il gruppo del Cavallo

Neve immacolata e il gruppo del Cavallo

Autoscatto fra la neve

Autoscatto fra la neve

Finalmente siamo in vetta a 1767 metri slm. La Bora soffia forte, la neve viene sparata in aria, ma l’essere là ci ripaga della fatica fatta. Foto di rito, ci si dà il cinque, un bel sorriso e siamo pronti al rientro.

Verso la cima

Verso la cima con la “Manera”, il Tremol, la Colombera e la Palantina che ci osservano

Ecco la cima

Ecco la cima a 1767 metri slm

Autoscatto sulla cima del Cornier, fra vento e neve alzata da quest'ultimo (non ho messo gel!!!)

Autoscatto sulla cima del Cornier, fra vento e neve alzata da quest’ultimo (non ho messo gel!!!)

La neve comincia a mollare, l’ultima ora torna ad essere molto pesante, allunghiamo un po’ il percorso sempre per rimanere in totale sicurezza, passiamo fra faggi e pini, stiamo attenti agli accumuli e alle vallette cariche di manto nevoso stando anche a distanza (come tutto il resto dei due giorni del resto)  ma ormai siamo vicino alle piste. Sbuchiamo sulla nazionale. E’ fatta.

Cumuli di neve

Cumuli di neve

Rientrando fra neve, faggi e pini

Rientrando fra neve, faggi e pini

Neve pesante di rientro

Neve pesante di rientro

La "Nazionale"

La variante nuova della “Nazionale” e il Cornier che ci saluta

Due giorni stupendi anche se stancanti. Ma di sicuro siamo stati ripagati alla grandissima per questo primo trekking dell’anno, concluso con un bel dolce accompagnato da un calice di vino alla taverna dell’Urogallo. Che avventura.

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4 risposte a “Due giorni di trekking in Piancavallo, attorno al Col Cornier con le ciaspole

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