Da malga Saisera alla cima del Jof di Miezegnot (2° di due giorni fra Austria e Italia)

Ed eccoci al secondo giorno di trekking, 30 aprile 2013, a farci un’altra escursione verso una delle due cime che sceglieremo durante il tragitto: Jof di Miezegnot o Jof di Somdogna. Come da titolo opteremo poi per il primo. Ma il tutto comincia la mattina dalla partenza in Austria, dove al nostro risveglio ci rendiamo conto d’aver dormito in una Gasthaus sotto ai piedi del monte Dobratsch, appena salito il giorno precedente. Prima tappa nel centro di Tarvisio, dove entriamo in un negozio, dopo l’ennesimo caffè, per riparare le mie ciaspole rotte. Veniamo quasi messi alla porta, ma una guida che aveva ascoltato il nostro problema, incrociandolo poi fuori da quel locale poco commerciale, ci indica d’andare presso il “Lussari Sport”, dove il gentilissimo titolare risolve il mio problema in un minuto. Non manchiamo di fare un paio d’acquisti e poi ci dirigiamo verso il punto di partenza del nostro trekking, il parcheggio alla fine della strada di malga Saisera.

Monte Dobratsch

Monte Dobratsch

Piazza di Tarvisio

Piazza di Tarvisio

Parcheggio in val Saisera

Parcheggio in val Saisera (1004 metri slm)

Dal parcheggio imbocchiamo subito il sentiero CAI 611. In poco più di mezz’ora (e qui ci accorgiamo che abbiamo veramente un buon passo visto che le tabelle indicano un’ora per arrivare alla prima meta), tramite una bella salita e in mezzo a un bellissimo bosco, raggiungiamo il rifugio fratelli Grego. Molto bello e ben tenuto, con una scultura in legno che riprende fedelmente un chiodo da montagna con relativo moschettone.

Sentiero CAI 611

Sentiero CAI 611

Tony presso il rifugio Fratelli Grego

Tony presso il rifugio Fratelli Grego

Eccomi al rifugio f.lli Grego e dietro il Montasio

Eccomi al rifugio f.lli Grego e dietro il Montasio

Ci fermiamo un attimo per un paio di foto e procediamo. Ora siamo sul sentiero CAI 651 e comincia a vedersi un po’ di neve, ma è molto compatta e le ciaspe non servono. Passiamo vicino “al Laghetto” (nome interessante per un laghetto) quasi completamente ghiacciato. Ma qualche cosa si sta risvegliando anche qui: un formicaio comincia a far uscire dall’inverno i suoi piccoli imenotteri.

Formiche

Formiche

Formicaio

Formicaio

"Al Lagheto"

“Al Lagheto”

Subito dopo lo specchio d’acqua ghiacciata decidiamo che la meta, come detto all’inizio, sarà il Jof di Miezegnot. Scendiamo di circa 100 metri di dislivelllo verso nord e arriviamo alla sella di Sompdogna. Notiamo nel frattempo che stiamo attraversando una vecchia linea di guerra e troviamo alcune postazioni italiane del ’15-’18. Piccoli bunker dai quali uscivano bocche di fuoco pronte a sparare verso la parte bassa della valle.

Bunker

Bunker nel bosco

Interno della postazione

Interno della postazione

Da dove usciva la mitragliatrice

Da dove usciva la mitragliatrice

Bunker

Bunker

Dalla sella di Sompdogna, dopo essere passati a fianco della omonima casera, prendiamo il sentiero 609 che da qui ci porterà dritti verso la cima che vediamo lassù, 650 metri più in alto.

Il Jof di Miezegnot e sotto sulla sinistra un'altra postazione della prima guerra mondiale

Il Jof di Miezegnot e sotto sulla sinistra un’altra postazione della prima guerra mondiale vista da casera Sompdogna

Intanto la neve è sparita di nuovo, ma ben presto ce la ritroveremo sul sentiero, fortunatamente sempre ben compatta. Ma allo stesso tempo cerchiamo spesso di non camminarci sopra e ci ritroviamo a posare i piedi su una lingua di sassetti che sporge a mala pena verso valle.

Gruppo del Montasio

Gruppo del Montasio

Tony sul sentiero CAI 609

Tony sul sentiero CAI 609

Incrociamo un ragazzo che scende da dove vogliamo arrivare noi, e ci dice che abbiamo peso inutile con le ciaspole. C’eravamo appena resi conto che poteva essere una grossa possibilità. Ma ormai le abbiamo sullo zaino e ce le trasciniamo dietro. Prima della cima breve sosta nei pressi del Cristo ligneo e poi obbligo di fermata al bivacco Battaglione Gemona, sorto sui ruderi di un vecchio villaggio militare. Siamo a 1980 metri slm, e un pensiero va alla Grande Guerra e quegli uomini che salivano fin lassù e ci rimanevano per intere stagioni, o anni, a combattere sia con lo “straniero” che con le avversità della montagna. Pazzesco.

Cristo ligneo

Cristo ligneo

Bivacco Battaglione Gemona e alcuni resti del villaggio militare

Bivacco Battaglione Gemona e alcuni resti del villaggio militare

Fuori dal bivacco una pietra si fa notare per la data: 7 ottobre 1916. Entriamo e la piccola costruzione, più che un bivacco, è una splendida casera in miniatura, tenuta molto bene, con 4 posti letto, tavolo, panche, una stufa (che è ancora calda perché qualcuno forse aveva pernottato), mangiare in scatola e bevande lasciati da qualcuno e una struttura fra legno e pietra che risulta molto accogliente, con le sue piccole finestrelle che danno nel vallone.

Pietra fuori dal bivacco

Pietra fuori dal bivacco

Interno del bivacco

Interno del bivacco

Ci fermiamo un attimo. Lasciamo gli zaini nel bivacco e decidiamo di salire e arrivare alla nostra meta. Riprendiamo il sentiero, arriviamo in una valletta dove facciamo molta attenzione per la roccia friabile, e con un paio di passaggi dove è meglio cercare un appiglio con le mani, guadagniamo in poco più di 10 minuti la vetta. Che dire: WOW!

Manca poco alla cima

Manca poco alla cima

Verso il Jof di Miezegnot, con piccolissimi passaggi di 1° grado su roccia friabile

Verso il Jof di Miezegnot, con piccolissimi passaggi di 1° grado su roccia friabile

Tony a pochi metri dalla cima

Tony a pochi metri dalla cima

Anche qui segni della prima grande guerra. Strutture militari ovunque. Ferri ormai arrugginiti appoggiati sulle murette decadenti. Una splendida croce risplende argentea. Una targa ricorda il “Papa Alpinista”. Ma lo spettacolo più grande lo da la visuale a 360 gradi verso le varie montagne. Il Montasio domina completamente a sud. Verso l’Austria distinguiamo il Dobratsch con la sua antenna. La Val Canale più sotto. Non si sa dove girarsi. Spettacolo a 2087 metri slm.

Eccoci in vetta

Eccoci in vetta, 2087 metri slm

La targa dedicata a Papa Giovanni Paolo II

La targa dedicata a Papa Giovanni Paolo II

Vista dal Jof di Miezegnot

Una delle viste dal Jof di Miezegnot

Ridiscendiamo attraverso la valletta. La discesa è stranamente più facile, ma Tony naturalmente fa una deviazione come il suo solito. Io invece mi mantengo lungo i segnavia. Torniamo al bivacco. Mangiamo ancora qualche cosa, e poi decidiamo per il rientro. Da qui il sentiero di salita praticamente non lo vediamo più. Scendiamo da prima fuori traccia in mezzo alla neve dove ogni tanto sprofondiamo in qualche buca, alcune profonde anche un metro e mezzo e alle quali prestiamo molta attenzione ed evitiamo, arrivati alla sella Sompdogna prendiamo la carareccia che in pochi minuti e attraversando piccoli torrenti ci conduce al rifugio f.lli Grego. Infine nuovamente fuoritraccia in mezzo al bosco arriviamo in poco più di un’ora al parcheggio. Che corsa.

Discesa dalla cima

Discesa dalla cima

Discesa dalla cima

Discesa dalla cima

Buca nella neve. Il bastoncino è lungo 125 cm!

Buca nella neve. Il bastoncino è lungo 125 cm!

Tony che passa uno dei piccoli torrenti sotto sella di Compdogna

Tony che passa uno dei piccoli torrenti sotto sella di Compdogna

Fuori traccia in mezzo al bosco

Fuori traccia in mezzo al bosco

Che uscita fantastica. Divertimento, impegno, bellezze storiche e naturali tutto al 100%. Una zona che sicuramente torneremo a trovare, magari su qualche cima più alta appena l’ultima neve sarà sparita.

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2 risposte a “Da malga Saisera alla cima del Jof di Miezegnot (2° di due giorni fra Austria e Italia)

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