Canaie (Cansiglio) – Forcella La Palantina

Domenica mattina, assieme all’ormai compagno fisso Tony, era in programma una camminatina di un paio d’ore fra le strade forestali della Candaglia in attesa del pranzo con un po’ di amici presso la malga Coda Di Bosco. Il tempo dei giorni scorsi non era stato per nulla clemente, portando la neve anche a 800 metri d’altitudine, e le chance di andare da altre parti sembravano remote. E invece…

Invece salendo in auto scopriamo che la neve alle quote più basse è già sparita dopo un sol giorno, e guardando le cime sembra che questa ci sia solo dai 1400 metri slm in su. Mi balena (per una volta ho io un’idea) di fare un giretto fino a casera Palantina partendo da Canaie o dal Pian delle Lastre. Tony non è mai stato e io sono sempre salito dal Piancavallo e mai dalla Piana del Cansiglio. Dopo la colazione decidiamo per la prima e arriviamo fino all’attacco del sentiero CAI 922, con l’intenzione di fare poco più di un paio d’ore fra i boschi. Parcheggiata l’auto vicino alla bellissima fontana dedicata ai Cimbri, popolazione locale, posta a circa 1050 metri slm imbocchiamo subito lo splendido sentiero che gradualmente e con un’ottima segnaletica sale per la Val de Piera.

Fontana di Canaie

Fontana di Canaie

Sentiero CAI 922

Sentiero CAI 922

Il bosco è veramente incantevole, il sentiero ha colori stupendi ed è veramente facile da percorrere, ce lo divoriamo in pochissimo e di colpo usciamo dall’ombra dei faggi e ci ritroviamo di fronte a casera Palantina circondata dalla neve appena caduta. La vista verso est ormai la conosco a memoria, ma vedere il gruppo del Cavallo è sempre magnifico.

Parte del gruppo del Cavallo appena sotto a casera Palantina

Parte del gruppo del Cavallo appena sotto a casera Palantina

Eccoci presso casera Palantina

Eccoci presso casera Palantina, quota 1508 metri slm

Naturalmente la decisione di tornare indietro da qui sparisce in un lampo. Si decide di proseguire. Salire per il canalone direttamente fino a forcella La Palantina, senza sapere quanta neve c’è, mi sembra un pochino una cavolata, ma arrivarci attraverso il sentiero CAI 933 mi sembra cosa giusta e di facile attuazione senza alcun rischio. Rientriamo nella faggeta ma qui la neve comincia a crescere man mano che saliamo. In certi punti sprofondiamo anche di 40 centimetri. Fra quella che era rimasta e quella caduta, il passo viene un po’ rallentato, soprattutto nel canalino che sale poco prima dell’Antro dele Mate. Ma di certo ci stiamo divertendo un mondo.

Rifugio ArMeri?

Rifugio ArMeri?

Canalino prima dell'Antro dele Mate

Canalino prima dell’Antro dele Mate

Passato il canalino passiamo prima vicino a una pozza d’acqua dovuta allo scioglimento della neve e piena di tracce d’animali, poi vediamo l’Antro che in breve raggiungiamo, continuiamo e siamo subito alla forcella ma andiamo avanti ancora qualche metro per arrivare al Belvedere (1798 metri slm) e ammirare in tutto il suo splendore Cima Manera, le Dolomiti Bellunesi, la piana del Cansiglio e verso sud il Col Cornier pieno di gente (c’è il passaggio degli iscritti al CAI di Sacile per il 150° della fondazione del Club Alpino Italiano).

Pozza fra la neve

Pozza fra la neve

Antro dele Mate

Antro dele Mate

Cavallo

Cavallo

Tony con le "sue" Dolomiti Bellunesi

Tony con le “sue” Dolomiti Bellunesi

Breve sosta per mangiare qualcosa, bere e poi riprendere la discesa. Torniamo in forcella e decidiamo di scendere per il canalone. Tony come il suo solito si lancia come uno stambecco in mezzo alla neve, saltellando felice e ridendosela di gusto. E’ matto più di me. In pochissimo siamo già alla casera. Da qui scendiamo per il sentiero fatto all’andata, sempre quasi correndo, notando vecchi cippi che indicavano i sentieri e quasi tutti recuperati e dipinti per essere notati.

Da forcella a casera La Palantina

Da forcella a casera La Palantina

Cippo segnaletico

Cippo segnaletico

Arrivati alla macchina scopriamo che il gruppo CAI ha come meta il nostro punto di partenza/arrivo dell’escursione, e il signor Luigi Camol, consigliere del gruppo di Sacile, è lì ad attendere con la moglie gli escursionisti in arrivo. Scambiamo 4 chiacchere con questo grande conoscitore della montagna, ci racconta di molte delle sue uscite fatte in tutto l’arco alpino, e non manca nell’offrirci un bicchiere di vino, salame e formaggio. Una persona stupenda con la quale si ha solo da imparare. Un’ottimo incontro. Ma ci dobbiamo muovere verso “il Titti”, abbiamo gli amici che ci aspettano ed è già l’una passata.

Luigi Camol

Luigi Camol

E per concludere alla grande la giornata, eccoci a mangiare alla malga Coda di Bosco. Formaggi di malga, erbe di montagna saltate con il burro, gnocchi fatti in casa con la ricotta affumicata e il superbo frico accompagnato dalla polenta. Non manca il vino a fiumi e le grappette alla frutta dopo il caffè naturalmente fatto con la moka. Tutti i presenti sembravano invece essere allergici all’acqua.

Mauro, Lerri, Lisa e io da "il Titti2 (malga Coda di Bosco)

Mauro, Lerri, Lisa e io da “il Titti” (malga Coda di Bosco)

Roberto e la nostra allergia all'acqua

Roberto e la nostra allergia all’acqua

La splendida giornata è finita e per me è ora di tornare a lavoro, in attesa del giorno successivo, già prontissimo per una nuova ascensione con Tony.

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