Da casera Capovilla a Cimon dei Furlani e Cima Manera

Mattinata un po’ svogliata, senza grosse pretese di fare grandi cose, magari una camminata tranquilla nella vicina Piancavallo. Con Tony saliamo fino alla località turistica senza ben sapere dove andare. Ma non importa. Nello zaino acqua a volontà, qualche cosa da mangiare, un k-way e… boh, un po’ di cose buttate dentro alla buona.

Parcheggiamo di fronte al nuovo albergo della Promotur e subito ci dirigiamo verso casera Capovilla. Risaliamo il ripido sentiero CAI 924, prima nel bosco e poi fra erba e qualche roccia. Un paio di stambecchi ci fanno vedere come si sale la montagna. Rimaniamo incantati a guardarli fin che non spariscono dietro la curva di una parete.

Stambecco

Stambecco

In breve siamo al bivio con il sentiero Gerometta e l’Alta Via del Rondoi. Incredibilmente Tony non aveva mai visto la Val Sughet che si apre meravigliosa davanti a noi. Ora dobbiamo decidere che direzione prendere. La scelta ricade naturalmente sull’alta via per salire al Cimon dei Furlani e poi vedere che fare.

Al bivio della base della val Sughet. Sullo sfondo il Cimon dei Furlani

Al bivio della base della val Sughet. Sullo sfondo il Cimon dei Furlani

La traccia è bella, a tratti ripida, a volte un po’ esposta, sempre segnata con dei bolli rossi. E come mi aveva detto il signor Cesare (incontrato un mese prima proprio da dove siamo partiti), quello che ci stupisce è la quantità e la diversità di fiori che ci sono, comprese le Stelle Alpine che non si contano. Bellissimo.

Alta Via dei Rondoi

Alta Via dei Rondoi

Lungo la salita, i prati colorati

Lungo la salita, i prati colorati

Peccato che il panorama sia disturbato dalle nuvole, ma solo i colori dei fiori bastano e avanzano. Dopo meno di due ore dalla macchina e un paio di anticime, siamo sulla cima del Cimon dei Furlani, quota 2183 metri slm. Pausa, foto, suonatina alla campana dal tubo tutto storto e siamo pronti per scendere.

Cimon dei Furlani

Cimon dei Furlani

La piccola campana di vetta

La piccola campana di vetta

Continuiamo verso nord, scendiamo per una parete con passaggi di 1° grado e ci ritroviamo in forcella dei Furlani. Ancora nubi che oscurano la vista, ma sulla destra lo strapiombo c’è tutto. Camminiamo in cresta e ormai che siamo qui, visto che di tempo ne abbiamo e che conosciamo i nostri tempi di progessione, invece che tornare sul sentiero CAI 924 decidiamo di salire anche cima Manera.

Discesa verso forcella dei Furlani

Discesa verso forcella dei Furlani

Forcella dei Furlani

Forcella dei Furlani

Anche qui una ripida salita. Poi incontriamo le attrezzature. Non ci imbraghiamo. Sul tratto di traverso nemmeno le consideriamo, poi per salire facciamo un po’ le “scimmie” per non perdere troppo tempo e finito il cavo, in pochissimo, siamo sulla cima più alta del gruppo del Monte Cavallo, a 2251 metri slm.

Una scimmia?

Una scimmia?

Salendo verso Cima Manera

Salendo verso Cima Manera

Cima Manera, 2251 metri slm

Cima Manera, 2251 metri slm

Qualche foto veloce, e poi giù verso forcella Palantina. Altre attrezzature, altri passaggi di primo e secondo grado, un bel passaggio su una forcelletta molto esposta, ed eccoci nuovamente sul sentiero 924.

Discesa da Cima Manera

Discesa da Cima Manera

Passaggio esposto verso forcella Palantina

Passaggio esposto verso forcella Palantina

Passaggi semplici ma belli

Passaggi semplici ma belli

Rientriamo sul lato ovest dell’anfiteatro naturale che crea la valle. Troviamo qualche parte di ghiaione che affrontiamo correndo e poi ancora giù sempre di buon passo fino al bosco. Qui tagliamo di netto in mezzo agli alberi, i segnavia e la traccia non ci servono più. In poco più di 4 ore siamo alla macchina.

Da un giro senza meta, a un bel giro sopra casa. Bella mattinata.

Grazie Tony per le foto.

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3 risposte a “Da casera Capovilla a Cimon dei Furlani e Cima Manera

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  2. Solo due cose: il sentiero che da Piancavallo sale in Val Sughet non è poi così ripido ma, soprattutto, gli animali che siete rimasti a guardare sono camosci, non stambecchi.
    Ciao.
    MM

    • Se apri e ingrandisci la foto ti accorgerai che è un giovane stambecco. Anche se ha le corna corte sono molto grosse, ma forse da dietro non si nota molto. Il secondo, che è sparito prima della foto, aveva le corna molto più accentuate e magari si sarebbe notato di più.
      Per quanto riguarda il sentiero hai pienamente ragione, ma la prima parte fino al Cristo ligneo la tagliamo solitamente dritta e non in traccia (mi scuso se non l’ho scritto, mea culpa e hai fatto bene a scriverlo), per quello a noi solitamente risulta più ripida, ma di fare tutti i zig zag non abbiamo mai voglia in quel tratto… sfaticati!

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