Via ferrata “Sci Club 18”

Il mio approccio alla montagna sta cambiando. Non sto qui ora a spiegarlo, ma fare (ieri) questa ferrata va un po’ contro quello che voglio. Farla è più un constatare che anche la ferrata più impegnativa di tutto l’ampezzano, in realtà non è poi così impossibile visto che il cavo d’acciaio annulla le capacità tecniche dando più spessore a quelle fisiche. E visto la mia poca tecnica d’arrampicata, dopo questa uscita, posso solo confermare questa cosa. Ma passo all’escursione.

Giornata calda, ma a volte velata da qualche nuvola. Arrivo a Cortina d’Ampezzo e subito dopo la vecchia stazione giro a destra verso Pecòl. Nella frazione non c’è modo di parcheggiare, quindi ritorno sulla strada principale e trovo finalmente un punto dove lasciare l’auto. Da qui a piedi rientro nell’abitato che abbandono presto cominciando a salire tramite la mulattiera che passa sotto la funivia Faloria (segnavia CAI 220) in mezzo a un bel bosco.

Sentiero CAI 220

Sentiero CAI 220

Svolto dopo poco prendendo prima il sentiero CAI 210 e poi il 206. Il bosco scompare lasciando spazio ai mughi. Comincio a vedere le pareti dove sale la ferrata ma ancora non capisco correttamente la via. Intanto il sentiero acquisisce pendenza. Un cartello mi fa abbandonare anche il 206, facendomi svoltare destra. Salgo per una traccia ancora più ripida. Pensavo di aver fatto male a lasciare i bastoncini in macchina, ma oggi sto molto bene. Passo un po’ di austriaci che vanno nella mia stessa direzione ma con un po’ di affanno.

Facile mulattiera, sentiero CAI 210

Facile mulattiera, sentiero CAI 210

Deviazione verso la ferrata

Deviazione verso la ferrata

Lungo il sentiero CAI 206, la parete di salita della Sci Cub 18

Lungo il sentiero CAI 206, la parete di salita della Sci Cub 18

Ripido!

Ripido!

Di colpo ecco la parete della ferrata. Qualcuno sta già salendo. Arrivo all’attacco, è già passata un’ora, e comincio a prepararmi. Imbrago, dissipatore, guanti, casco. Bevo. Non perdo tempo. Una foto alla targa. Una al primo pezzo di attrezzature. Già, è proprio verticale.

Parete di salita della ferrata

Parete di salita della ferrata

Targa all'attacco

Targa all’attacco

Primo tratto della ferrata

Primo tratto della ferrata

Da subito mi devo aiutare con il cavo d’acciaio. Appigli praticamente inesistenti e per gli appoggi bisogna andare in aderenza. Le staffe aiutano poco. Non sono molte e si trovano molto distanziate tra loro, però sono messe in modo intelligente per passare i moschettoni in modo estremamente sicuro. Salgo praticamente di forza, uso ben poco la roccia con le mani. Mezzora tutta così. Poi, dopo un passaggio molto esposto verso destra, ecco una piccola cengia dove mi fermo un minuto a far riposare le braccia.

Piccolo traverso ma con pochi appigli

Piccolo traverso ma con pochi appigli

Ancora verticalità

Ancora verticalità

Nel vuoto...

Nel vuoto…

Riprendo nuovamente su un’altra parete verticale. Anche qui tratti a volte strapiombanti ma sempre con qualche staffa, però la parete è più appigliata e per qualche tratto dimentico il cavo. Sembra che non ci sia mai una fine della verticalità e infatti così è. Poi un’altro punto di sosta davanti alla scaletta metallica. Bevo un attimo. Guardo bene la scala: pure questa è quasi verticale!

Strapiombante!

Strapiombante!

Scaletta quasi verticale

Scaletta quasi verticale

Riprende ancora una parete ma un po’ meno “dritta” e con alcuni appigli. Un po’ di divertimento. Poi altro tratto verticale formato da un piccolo diedro. Tanta fatica. Ma non molla ancora. Sempre dritti sopra la testa, fino a raggiungere un’altra piccola cengia, esposta e con ghiaino, che porta a un traverso strapiombante ancor più esposto. Le staffe che aiutano la salita sono ben più interne alla parete che si ha di fronte agli occhi e ancor di più al cavo. Altro sforzo di braccia per tornare nuovamente a una salita “normale” per questa ferrata.

Traverso esposto e strapiombante

Traverso esposto e strapiombante

Nel frattempo faccio caso che quasi tutti gli appigli naturali usati sono sporchi di terra e ghiaia. Nessuno li usa e posso comprendere benissimo il perché. Alla fin fine, anche quando si potrebbe arrampicare ci si ritrova a non staccare più le mani dalle attrezzature. Anche a me è venuta questa cosa e ho dovuto fermarmi a pensare un attimo per staccarmi e tornare a salire con una progressione sulla roccia.

Raponzolo di roccia

Raponzolo di roccia

Da qui passo un breve camino detritico e poi una bellissima cengia. Appena aggiro la parete vedo la stazione d’arrivo della funivia. Ci sono quasi. Dopo pochi metri guardo in alto. Una cinquantina di metri di parete dritta. Manca un po’ più di quello che pensavo. Forse la parete più dura. Ancora un paio di punti strapiombanti, gli appoggi per le gambe ci sono, gli appigli no. O almeno per me non ci sono. Mi aiuto in tutta la parete con il cavo, ma salgo abbastanza tranquillamente.

Lassù l'arrivo

Lassù l’arrivo

Splendida cengia

Splendida cengia

Arrivo della funivia

Arrivo della funivia

Ultima lunga parete, la più dura

Ultima lunga parete, la più dura

Ferrata Sci Club 18

Ferrata Sci Club 18

Ferrata Sci Club 18

Ferrata Sci Club 18

Manca poco

Manca poco

Finita la parete, un breve tratto attrezzato (dove trovo una guida che accompagna due escursionisti assicurandoli anche con la corda) e un’ultima paretina mi fanno sbucare alla fine della ferrata.

Guida alpina con due escursionisti. Assicurati anche con corda.

Guida alpina con due escursionisti. Assicurati anche con corda.

Autoscatto prima dell'ultima piccola paretina

Autoscatto prima dell’ultima piccola paretina

Arrivo della Sci Club 18

Arrivo della Sci Club 18

Foto. E ora un meritato caffè al rifugio Faloria. Per la discesa non prendo il sentiero CAI 212, ma risalgo la pista da sci e scendo per il 214, che fa parte dell’Alta Via delle Dolomiti. Da qui mi godo il panorama. Le Tre Cime di Lavaredo, il Pomagagnon con la fantastica Terza Cengia e punta Erbing, il Cristallo, il Sorapiss. E girando su me stesso il Pelmo, il Nuvolau, l’Averau, la Marmolada, le Tofane.

Le Tofane

Le Tofane

Pomagagnon e Croda Rossa

Pomagagnon e Croda Rossa

Salendo lungo la pista da sci

Salendo lungo la pista da sci

Il Cristallo e le Tre Cime di Lavaredo

Il Cristallo e le Tre Cime di Lavaredo

Sorapiss

Sorapiss

Rientrando, il 214 è bello ripido. Passo prima sempre in mezzo ai mughi mentre una brezza mi rinfresca e dopo un’ora e mezza ritrovo il sentiero CAI 220. Ancora una mezz’oretta di facile e piacevole camminata e sbuco a Pecòl.

Sentiero CAI 214

Sentiero CAI 214

Sentiero CAI 214

Sentiero CAI 214

Verso Pecòl

Verso Pecòl

Sentiero CAI 220

Sentiero CAI 220

Una bella giornata, ma una ferrata un po’ “così”, che non mi lascia appagato ma che mi conferma che queste vie di salita abbassano notevolmente il livello di difficoltà se si prendono con fisicità. Di certo una ferrata non per tutti, anzi! Molto difficile, senza una tregua, che va presa assolutamente con la dovuta cautela e da non fare se non si conoscono le proprie capacità o se non si è al 100% e decisamente da evitare per i neofiti o per chi non riesce a salire di forza per due ore filate.  In ogni caso, anche questa è fatta, e mentre scrivo ammetto che un sorriso di soddisfazione personale affiora sul mio viso.

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