Salita al Col Rosà tramite la ferrata “Ettore Bovero”

Sabato mattina non ero ancora in ferie, quindi il tempo a mia disposizione era molto limitato. L’escursione scelta è quindi non troppo lunga: salita al Col Rosà. Assieme a Georgia e Alex siamo al campeggio Olympia poco prima delle 9 di mattina, pronti a partire per fare l’avvicinamento alla ferrata “Ettore Bovero”. Una rilettura di una recensione, un attimo di orientamento per trovare il sentiero e siamo in cammino.

Camping Olympia

Camping Olympia

La giornata è un po’ uggiosa, ma il sole ogni tanto fa capolino fra le nuvole. La preoccupazione è di trovare la roccia ancora umida per le piogge della notte appena trascorsa, ma fin quando non saremo all’attacco non sapremo le condizioni. Prendiamo quindi il sentiero CAI 417, che in lieve pendenza ripercorre una strada bianca in mezzo a un stupendo bosco. Poi lo lasciamo per deviare verso sinistra lungo il 408, ben battuto, ma che sale e non poco. Passiamo un gruppo di escursionisti stranieri tenendo un buon passo e senza mai fermarci e dopo più di un’ora, arrivati al passo Posporpora, deviamo questa volta a destra dove una tabella indica la Bovero.

Inizio del sentiero CAI 417

Inizio del sentiero CAI 417

La pendenza si accentua ancora di più. Arriviamo sotto la parete sud del Col Rosà, scavata per i ricoveri della prima Grande Guerra, e la costeggiamo. Dopo un’ora e mezza dalla partenza ecco la tabella della ferrata, ma bisogna proseguire ancora qualche decina di metri per trovare il cavo. Pausa per riposare un attimo e prepararci e siamo pronti per cominciare l’ascesa.

Postazioni della Grande Guerra sulle pareti del Col Rosà

Postazioni della Grande Guerra sulle pareti del Col Rosà

Tofana di Mezzo e di Dentro

Tofana di Mezzo e di Dentro

Tabella della "Ettore Bovero"

Tabella della “Ettore Bovero”

L’inizio è subito verticale, ma gli appigli non mancano. Saliamo tutti arrampicando. La roccia è asciutta, spettacolo! Alcuni passaggi non sono per nulla banali, ma il cavo resta sempre e solo come sicurezza. Non è semplice ma sicuramente divertente e molto ma molto appagante.

Prima parete

Prima parete

Alex alle prese con i primi passaggi

Alex alle prese con i primi passaggi

Finita la prima parete, un terrazzino e uno spigolo. Altra parete dove una fessura verticale aiuta a trovare degli appoggi per i piedi e poi un facile camino. Usciti, ecco il punto più esposto: una bella e stretta cengia rocciosa che sale diagonalmente, anche qui appigliatissima ma sulla quale prestiamo tutti la massima attenzione.

Altra bella parete

Altra bella parete

Spider Man

Spider Man

Foto su foto

Foto su foto

Cengia esposta, massima attenzione

Cengia esposta, massima attenzione

Sulla cengia, breve pausa per questo stupendo Raponzolo di Roccia

Sulla cengia, breve pausa per questo stupendo Raponzolo di Roccia

Da qui ancora pareti, la prima bella dritta, poi le successive perdono man mano sia la verticalità che la difficoltà. Infatti solo il primo tratto dopo la cengia impegna Georgia sul cavo, che poi riprende anche lei ad arrampicare senza grossi problemi. Brava.

Ultimo tratto impegnativo

Ultimo tratto impegnativo

Quasi alla fine delle attrezzature

Quasi alla fine delle attrezzature

Ci sembra d’essere arrivati. Invece un sentiero ci porta prima verso destra e sbucati fuori dai mughi entriamo in un altro largo camino. Qui il cavo non è presente, ma grazie ad alcune staffe e un paio di passaggi di primo grado, passiamo gli alti gradoni di roccia. Usciti, ecco la cima. Pochi metri ancora e siamo finalmente di fianco alla croce di vetta.

Ultimo tratto da arrampicare

Ultimo tratto da arrampicare

Ecco la croce di vetta che sovrasta Cortina d'Ampezzo

Ecco la croce di vetta che sovrasta Cortina d’Ampezzo

Da qui lo spettacolo non manca. Le Tofane si vedono da una prospettiva completamente diversa dal solito, con le loro punte innevate la sera prima, poi Cortina d’Ampezzo e, continuando a girare lo sguardo, il Pomagagnon. Dietro invece si alzano possenti la Croda Rossa Pizora e la Croda dal Beco con ai suoi piedi la sua splendida valle.

Col Rosà (2166 metri slm)

Col Rosà (2166 metri slm)

Croda dal Beco

Croda dal Beco

Pomagagnon

Pomagagnon

Col Rosà

Col Rosà

Alex, ti metti a 90?

Alex, ti metti a 90?

Ci fermiamo un bel po’ a riposare e a gustarci il superbo panorama. Poi si rientra. Guardando bene, dirigendoci verso nord, anche qui è pieno di trincee e postazioni della prima Guerra Mondiale. Scendiamo su una larga traccia delimitata dai mughi tramite il sentiero CAI 447 che scende ripido. Poi entriamo nel bosco mentre i bassi pini spariscono. Un’oretta di discesa e ritroviamo la strada bianca percorsa dal 417. Da qui diventa una bella passeggiata verso la macchina.

Ultima foto prima di scendere

Ultima foto prima di scendere assieme a due splendide persone…

Postazioni della Grande Guerra lungo il sentiero CAI 447

Postazioni della Grande Guerra lungo il sentiero CAI 447

Georgia lungo il sentiero CAI 447

Georgia lungo il sentiero CAI 447

Passeggiata verso l'auto

Passeggiata verso l’auto

I sentieri sono stati molto belli e la ferrata è forse la più divertente che abbia mai fatto. Un po’ corta, ma completamente arrampicabile anche se non sempre con gran facilità. I punti di sosta ci sono, ma è talmente piacevole salire che ci si dimentica di fermarsi. Magnifica! La compagnia, poi, eccezionale. Per concludere: giornata da incorniciare.

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2 risposte a “Salita al Col Rosà tramite la ferrata “Ettore Bovero”

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