Tofana di Rozes

Il titolo dice tutto. E’ da quando ho conosciuto Tony che la guardavo dal basso verso l’alto. Ogni volta che si saliva nella zona di Cortina d’Ampezza, la magnifica Tofana di Rozes mi appariva immensa con quelle sue pareti verticali alte quasi 1000 metri. La prima volta, a marzo, durante un’uscita con il “mitico”, mi chiedevo quando sarei riuscito a salirci, io che non volevo andare in ferrata e mi sentivo così poco pronto ad affrontare una montagna del genere. Pensavo fra due o tre anni, forse mai, ma non avrei mai detto dopo sei mesi da quando avevo cominciato con escursioni e trekking un po’ più impegnativi da quelli che avevo fatto fino a quel momento. Logico che l’allenamento e le uscite quasi giornaliere mi hanno fatto fare un salto non indifferente, ma ripeto, in quel periodo era una cima assolutamente fuori dalla mia portata. E invece ora eccomi qui a scrivere la recensione di questa fantastica uscita.

Tofana di Rozes

Tofana di Rozes

Dopo l’appagante salita al Monfalcòn di Forni, scendendo dalla val Cimoliana, sento Tony al telefono e mi dice che il giorno seguente avremmo salito la Tofana di Rozes. Come dire di no. Il giorno seguente alle 6 di mattina eravamo in macchina verso il rifugio Di Bona (2053 metri slm). Arrivati, la maestosa montagna si staglia sopra di noi e guardarla dalle sue pendici sembra ancora più imponente.

Sentiero CAI 442

Sentiero CAI 402

Prendiamo subito il sentiero CAI 402 che costeggia le pareti, prima fra radi mughi e poi fra la nuda roccia, salendo di circa 400 metri, con la Marmolada di fronte a noi sempre ben innevata. In circa un’ora giungiamo nell’anfratto roccioso dove comincia la via del Castelletto. Ci prepariamo e nel mentre trovo un proiettile della Grande Guerra, ricordo della follia umana, che ha scavato le gallerie che stiamo per visitare per far saltare, con buona parte della cima che si attraversa all’interno, proprio il Castelletto, con 35 tonnellate di esplosivo. Pazzesco.

Sotto le pareti della Tofana

Sotto le pareti della Tofana

Cominciamo la salita ed entriamo nelle gallerie. Le frontali ci aiutano nel buio totale che ci avvolge, e delle scale in ferro agevolano assieme al cavo la progressione. La mente resta alla prima Guerra Mondiale. Siamo sbalorditi dai tunnel. A metà circa si trova anche il tunnel che portava alla camera di scoppio, naturalmente murato. E’ incredibile.

Tabelle sotto il Castelletto

Tabelle sotto il Castelletto

Primo tratto attrezzato verso le gallerie

Primo tratto attrezzato verso le gallerie

Jo sulla scala

Jo sulla scala

Nelle gallerie

Nelle gallerie con lampada frontale

Galleria del Castelletto, i gradini aiutano molto

Galleria del Castelletto, i gradini aiutano molto

Quasi alla fine delle gallerie del Castelletto

Quasi alla fine delle gallerie del Castelletto

Sbucati fuori dalla roccia, ci sentiamo già contenti dell’uscita. Ma siamo solo all’inizio. Scendiamo ora in val Travenanzes, appena dopo forcella Rozes, e proseguiamo attraverso le ghiaie per facile sentiero dopo un breve tratto attrezzato in discesa. Dopo qualche minuto ecco la tabella che indica la via ferrata Lipella. Subito dei facili gradoni attrezzati, poi dei passaggi attrezzati su cengie si alternano a brevi e facili pareti. Ci allunghiamo in una meravigliosa cengia, lunga e con un traverso scivoloso, ma con un panorama verso il Lagazuoi da incorniciare.

Usciti dal Castelletto, un panorama spettacolare

Usciti dal Castelletto, un panorama spettacolare

Via ferrata Lipella

Via ferrata Lipella

Cengia resa scivolosa dall'acqua

Cengia resa scivolosa dall’acqua

Una delle pareti attrezzate

Una delle pareti attrezzate

Poi ecco un passaggio duro. All’inizio della parete un tratto strapiombante mette tutti in difficoltà. Tony e Jo aiutano una signora nella salita. Poi lo affronto io. La staffa mi aiuta parecchio. Veramente tosti questi pochi metri. Saliamo comunque tutti senza troppe difficoltà ma facendo attenzione. Una bella parete prosegue trasversalmente, l’impegno tecnico e fisico si fa maggiore e per questo tratto anche l’esposizione aumenta. Bellissimo. Poi un’altra cengia molto panoramica continua a farci girare attorno alla Tofana, regalandoci sempre magnifiche viste.

Passaggio strapiombante

Passaggio strapiombante

I Toffoli impegnati in un bel passaggio

I Toffoli impegnati in un bel passaggio

Rock&Roll sulla Lipella

Rock&Roll sulla Lipella

Panorami da cartolina

Panorami da cartolina

Lungo una cengia

Lungo una cengia

Da qui ancora paretine, pareti verticali ma mai difficili, cenge, traversi, brevi tratti di sentiero. A parte un altro passaggio per nulla banale, tutto ci risulta abbastanza semplice. Poi, dopo 4 ore dall’inizio del Castelletto, ecco il bivio. Ci spostiamo su un terrazzo panoramico proprio dirimpetto alle Tre Dita. Una sosta per recuperare le forze e per mangiare. Siamo a quota 2700 metri slm. Mancano ancora 300 metri di ferrata e sicuramente i più impegnativi della salita.

Gustando la valle

Gustando la valle

Le Tre Dita, la Tofana di Dentro e la Tofana di Mezzo

Le Tre Dita, la Tofana di Dentro e la Tofana di Mezzo

Fatta la cengia, questa volta nella direzione opposta, ritroviamo il cavo d’acciaio. Inizialmente la via è più semplice. Si inizia con una paretina dritta che pian piano perde verticalità ed esposizione, arrivando a dei gradoni dove le attrezzature sono praticamente inutili. Ci accorgiamo di essere all’interno di un magnifico anfiteatro, cosa che non si può immaginare dal lato opposto dove abbiamo lasciato l’auto. Passata l’ultima cengia, esposta e molto scivolosa, ecco gli ultimi tratti. Verticalità ed impegno salgono incredibilmente. Sicuramente la parte più dura di tutta la ferrata, mentre la stanchezza si fa sentire. Ma non demordiamo e continuiamo ad arrampicare.

Seconda parte della ferrata

Seconda parte della ferrata

Ancora in verticale

Ancora in verticale

Lungo un facile camino

Lungo un facile camino

Tony sulla via ferrata Lipella, con una spalla lussata riesce pure ad arrampicare

Tony sulla via ferrata Lipella, con una spalla lussata riesce pure ad arrampicare

Jo segue a ruota

Jo segue a ruota

Dritto verso l'alto

Dritto verso l’alto

La fatica si fa sentire

La fatica si fa sentire

Traverso scivoloso ed esposto

Traverso scivoloso ed esposto

Via ferrata Lipella

Via ferrata Lipella

Ultimo tratto attrezzato della ferrata

Ultimo tratto attrezzato della ferrata

Dopo questo pezzo, la corda sparisce. La Lipella è finita. Si vede la cima. Siamo già oltre i 3000 metri. Le facce stanche fanno apparire un sorriso. Ci inerpichiamo fra le tracce nei detriti. Ancora 200 metri. Il tempo scivola via senza che ce ne accorgiamo e di colpo ecco la croce di vetta. Magnifica sensazione. Siamo in cima alla Tofana di Rozes!

La cima della Tofana di Rozes

La cima della Tofana di Rozes

Tofana di Mezzo

Tofana di Mezzo

Una lunga pausa, si ride, ci si complimenta. Facciamo i complimenti anche a un signore che è salito da solo dietro di noi, anche lui arrampicando praticamente sempre, e poi a due climbers che sono saliti da una via della parete sud. Pazzesca la contentezza che ci pervade.

Cima Tofana di Rozes, 3224 metri slm

Cima Tofana di Rozes, 3224 metri slm

Dopo aver scritto nel libro di vetta (questa volta scrive Tony che è sempre stato attratto da questa cima) e le foto di rito, ci riprepariamo per la discesa. Mi guardo attorno. Qualcuno ha preso i miei bastoncini. Resto sbalordito. Pazienza. Scendiamo.

Contenti sulla cima

Contenti sulla cima

Dopo aver disceso una parte lungo la via normale, in lontananza vedo quattro figure, ma solo una con i bastoncini. Mi sale il dubbio che stia usando i miei. Non seguo più la traccia o i bolli di discesa ma taglio ovunque posso con le ginocchia doloranti. Impiego circa 15 minuti per raggiungere il ragazzo che avevo visto da sopra. Lo fermo. Chiedo se parla inglese visto che è straniero. Mi sale la rabbia. Gli chiedo di restituirmi i bastoncini, cerca di replicare e gli urlo di fare silenzio. Non apre più bocca. Gli consiglio di imparare la filosofia dell’andare in montagna prima di rifare una qualsiasi cima. Ora aspetto Tony e Jo.

Scendendo fuori traccia della via normale

Scendendo fuori traccia della via normale

Tony arriva da un lato, Jo taglia la discesa per farsi un ghiaione. Arrivati in prossimità del rifugio Giussani ritrovo “l’amico Lupin”. Anche Tony si sfoga un attimo. Ma il tutto non turba la nostra magnifica giornata. Aspettiamo Jo e incontriamo nuovamente il signore che era con noi in ferrata. Beviamo una cosa assieme. Da qui il gruppo si allarga. Scendiamo tutti e quattro assieme al Di Bona, fra il comodo sentiero e i facili ghiaioni, e in breve siamo all’auto.

Rifugio Giussani

Rifugio Giussani

Interno del Giussani

Interno del Giussani

Rifugio Giussani, Forcella Fontana Negra n. 1. Un augurio al postino.

Rifugio Giussani, Forcella Fontana Negra n. 1. Un augurio al postino.

Tabella a forcella Fontana Negra

Tabella a forcella Fontana Negra

In discesa sul ghiaione con uno sfondo bellissimo

In discesa sul ghiaione con uno sfondo bellissimo

Verso il rifugio Di Bona, sentiero CAI 403

Verso il rifugio Di Bona, sentiero CAI 403

Ormai è tardi. Decidiamo per una cena veloce tutti assieme al rifugio… che giornata strepitosa. Che escursione meravigliosa. Che cima magnifica! Posso concludere solo ringraziando Tony di avermi portato quassù, pazientando con me per mesi. Grazie “Mitico”!

Quasi all'auto, riguardando la Tofana di Rozes. Magica escursione.

Quasi all’auto, riguardando la Tofana di Rozes. Magica escursione.

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