Malga Cate, cima I Muri, cima Pastour, cima Messer

Sabato mattina Tonye io siamo pronti ad affrontare un giro che avevo nel mirino da parecchio tempo. Un giro lungo e impegnativo, in buona parte in cresta, su quelle creste che avevo ammirato cariche di neve ad aprile salendo verso cima Valgrande. La giornata è nuvolosa ma non sono previsti ne temporali ne piogge, così dopo una abbondante colazione ci dirigiamo al parcheggio di malga Cate (1022 metri slm), dove lasciamo l’auto. Da qui, seguendo il segnavia CAI 924, tramite strada asfaltata, strada bianca e sentiero prima, poi tramite una comodissima mulattiera, raggiungiamo in meno di un’ora casera Pian di Stele.

Da malga Cate, vista sul monte Messer

Da malga Cate, vista sul monte Messer

Fra strada asfaltata, bianca, mulattiera e sentiero

Fra strada asfaltata, strada bianca e sentiero

Sentiero CAI 924

Sentiero CAI 924

Dal pian di Stele, il ghiaione da risalire

Dal pian di Stele, il ghiaione da risalire

Dopo un’occhiata alla mappa capiamo che proprio il ghiaione che ci sovrasta è la via corretta da salire. Seicento metri di passione. I primi duecento in realtà li passiamo agilmente, le rocce sono stabili e grosse, sembra di salire dei gradoni. Poi cominciano le ghiaie che ci fanno soffrire. In alcuni tratti si fanno veramente due passi avanti e uno indietro. Fortuna che non c’è il sole battente, se no sarebbe veramente dura. Intanto qualche Stella Alpina si fa notare per la sua bellezza. Nuovamente in poco meno di un’ora ci ritroviamo in forcella Grava Piana, che se devo valutare il nome, di grava ce n’è in abbondanza ma sicuramente non è piana.

Sul ghiaione

Sul ghiaione

Stella Alpina

Stella Alpina

Ultimo tratto verso forcella Grava Piana

Ultimo tratto verso forcella Grava Piana

Si apre uno scorcio verso la val Cellina e le nuvole ci fanno intravedere per un momento il lago di Barcis verso nord est. Noi giriamo comunque verso ovest. Scendiamo per circa cento metri di dislivello mentre i bolli sono quelli blu e rossi dell’Alta Via numero 7. Ad un certo punto sulla sinistra ecco ricominciare la salita con delle attrezzature. Ci imbraghiamo per sicurezza. Per qualche metro saliamo su solide rocce con passaggi di primo grado facile facile, poi per scoscesa valle prativa. In questo caso il cavo ci aiuta per salire comodamente e senza timori, seguendolo tranquillamente ed evitando di zigzagare. Comunque non ci autoassicuriamo, non ci sono pericoli oggettivi.

Forcella Grava Piana

Forcella Grava Piana

Inizio dell'Alta Via numero 7

Inizio dell’Alta Via numero 7

Vista sulla forcella Grava Piana

Vista sulla forcella Grava Piana

Inizio delle attrezzature che portano a I Muri

Inizio delle attrezzature che portano a I Muri

Breve cengia

Breve cengia

Facili passaggi di primo grado

Facili passaggi di primo grado

Alta Via numero 7

Alta Via numero 7

Dopo due ore e mezza eccoci finalmente in cima a I Muri (2049 metri slm). Peccato le nuvole, ma il bello deve ancora venire. Ora la val Cellina non si vede, solo un po’ di panorama sulla val Salatis che abbiamo percorso all’inizio. Ci prendiamo una breve pausa per bere e mangiare qualche cosa. In realtà mangio io, Tony che è bionico beve solo un sorso d’acqua e si mangia una pesca.

I Muri

I Muri

Attento alla foto!

Attento alla foto!

Riprendiamo a camminare e scendiamo a forcella I Muri. Cominciano le creste. Spettacolo. E questo non è per il panorama, ma per il percorso che è qualche cosa di unico. Sempre in cresta, a volte affilata, a volte appena appiattita, ma sempre esposta. Facciamo attenzione a dove mettiamo i piedi, anche perché è pieno di magnifiche Stelle Alpine e cerchiamo di non calpestarle. Mai viste così tante e così belle tutte assieme.

Da I Muri, si riprende verso il Messer

Da I Muri, si riprende verso il Messer

Prima splendida cresta

Prima splendida cresta

Ancora Stelle Alpine

Ancora Stelle Alpine

Ogni tanto dalle creste si scende per alcune cenge, sempre molto esposte. Il problema però non è l’esposizione ma l’erba che copre appena il sentiero dove spesso ci sta solo un piede. Fortunatamente sul terreno e sulle piante non presente umidità e quindi difficilmente si scivola. Ma si sa, sull’erba bisogna sempre avere la massima accortezza, soprattutto qui dove il passo falso non ci può stare.

Sempre in cresta

Sempre in cresta

Si scende per un po'... e poi si sale e si ridiscende per risalire...

Si scende per un po’… e poi si sale e si ridiscende per risalire…

Attraversata forcella I Muri, passato il monte Pastour e il pilastro di Caotes, fra forcella Brut Pass e l’omonima cima, le creste cambiano. Una serie di lastroni di roccia affilati, piatti e lunghi anche alcuni metri, affiorano tutti rotti. Incredibile la spinta della faglia che ha formato questa linea di vette. Mai vista una cosa del genere. La forza della natura ci fa sentire piccoli piccoli.

Creste creste creste e ancora creste

Creste creste creste e ancora creste

Bivacco Patour

Bivacco Patour

Subito dopo cima Pastour, vertigini vietate

Subito dopo cima Pastour, vertigini vietate

Cengia stretta, erbosa ed esposta. Passo sicuro da non dimenticare a casa

Cengia stretta, erbosa ed esposta. Passo sicuro da non dimenticare a casa

Pilastro Caotes

Pilastro Caotes

Percorso sublime

Percorso sublime

Strano, alcune Stelle Alpine!

Strano, alcune Stelle Alpine!

Spinta della faglia

Spinta della faglia

Arrivati alla cima Brut Pass, ecco un po’ di sole. Riesco a scattare un paio di foto a tutte le creste appena fatte e all’ultimo tratto che manca per arrivare al monte Messer. Il percorso è magnifico, con dei passaggi stupendi, semplici ma esposti, però vederlo completamente lo si apprezza maggiormente e fa capire la sua bellezza.

Le creste appena fatte

Le creste appena fatte

Ultimo tratto e cima Messer

Ultimo tratto e cima Messer

Scesi dal Brut Pass, ultimo tratto di creste, con dei passaggi in salita e discesa sempre di primo grado e alcune cenge sempre molto esposte. Tornano le attrezzature, ma il cavo serve poco e al massimo come scorrimano, tranne su una cengia molto scivolosa. Poi ancora nuvole. Non si vede praticamente a più di 10 metri, ma l’Alta Via perfettamente segnalata da continui bolli non ci fa perdere la direzione anche se la traccia va e viene, soprattutto sull’ultimo tratto dove si passa un pendio erboso.

Se soffri di vertigini non guardare questa foto

Se soffri di vertigini non guardare questa foto

Ammirando

Ammirando

Qui il cavo aiuta a dare sicurezza

Qui il cavo aiuta a dare sicurezza

Uno dei tanti piccoli passaggi di primo grado

Uno dei tanti piccoli passaggi di primo grado

Verso cima Messer, mentre le nuvole ci immergono nel loro silenzio

Verso cima Messer, mentre le nuvole ci immergono nel loro silenzio

Di colpo ecco l’ometto con la cassetta che contiene il libro di vetta del monte Messer (2230 metri slm). Una firma, foto di rito, ma non ci fermiamo. Non si vede assolutamente nulla. Decidiamo di scendere al bivacco Toffolon per la pausa che dopo circa sei ore dalla partenza raggiungiamo. Qui devo assolutamente mangiare e bere, cominciano a mancarmi le gambe e devo assolutamente alimentarmi. Questa volta mangia anche Antonio.

Monte Messer, 2230 metri slm

Monte Messer, 2230 metri slm

Si scende verso forcella Antander

Si scende verso forcella Antander

Bivacco Toffolon

Bivacco Toffolon

Guardiamo la mappa per vedere la salita all’Antander. Non è segnato un sentiero ma solo una traccia che parte dalla forcella con lo stesso nome del monte. Guardiamo un attimo. Le nuvole lo fanno sparire davanti a noi. Senza avere idea di dove attaccarlo veramente, decidiamo che per oggi può bastare. E direi che può bastare alla grandissima!

Forcella Antander

Forcella Antander

Prendiamo ora il sentiero di discesa, il 979, prima in una zona fra prati e rocce dove intravediamo fra la “nebbia” alcune marmotte che fischiano, poi su sentiero roccioso che in breve si addentra per un ghiaione. Terminato il ghiaione ancora trasformazioni del percorso, prima su morbido prato e poi ancora ghiaia. Passiamo poco sopra casera Pian Formosa e deviamo sempre a sinistra dove un cartello indica la val Salatis. A metà del sentiero vediamo malga Cate. Tagliamo fuori traccia e finalmente ci infiliamo sulla mulattiera che in breve ci riporta all’auto.

Marmotte nascoste dalla nebbia

Marmotte nascoste dalla nebbia

Sentiero CAI 979

Sentiero CAI 979

Sentiero CAI 979

Sentiero CAI 979

Sentiero CAI 979

Sentiero CAI 979

Sentiero CAI 979

Sentiero CAI 979

Eccoci alla macchina dopo 8 ore di cammino

Eccoci alla macchina dopo 8 ore di cammino

Premio “luppoloso” alla malga per questo magnifico giro che ci ha incantati entrambi. Un percorso che così favoloso non ce lo aspettavamo e sicuramente prima o poi rifaremo! Eccezionale escursione con il “Mitico”.

Mappa della zona

Mappa della val Salatis e della zona percorsa

Interno di malga Cate

Interno di malga Cate

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