Col Cornier sotto una bufera di neve

Il brutto tempo continua a infastidire da una settimana, ma oggi più che mai devo scaricare. In montagna nevica, quindi mi preparo con ciaspole e ramponi senza una meta precisa e mi dirigo in Piancavallo. Arrivo che è ancora buio. Meglio così. Mentre mi preparo penso a un giro semplice visto che la neve fresca caduta è molta e che la fatica sarà tanta, e decido per salire alla forcella del Sauc. Mi incammino.

Piancavallo

Piancavallo

Subito salgo attraverso le piste da sci, da prima i Caprioli, poi le Casere e infine il Sauc, dove lungo il muro opto per un’ascesa a zig zag. Continua a nevicare forte, ma non mi preoccupo più di tanto. Arrivato al curvone formato dalla pista, mi tengo a sinistra e entro nella faggeta dove ha inizio la seconda parte del sentiero delle Carbonaie.

Sulla pista del Sauc

Sulla pista del Sauc

Lungo il sentiero delle Carbonaie (versante Sud)

Lungo il sentiero delle Carbonaie (versante Sud)

Seguire il sentiero è un po’ complicato. La neve che cade si attacca anche ai fusti degli alberi nascondendo i bolli. Alla fine l’orientamento è l’unico vero problema che incontro in questo tratto. Poco male: so che devo rimanere abbastanza in quota salendo poco alla volta e alcuni punti mi sono comunque familiari.  Lo spettacolo è di quelli fiabeschi, unici. Continuo senza particolari problemi, la fatica non è nemmeno troppa benché affondo decisamente parecchio.  Prima di uscire dal bosco mi riparo sotto gli alberi e mi concedo una pausa con due tazze di tè bollente.

Le mie prime tracce con le ciaspole della stagione

Le mie prime tracce con le ciaspole della stagione

In mezzo al bosco

In mezzo al bosco

Autoscatto fra la neve

Autoscatto fra la neve

In mezzo ai pini. Magnifico!

In mezzo ai pini. Magnifico!

Comincio la breve salita verso forcella Sauc. Salgo dritto per evitare una possibile slavina, non si sa mai. Intanto il vento si alza notevolmente. Decido di coprirmi anche la parte bassa del volto che fino a qui avevo scoperta. Le raffiche di vento mi scagliano addosso la neve di riporto che sembrano spilli lanciati da una cerbottana. Non era piacevole. Raggiunta la forcella mi balena l’idea di salire il Col Cornier. Devio a sinistra.

Salendo verso forcella Sauc

Salendo verso forcella Sauc

Freddo e tanto vento

Freddo e tanto vento

La salita al Cornier so che da questo lato fa qualche giro tenendo le creste dei pendii che ci girano attorno come un piccolo labirinto. In estate è un tratto escursionistico senza grosse difficoltà. Con la neve, soprattutto fresca, diventa faticoso. Senza visibilità e sotto una bufera di neve diventa un’impresa. Il pensiero è di provarci comunque, nel caso tornerò indietro seguendo le mie tracce che lascio con le ciaspe. Nulla di proibitivo quindi. La zona la conosco bene, alcuni passaggi me li ricordo e quindi riesco a trovare la via di salita anche non vedendo oltre i 10 metri. Intanto il vento è forte e la neve arriva come sparata dal basso. Da prima che ero in mezzo a una splendida nevicata mi ritrovo realmente in una bufera e comincio a coprirmi di ghiaccio. Arrivo dopo 45 minuti dalla forcella sulla cima. Scatto un paio di foto alla croce e decido di non fermarmi, non mi sembra assolutamente il caso.

Azione della bufera su un masso

Azione della bufera su un masso

La croce di vetta del Col Cornier dal paletto poco distante

La croce di vetta del Col Cornier dal paletto poco distante

Cima del Col Cornier

Cima del Col Cornier

Freddo

Freddo

Con visibilità nulla prendo una decisione sbagliata, ovvero quella di scendere sul versante nord verso la baita Arneri. Mai decisione fu più sbagliata. Dopo una decina di minuti sbaglio una deviazione. Me ne rendo conto. Torno indietro ma non capisco dove devo andare. Bussola. Ma non so esattamente dove sono. Riprovo a scendere attraverso un canale. Peggio che peggio. Mi ritrovo in una zona carsica con vari inghiottitoi e il rischio è di finire dentro a uno di questi che magari è coperto dalla neve. In ogni punto dubbioso affondo i bastoncini per verificare se c’è il vuoto. In alcuni punti la neve è alta un metro. Non posso continuare in questa conformazione di terreno continuando ad andare a destra e sinistra sperando di trovare un passaggio decente. Ho già perso più di mezz’ora. Mi giro e comincio a seguire la traccia che ho lasciato per scendere da dove sono arrivato. Torno sulla cima del Cornier ma già prima di arrivarci le ultime tracce s’erano cancellate. Brutto guaio. La bufera è sempre più forte, indosso anche il k-way, ultimo guscio che mi rimane, mentre le mani mi fanno male. I guanti bagnati dal sudore e dalla neve che ho toccato per uscire da un paio di buche ora si stanno congelando e con loro le mie dita. Dalla cima scendo il versante che avevo precedentemente salito. Tracce sparite. Mi viene un pensiero che mi fa sorridere: titolo del giornale di domani “Colllllione salvato sulla montagna dei ragazzi”. Che figura. Ravano a destra e a sinistra cercando il punto giusto di discesa. Dopo un quarto d’ora finalmente lo trovo. Rifaccio le creste quasi a memoria e, appena arrivo in un punto dove il vento cala, riappaiono le tracce. Sospiro di sollievo e in pochi minuti mi ritrovo nuovamente in forcella Sauc.

Nella bufera

Nella bufera

Via sbagliata nel tentativo di raggiungere la baita Arneri

Via sbagliata nel tentativo di raggiungere la baita Arneri

Dalla forcella prendo il canalone che porta verso le piste da sci. Da prima in fuori traccia e poi trovando nuovamente il sentiero delle Carbonaie che passa sul versante Nord. Da qui la discesa è semplice e veloce, facendo l’ultimo tratto sulla pista da sci Nazionale.

Fuori traccia scendendo dalla forcella Sauc

Fuori traccia scendendo dalla forcella Sauc

Lungo il sentiero delle Carbonaie (versante Nord) prima delle piste da sci

Lungo il sentiero delle Carbonaie (versante Nord) prima delle piste da sci

Che dire di questa escursione… Grande uscita. E’ in questi casi che si può capire quanto siamo piccoli rispetto alla natura e che anche le cose più semplici possono diventare molto difficili. Di una cosa sono contento, che un anno fa non ne sarei sicuramente uscito da quella situazione (e forse non mi sarei mai messo), mentre adesso sono consapevole delle mie possibilità. Comunque andare in montagna quando nevica resta sempre eccezionale.

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10 risposte a “Col Cornier sotto una bufera di neve

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    • Spero almeno per te/voi che la visibilità fosse un pochino migliore (non riesco a vedere le foto in FB). Per fortuna m’ero portato dietro gli occhialoni se no sarebbe stato un delirio…

  2. Domenica scorsa salendo sullo zuc torondo provenendo dall’antro delle mate ho incontrato un buco profondo nel terreno, li ho pensato al fatto che coperto di neve sarebbe una trappola mortale se uno ci dovesse passare sopra e risultasse totalmente coperto ma con poca neve. Probabilmente lo conosci essendo pratico della zona, è contrassegnato dal catasto delle grotte e in parte coperto da un pino mugo. Lì però la zona è liscia quindi sarebbe una sorpresa inaspettata, un bel cartello di pericolo sarebbe vitale direi.

    • Di grotte carsiche lì attorno è pieno. In realtà con la neve sarebbe bene non avventurarsi in quelle zone a meno di non conoscerle bene o di seguire una traccia esistente. Questo è il consiglio che mi sento di dare. Se poi si va dopo delle abbondanti nevicate come quelle di quest’anno, mi sa che il cartello rimarrebbe comunque sotto la neve, anche se l’idea non sarebbe da scartare… Comunque quello del carsismo è un pericolo assolutamente da tenere in considerazione nella zona del Cavallo e del Cansiglio!

      • Con oltre due metri di neve il pericolo lo ritengo molto minore, con pochi centimetri cambierebbe tutto, non sono di certo tutti salti mortali ma qualche bella frattura la possono dare, ora che conosco più approfonditamente la zona me ne rendo conto e credo proprio che mi limiterò a percorrere sentieri ben visibili anche con la neve, anche seguire una pista già segnata non è detto sia di aiuto se chi l’ha tracciata non sapeva dove andava.

      • Dipende. Possono esserci due metri di neve ma se questa non tiene ci puoi finire dentro comunque. Comunque hai detto bene, se non si conosce la zona è bene non avventurarsi. Inoltre sta alle persone capire il pericolo, sapere dove andare, dove mettere i piedi, non andare a mettersi nei casini; e per questo ci vuole solo che esperienza o andare con qualcuno di più esperto che ci può guidare.

      • Dal monte sauc ti sei diretto a forcella sauc ho capito bene? Di sicuro era una pendenza impegnativa e poco prima di arrivare alla forcella anche lì c’è una zona piena di buche.

      • Non dalla cima, ma girandoci attorno (poco sotto) sul sentiero delle carbonaie. Lì non hai alcun problema, nemmeno con la neve. Calcola che nel canalone che scende verso casera Campo con la neve c’è una breve ma bella e semplice discesa scialpinistica.

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