Monte Jouf di Maniago

Sabato 21 dicembre, giornata uggiosa ma tanta voglia di camminare sia per Stefano che per me. Non sapevamo ancora dove andare di preciso e alla fine abbiamo optato per un altro antico sentiero delle nostre Prealpi: la salita al monte Jouf. Partiamo dal piccolo spiazzo lungo la strada provinciale 251, la Pedemontana, da dove ha inizio il sentiero CAI 967. Questa via storica ripercorre il tragitto fatto dai Maniaghesi che da qui trascinavano le loro slitte per portare a valle la legna che tagliavano nei boschi soprastanti. Infatti oltre al lastricato, si possono ancora notare dei massi che hanno subito l’azione degli scalpelli e la formazione di solchi fatti dalle slitte cariche e pesanti. Altra cosa, da qui si può ammirare il bacino artificiale e la diga di Ravedis di recente costruzione. Il sentiero è semplice e piacevole, mai ripido, con una flora molto varia. Una nota per chi volesse farlo: appena si comincia la sua salita, dopo poche decine di metri, non seguite la traccia più marcata che forma un tornantino, ma proseguite dritti seguendo i classici bolli bianco/rossi del Club Alpino Italiano e al bivio successuvo, come segnato dai cartelli, tenetevi a destra per forcella Crous.

Sentiero CAI 967

Sentiero CAI 967

Diga e bacino di Ravedis

Diga e bacino di Ravedis

Bivio verso forcella Crous

Bivio verso forcella Crous

I scialins del Zep, rimessi a posto nel 2003

I scialins del Zep, rimessi a posto nel 2003

Antiche tracce del passaggio delle slitte

Antiche tracce del passaggio delle slitte

Il Raut e il monte Castello

Il Raut e il monte Castello

In pratica fino a forcella Crous ho già descritto tutto il percorso, a parte che lungo il cammino si trova la piccola chiesetta dedicata a Sant’Antonio. Noi arrivati poco prima della forcella, e dopo una pausa, abbiamo deviato a destra seguendo una lingua di ghiaino (sempre bollata) e raggiungendo il sentiero CAI 983 che devia per una seconda volta verso destra. Questo forse il tratto più ripido.

Chiesetta dedicata a Sant'Antonio

Chiesetta dedicata a Sant’Antonio

Interno della chiesetta

Interno della chiesetta

Questa parte segue la dorsale del monte Jouf. Ad un certo punto dalla dorsale si dovrebbe tagliare sotto le pareti a sud del monte per raggiungere la cima, ma noi che siamo dei chiaccheroni abbiamo continuato dritti, dove comunque esiste un comodo sentiero che continua a salire nel bosco. Meglio così, in questo modo siamo riusciti a gustarci sia un bel panorama verso la pianura che verso il monte Fara, il Raut, il Resettum e il gruppo dei Muri. Arrivati sull’anticima del Jouf (stranamente più alta della cima) siamo poi ridiscesi su una sella e, passati di fianco alle molte e forse troppe antenne, eccoci alla croce di vetta a quota 1203 metri slm.

Salendo lungo la dorsale del Jouf

Salendo lungo la dorsale del Jouf

Monte Fara e sullo sfondo la zona dei Muri

Monte Fara e sullo sfondo la zona dei Muri

La sella e la cima del Jouf

La sella e la cima del Jouf

Le troppe antenne sulla cima

Le troppe antenne sulla cima

Croce di vetta a quota 1203 metri slm

Croce di vetta a quota 1203 metri slm

Riposo sul Jouf

Riposo sul Jouf

Dopo una lunga pausa e la fortuna di un po’ di sole che si fa spazio fra le nuvole, cominciamo a scendere. Arrivati alla sella questa volta entriamo nella parte di sentiero che prima avevamo saltato. Anche qui un bel percorso fra il bosco, con qualche sali scendi e alcune paretine che attirano la nostra attenzione per la prossima estate. Arrivati nuovamente alla dorsale ripercorriamo al contrario la via di salita fino a poco prima della forcella Crous.

Sentiero CAI 983

Sentiero CAI 983

Scendendo verso forcella Crous

Scendendo verso forcella Crous

Qui nuovamente un errore sempre per il troppo parlare… che poi, parlare, sparare caXXate! Ma va benissimo così, almeno ci divertiamo il doppio!!! Comunque, invece di prendere il sentiero 967, prendiamo il sentiero più alto, che pur non essendo segnato sulle mappe Tabacco come sentiero CAI, è però bollato con i classici segnavia. Poco male. Rimaniamo ben più in alto dell’altro sentiero, fino a toccare la mulattiera che sale da Maniago. Arrivati a essa, curva a gomito sempre su traccia molto ben battuta e poi su carrareccia, e perdendo sempre lievemente quota e passando a fianco di un depuratore, sbuchiamo a poche decine di metri dalla macchina.

Sentiero "alto" sopra al 967

Sentiero “alto” sopra al 967

Torrente Cellina

Torrente Cellina

Depuratore

Depuratore

Depuratore

Depuratore

Grande uscita che non ci aspettavamo lungo dei sentieri facili ma piacevoli.

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Una risposta a “Monte Jouf di Maniago

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