Da Dardago allo Zuc di Valliselle

Giornata un po’ così… un mezzo sole in pianura, qualche nuvola in montagna. Non mi scoraggio. Fabrizio mi aveva parlato di una cimetta sopra casera Val de Friz dove da ragazzo saliva dicendo a sua madre che andava a vedere le Dolomiti. Questa cosa mi incuriosisce parecchio, quindi bello bandalzoso e soprattutto con la speranza che quelle nuvole lì sopra spariscano, prendo la macchina e mi porto fino al ristorante Belvedere (poco meno di 400 metri slm) che si trova un paio di chilometri dopo l’abitato di Dardago. Appena scendo dall’auto mi saluta Maso, il cane del locale che un paio di volte si era unito per l’escursione. Messo lo zaino in spalla faccio subito il primo tornante di quella che viene chiamata la Venezia delle Nevi e poi imbocco a destra il sentiero CAI 984-984a che sale per una vecchia mulattiera. Mi tengo alto sul sentiero, per sbucare su quella che era una piccola cava e dove attraverso la strada prima citata. Da qui inizia il sentiero 984a.

Maso che mi accompagna lungo la prima parte dell'escursione

Maso che mi accompagna lungo la prima parte dell’escursione

La piccola cava lungo la Venezia delle Nevi

La piccola cava lungo la Venezia delle Nevi

Era un po’ che non facevo questo sentiero. Sale bello ripido senza mai mollare, ma mi piace. Man mano che salgo la vegetazione si fa più rada. Incrocio i due massi scavati che facevano da abbeveratoio vicino a una vecchia e piccola struttura che ormai non esiste più e continuo. Dalla dorsale pian piano mi immetto nella val Grande. La solita slavina da passare che risulta completamente consolidata, una brevissima cengia e poi l’ultimo prato erboso da attraversare di traverso. Ed eccomi finalmente dentro la valle.

Sentiero CAI 984a

Sentiero CAI 984a

Abbeveratoi ricavati nella roccia

Abbeveratoi ricavati nella roccia

Vista verso valle

Vista verso valle

Lungo il sentiero CAI 984a

Lungo il sentiero CAI 984a

La slavina da attraversare

La slavina da attraversare

Breve cengia

Breve cengia

Nel frattempo comincio a trovare la neve, e più salgo e più lei sale. Arrivato al cartello che indica 30 minuti a casera Val de Friz, decido di mettere le ciaspole. Sprofondo troppo. Da qui la via è ottimamente bollata e in parte me la ricordo. Salire è facile anche senza tracce e fra le nuvole che ora mi avvolgono. Anzi, forse così mi piace ancora di più.

Gruppo di camosci

Gruppo di camosci

Dentro la val Grande

Dentro la val Grande

La neve è sempre maggiore

La neve è sempre maggiore

Oltre il ginocchio, è ora di indossare le ciaspole

Oltre il ginocchio, è ora di indossare le ciaspole

Arrivato alla casera, le nuvole sembrano darmi tregua. Un autoscatto veloce, un po’ di cioccolata con del tè caldo e mi rimetto in marcia. Salgo il canale che porta all’incrocio del sentiero CAI 991 come mi aveva detto Fabrizio e ripenso alle sue parole. Appena trovo la possibilità di salire il pendio che ho a sinistra devio di netto.

Verso casera Val de Friz

Verso casera Val de Friz

Fra le nuvole qualche raggio di sole

Fra le nuvole qualche raggio di sole

Casera Val de Friz

Casera Val de Friz

Dentro la valletta sopra la casera

Dentro la valletta sopra la casera

Mi butto in mezzo agli alberi e cerco la via più comoda senza fare troppi saliscendi. Man mano che salgo comincio a guardare il panorama verso il bosco del Cansiglio. Bellissimo. Poi di colpo ecco la cima dello Zuc di Valliselle, completamente ricoperta di neve candida non ancora calpestata. Sembra panna montata.

Verso lo Zuc di Valliselle

Verso lo Zuc di Valliselle

Vista verso il bosco del Cansiglio

Vista verso il bosco del Cansiglio

Verso la cima

Verso la cima

Arrivato sulla cima, quota 1632 metri slm, le Dolomiti non si vedono. Le nuvole distanti non lo permettono. Ma in compenso il panorama sul gruppo del Cavallo e verso il Cansiglio fa mozzare il fiato. Eccezionale! Mi fermo qui per una pausa ristoratrice per il corpo e lo spirito.

La vista dalla vetta verso il Cansiglio

La vista dalla vetta verso il Cansiglio

Panorama dell'Alpago

Panorama dell’Alpago

Il gruppo del Cavallo

Il gruppo del Cavallo

Riprendo l’escursione scendendo da dove sono arrivato. Passo la casera e arrivo nuovamente al cartello sotto di essa. Seguo le mie tracce di salita che avevo lasciato senza ciaspe fin dove avrebbe inizio il ghiaione che è ancora coperto di neve sulla parte alta. Poco male, era il punto dove le rocce sono grosse e non si riesce a scendere velocemente, quindi la coltre è solo d’aiuto. Poi, appena sparisce la neve, la ghiaie si fanno più fine e scendo veramente veloce fino a giungere nuovamente alla Venezia delle Nevi. Da qui all’auto il percorso è breve, anche perché taglio dritto il percorso fatto in precedenza lungo vecchi ma ancora battuti sentieri.

Ripercorro le mie tracce

Ripercorro le mie tracce

Casera Val de Friz

Casera Val de Friz

Scendendo la Val Grande

Scendendo la Val Grande

Camosci lungo il ghiaione

Camosci lungo il ghiaione

Vicino alla macchina, ecco la Venezia delle Nevi

Vicino alla macchina, ecco la Venezia delle Nevi

Eccezionale uscita che sicuramente rifarò per andare a vedere, come dice Fabrizio “il mountainrider“, le Dolomiti da sopra casa.

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Una risposta a “Da Dardago allo Zuc di Valliselle

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