Via De Infanti – Avostanis

La mia prima volta ad Avostanis ed è subito una gran giornata. Non solo meteorologica ma anche per il posto e per la via che stiamo andando a fare. Partiamo presto la mattina Federica e il sottoscritto, perché il pomeriggio devo andare a lavoro. Raggiungiamo malga Pramosio in auto e da qui prendiamo tutta l’attrezzatura e cominciamo a salire lungo il sentiero CAI 402.

Malga Pramosio

Malga Pramosio

Marmotta

Marmotta

L’avvicinamento alla parate dura circa un’ora e un quarto, salendo per una carrareccia facile e aperta, mentre il freddo e il vento ci ricordano che l’estate che mai c’è stata è già terminata. Alcune pozzanghere sono addirittura ghiacciate! Nel tragitto intravediamo anche la parete che ci aspetta, che poi si nasconde dietro dei pendii erbosi che separano il laghetto dove siamo diretti dal passo Pramosio.

Verso la parete

Verso la parete

Sentiero CAI 402

Sentiero CAI 402

Lungo la carrareccia

Lungo la carrareccia

Arrivati nella conca dove sorge il magnifico lago resto quasi incantato. L’acqua, il cielo azzurro terso, il verde dei ripidi pendii che cadono verso l’acqua e l’imponente bianca parete che sale quasi verticale. Sembra che qui gli elementi si rincorrano creando un cerchio perfetto. Posto sublime per chi arrampica ma anche per chi è alla ricerca di tranquillità e pace.

Laghetto di Avostanis

Laghetto di Avostanis

Abitanti locali

Abitanti locali

Siamo soli. Cerchiamo con calma l’attacco della via di De Infanti. La Fede trova i fittoni fra la marea di spit che salgono verticali in fila indiana lungo la placca che ci sovrasta. Tocco la roccia: è di una ruvidità unica. Un grip eccezionale. Spariscono subito tutti i dubbi che m’erano saliti per questo luogo, conosciuti si per l’ottima roccia, ma anche per una bellissima arrampicata su placca che invece a me va indigesta. Ci prepariamo con calma, lascio un po’ di attrezzatura per preparare una sosta alla mia compagna di cordata e lei parte per il primo tiro.

Ancora il laghetto visto prima di arrampicare

Ancora il laghetto visto prima di arrampicare

Dovrebbe essere un 3c/4a dalle relazioni. Solo che quella che abbiamo parla di “ottime prese”. Ottime a come siamo abituati noi proprio non direi, bisogna lavorare bene con i piedi e cercare il giusto equilibrio dopo i primi facili gradoni. Arrivata in sosta la raggiungo e quasi non mi fermo. Parto subito per il secondo tiro.

Attacco della via De Infanti

Attacco della via De Infanti

Tiro di 4b, forse un po’ strettino. Strettino quanto il camino fessura che devo salire. Dopo un unico tentativo, decido di togliere lo zaino, impossibile passare con esso per me. Me lo lego all’imbrago e riparto. Cordino troppo corto. Allungo di altri due metri e via di nuovo. Esco dalla parte più stretta del camino che diventa effettivamente una fessura, lo zaino ora è a penzoloni e mi sbilancia. Impreco perché dovrei uscire da quella situazione di verticalità esposta ma che cadendo mi farebbe ripiombare dentro la cavità. Non mi sento affatto sicuro benché l’ultimo rinvio sia due metri sotto di me, ma ben sappiamo cosa significa cadere all’interno di due pareti dure… fortunatamente mi sono portato, giusto perché non so ne leggere ne scrivere, un paio di dadi e un paio di friend anche se la via è tutta ottimamente attrezzata. Posiziono una protezione veloce proprio all’uscita della fenditura e, liberata la mente dai dubbi, passo il punto a me critico. Rinvio poco sopra e sosto momentaneamente con un barcaiolo per tirare su lo zaino. Da lì alla sosta le difficoltà diminuiscono e comincio a recuperare la corda.

Alla seconda sosta guardando il diedro/camino

Alla seconda sosta guardando il diedro/camino

La Fede impegnata sul secondo tiro

La Fede impegnata sul secondo tiro

Il terzo tiro è magnifico. Dopo un facile traverso, in bel diedro non esposto ci fa divertire entrambi con una bella salita in spaccata. Nel mezzo qualche sasso si muove, ma non mancano appigli e appoggi. Unica cosa, tutta la via ha i fittoni che si distanziano al massimo di 5 metri, qui dentro invece c’è l’ultimo all’interno fra le pareti che si trova a 8 metri da quello precedente e la cosa mi fa strano. Stavo per proteggermi da me quando trovo l’anello in acciaio prima di uscire su una roccia alla mia sinistra. Il problema non era in questo caso la difficoltà, ma il pensiero d’aver sbagliato la via. Non era così.

Terzo tiro, la fede parte lungo il traverso

Terzo tiro, la fede parte lungo il traverso

La roccia di Avostanis

La roccia di Avostanis

Siamo alla terza sosta. Mancano due tiri. Guardo il proseguo della De Infanti. Decido di saltare una sosta e unire le due lunghezze. Un traverso verso destra di una quindicina di metri con un solo tratto su placca dove fare attenzione, e poi da dove mi dovevo fermare, su quasi verticale alla sinistra di un grosso spigolo, per una conformazione uguale ma più piccola. Anche qui l’arrampicata ci risulta facile e divertente.

Ultima parte dell'ultimo tiro

Ultima parte dell’ultimo tiro

Sosta

Sosta

Siamo fuori! Ci complimentiamo a vicenda. Abbiamo messo in tasca un’altra bella salita. Ma il tempo stringe. Scendiamo a sinistra per una cengia erbosa, forse una volta percorso di guerra, raggiungendo delle postazioni della Prima Grande Guerra. Qualche foto e poi via veloci all’auto.

Finita! Ma cosa stavo guardando??? Mah...

Finita! Ma cosa stavo guardando??? Mah…

Verso la sella con le postazioni di guerra

Verso la sella con le postazioni di guerra

Vista verso il Coglians da una postazione della Grande Guerra

Vista verso il Coglians da una postazione della Grande Guerra

Sella Avostanis

Sella Avostanis

Una bellissima salita in un posto incantevole. Come dice Fabrizio, il posto assomiglia al paradiso. Come dargli torto?

Si ritorna verso l'auto

Si ritorna verso l’auto

Detto tutto questo, vorrei provare a rifare la relazione tecnica di salita, sia le difficoltà che la lunghezza dei tiri non ci sono sembrate propriamente perfette. Direi soprattutto queste ultime (sui gradi non ci si discosta di molto), come ad esempio nel secondo tiro dove si parla di 20/25 metri in base alle relazioni che si trovano. Se ci si attiene, qualcuno potrebbe essere ingannato da un moschettone a vite lasciato dentro a un fittone e scambiarlo per la sosta, quando invece mancano ancora una dozzina di metri di corda alla fine del tiro. Inoltre abbiamo optato per un’altra discesa, più veloce e semplice di quelle lette. Ci provo, ma tenete sempre presente le due relazioni, fatte sicuramente da gente più esperta, che potete trovare su QuartoGrado e su ArrampicataInfo!

RELAZIONE

Ripetitori: Andrea Favret e Federica Mazzega Fabbro

Data: 23 settembre 2014

Zona: Alpi Carniche, cima Avostanis (2193 metri slm)

Parete: Sud

Sviluppo: 120 metri

Dislivello: 100 metri

L’attacco si trova a sinistra della parete, quasi al suo termine. Fate attenzione perché è l’unico con fittoni invece che spit.

Primo tiro. Si inizia per facili gradoni (II) per poi passare su placca solcata dai famosi rigoli formati dagli agenti atmosferici su ottima roccia con grip eccezionale (IV-). La via sale leggermente verso sinistra perdendo leggermente in difficoltà (III+) fino alla sosta sotto il camino. 15 metri

Secondo tiro. Si sale direttamente il camino al suo interno (meglio se il primo di cordata si toglie lo zaino) per poi uscirne visto che si stringe a formare una fessura (IV+). Da qui si sale più facilmente sempre con un andamento leggermente obliquo nella prima parte verso sinistra, per poi riprendere la verticalità fino a una sosta su comoda cengia (IV-). 35 metri

Terzo tiro. Attraversare verso sinistra lungo la cengia e appena possibile salire verso l’attacco del diedro/camino (II+). Arrampicare completamente al suo interno fino all’uscita su un masso alla sua sinistra (IV). Da qui per facili gradoni alla sosta posta leggermente a sinistra (II). 30 metri

Quarto tiro. Progredire verso destra oltre il pino fino a quella che dovrebbe essere la quarta sosta. Attenzione al breve passaggio su placca esposta (II+). Non fermarsi ma salire per pochi metri in verticale per poi tenersi sullo spigolo meno evidente a sinistra di quello più marcato. Arrampicare cercando di non andare troppo a sinistra nell’ultimo tratto fino alla sosta su larga cengia (IV- poi III+). 40 metri

Per la discesa scendere grazie la cengia erbosa dov’è posta l’ultima sosta fino alla sella (postazioni Grande Guerra) a poche decine di metri dalla via. Attraversarla  con comodo sentiero per giungere su Sella Avostanis dove ci si reimmette al tratturo che porta alla Creta di Timau. Da qui al laghetto in 5 minuti.

Via De Infanti - Avostanis

Via De Infanti – Avostanis

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2 risposte a “Via De Infanti – Avostanis

  1. Pingback: Lista trekking, escursioni e passeggiate | RITORNO ALLE ORIGINI·

  2. Ripetere la De Infanti in Avostanis è sempre un gran piacere, anche se semplice, per la roccia, il posto, il contesto perfetto merita un pellegrinaggio annuale! ciao

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