Tamer Grande (via normale)

Ritorno sul gruppo Tamer – San Sebastiano, questa volta per salire l’altra cima, non ancora fatta, dopo il meraviglioso giro ad anello del Viaz dei Cengioni con arrivo sul San Sebastiano. Oggi con me ci sono Tony e Michele. Dopo un caffè a passo Duran, scendiamo un pochino lungo la strada che porta verso Agordo e al primo curvone, dove si trovano anche delle tabelle CAI, parcheggiamo per l’inizio della nostra escursione.

Punto di partenza dell'escursione

Punto di partenza dell’escursione

Inizio del sentiero dei Portin

Inizio del sentiero dei Portin

Saliamo quindi per il sentiero dei Portin, bollato dal CAI con i classici segni bianco/rossi, che velocemente ci fa prendere quota con alcuni facili passaggi di primo grado e per la notevole pendenza. Il cielo è carico di nubi e poco si vede. Peccato perché qui i panorami sono spettacolari.

Passaggi di I grado lungo il sentiero dei Portin

Passaggi di I grado lungo il sentiero dei Portin

Sentiero dei Portin

Sentiero dei Portin

Fra le nuvole nel Van de Caleda

Fra le nuvole nel Van de Caleda

Raggiungiamo così il bivio che ci immette nel sentiero CAI 524. Proseguiamo l’ascesa nel Van de Caleda mentre incrociamo un paio di cacciatori e, in questo caso fortunatamente, nessun animale. Lasciato il bivio a sinistra che porterebbe alla cima del San Sebastiano, ci inerpichiamo per le ripide ghiaie che salgono a forcella La Porta e qui facciamo una pausa mentre una schiarita ci fa intravedere cima de La Gardesana. Nel frattempo ci raggiungono due persone che scendono proprio dal Tamer e ci fanno presente che c’è un gruppetto di quattro persone sulla cima che sta per scendere e di fare quindi attenzione alle scariche di sassi.

Cacciatore

Cacciatore

Verso forcella La Porta

Verso forcella La Porta

Forcella La Porta

Forcella La Porta

Cima La Gardesana

Cima La Gardesana

Messo il casco siamo pronti a proseguire. Seguiamo la facile cengia rivolta a Ovest che rimane pressoché in quota. Raggiunto il canale di salita ecco sbucare, mentre qualche pietra vola nel vuoto, i quattro ragazzi. Ci salutiamo e cominciamo a salire per tracce e seguendo i bolli (dalla forcella sono i soliti segni rossi che si trovano lungo molte vie normali) le ghiaie fra questo ampio canalone.

Cengia della via normale al Tamer Grande

Cengia della via normale al Tamer Grande

Tony e Michele lungo la cengia

Tony e Michele lungo la cengia

Fra ghiaie e sfasciumi

Fra ghiaie e sfasciumi

Il canalone di salita

Il canalone di salita

Raggiunta una parete fessurata, ecco il passaggio chiave della salita. Una paretina di circa 6 metri di II grado. La risaliamo senza grossi problemi visto che la roccia è buona e continuiamo. Altro canalino pieno di ghiaie e detriti e altro passaggino di un paio di metri appena più facile del precedente. Manca poco. Ancora qualche movimento elementare e ci siamo.

Passaggio chiave di II grado

Passaggio chiave di II grado

Michele impegnato nella breve arrampicata

Michele impegnato nella breve arrampicata

Il secondo passaggino

Il secondo passaggino

Castello di Moschesin

Castello di Moschesin

Ometto sulla vetta

Ometto sulla vetta

Sulla cima il sole va e viene, ma ben poco vediamo. Giusto uno squarcio verso il San Sebastiano per pochi minuti. Peccato. Una bellissima salita ma senza panorami. Pazienza. Ci godiamo per un po’ la vetta. Siamo a quota 2547 metri slm.

San Sebastiano

San Sebastiano

Cima del Tamer Grande, 2547 metri slm

Cima del Tamer Grande, 2547 metri slm

Riprendiamo l’uscita e rifacciamo a ritroso il tutto. Un minimo di attenzione sul passaggio più difficile della giornata e poi giù veloci fino alla forcella. Poi ancora in discesa per dove eravamo saliti, ma tagliando qua e là visto che le ghiaie ci consentono di saltellare facilmente fra di esse senza faticare troppo.

Disarrampicata sul passaggio chiave

Disarrampicata sul passaggio chiave

Il canalone

Il canalone

Tagliando fuori traccia aiutati dalle ghiaie che scendono da forcella La Porta

Tagliando fuori traccia aiutati dalle ghiaie che scendono da forcella La Porta

Quasi alla macchina ancora un po’ di sole per ammirare il Sasso di Caleda e per scaldare un po’ l’aria. Infine tappa al rifugio San Sebastiano per l’immancabile ed eccezionale strudel accompagnato da una buona birra.

Sasso di Caleda

Sasso di Caleda

Quasi alla macchina

Quasi alla macchina

Bella escursione su un gruppo che m’è sempre piaciuto. Peccato le nuvole, ma questa via normale lascia comunque un bel ricordo da portare con se.

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