Cima Manera con la neve

Ci sono giornate strane, dove non sai bene cosa fare; parti con l’intenzione di farti una bella camminata ma nello zaino hai imbrago, corda, ramponi e quant’altro, ma sei solo e un po’ svogliato. Giornate dove dopo un’ora che stai camminando ti maledici per avere tutto quel peso sulle spalle mentre pensi a una meta tranquilla, magari ad andare sul Tremol e tornare per le piste da sci che sono appena imbiancate dalla prima neve e poi… ti ritrovi in cima alla Manera!

Ma torno un attimo indietro. La mattina del 25 novembre alle 7 sono in Piancavallo, nello zaino, come detto, di tutto un po’ visto che la meta non è ancora stata scelta. In realtà l’idea è di salire fino al Tremol e poi chissà. Lascio la macchina presso l’albergo 1301 Inn e vado a prendere il sentiero CAI 924 presso casera Capovilla. Come al solito risalgo per il bosco e poi per i pendii fino in val Sughet. Oggi le gambe vanno al contrario di qualche giorno fa. Lo zero termico è molto in quota, la neve è molla, sprofondo a ogni passo quei 20 centimetri, ma vado.

Casera Capovilla

Casera Capovilla

Il mare risplende distante

Il mare risplende distante

Arrivato all’imbocco della Val Sughet mi guardo attorno. Una traccia sale l’anfiteatro. Cambio meta e invece di deviare per il sentiero Gerometta, salgo fra le cime del gruppo del Cavallo. Seguo i passi lasciati nella neve da chi era salito prima di me qualche giorno fa. Dopo un po’ mi accorgo che sono troppo basso. Lascio perdere la via tracciata e risalgo verso il versante Ovest del Cimon dei Furlani. Qui la zona la conosco e mi sento a casa, so bene dove andare. Ritrovo la giusta direzione e continuo la salita.

Val Sughet

Val Sughet

Neve molle, si sprofonda

Neve molle, si sprofonda

Monte Tremol e Colombera

Monte Tremol e Colombera

In val Sughet, vista verso valle

In val Sughet, vista verso valle

La neve è aumentata un po’, saranno una decina di centimetri in più di prima, ma mi sento bene. Mi fisso la meta nella forcella Palantina (o forcella del Cavallo). Batto traccia come un treno e continuo tranquillo, senza mai fermarmi. Ho quella sensazione di benessere che da tanto non provavo così intensamente.

Direzione forcella Palantina

Direzione forcella Palantina

Monte Palantina e l'omonima forcella

Monte Palantina e l’omonima forcella

Arrivato in forcella tolgo lo zaino e trovo una roccia pulita dalla neve, mentre il sole scalda. Mi siedo e mangio. In lontananza vedo una persona che ripercorre la mia traccia, progredendo di buon passo. Mi gusto la scena pensando a che sfortuna non trovare neve fresca per lui.

Forcella Palantina (o del Cavallo)

Forcella Palantina (o del Cavallo)

Qualcuno mi segue...

Qualcuno mi segue…

Dopo una ventina di minuti la persona mi raggiunge e quello che pensavo essere un lui è invece una ragazza con due spalle da lottatrice e più alta di me di una spanna. Scambiamo due parole e il suo accento mi incuriosisce. E’ russa, nazionale di canottaggio, oggi qui perché libera da impegni sportivi e con la voglia di salire fino in Manera. Bene, se prima pensavo d’aver concluso la salita e con la domanda se nel caso proseguire fino in cima al Palantina, mi tolgo ogni dubbio e mi pongo un’altra meta. Vedo salire veloce l’atleta e la lascio andare. Non mi metto fretta.

Vista verso le Dolomiti dalla forcella

Vista verso le Dolomiti dalla forcella

Riprendo la salita fra neve e rocce. I ramponi non servono, il manto nevoso è veramente “mollo”. Poco prima della prima selletta ritrovo la ragazza che mi dice “troppo pericoloso per me, scendo”. Se non se la sente fa bene, so bene cosa significa questa rinuncia e so che non ha molto peso quando presa con coscienza. Io invece continuo.

Il Tremol visto durante la prima parte di salita al Cimon del Cavallo

Il Tremol visto durante la prima parte di salita al Cimon del Cavallo

Attacco la prima selletta molto prudentemente visto che i pochi metri da fare sono decisamente esposti e non lasciano spazio all’errore. Batto traccia con calma, la neve scivola giù. Passo. Veloce sulla crestina innevata seguendo le traccie di chi è già passato. Con un po’ d’invidia penso che il salitore sia venuto sabato o domenica quando era tutto più stabile perché più freddo. Beato lui!

Prima selletta appena passata

Prima selletta appena passata

Lungo la cresta Ovest

Lungo la cresta Ovest

Alla seconda selletta segni di picozza. Scendo con calma. La neve si attacca agli scarponi e quella che pesto scivola lungo il ripido pendio Nord. Mi balena l’idea di tornare indietro anche a me. Poi però decido di passare, ma con sicurezza. Mi imbrago, metto casco e ramponi. Pianto un paio di chiodi e tiro fuori la corda. Mi assicuro e comincio a camminare lungo il stretto passaggio. Lo attraverso. Tutto ok. Dopo una decina di metri tolgo nuovamente i ramponi, un paio di passaggi di misto sul secondo grado fuori dalla solita via e raggiungo il cavo d’acciaio che porta alla cima, lasciando lì la corda.

Le seconda selletta

Le seconda selletta

Mi inerpico per la ferratina, trovando anche neve, ma il cavo mi da una sicurezza enorme. Veloce sono fuori dal piccolo canale e mi lascio dietro le attrezzature mentre veloce seguo la dorsale fino alla vetta. I crampi si fanno sentire, poco allenamento e neve pestata in precedenza hanno fatto il loro effetto, ma sono in cima!

Salendo lungo la breve ferrata

Salendo lungo la breve ferrata

Dorsale che porta in vetta

Dorsale che porta in vetta

Cima Manera o Cimon del Cavallo, 2251 metri slm

Cima Manera o Cimon del Cavallo, 2251 metri slm

Mi gusto la vetta, 2251 metri slm, per qualche minuto. Non mi posso fermare, i muscoli tendono a fare brutti scherzi. Faccio appena qualche foto e bevo un sorso d’acqua. Devo rimanere in movimento, assolutamente!

Soddisfazione

Soddisfazione

Duranno e Preti

Duranno e Preti

Col Nudo e Pelmo

Col Nudo e Pelmo

La Madonnina sulla cima

La Madonnina sulla cima

Rifugio Semenza e monte Cornor

Rifugio Semenza e monte Cornor

Riprendo subito a muovermi in discesa. Rifaccio la ferratina e mi assicuro nuovamente alla corda lasciata in precedenza. Passo la selletta più agevolmente e recupero anche i chiodi piantati.  Veloce fino alla forcella dove avevo riposato in precedenza, ma sempre con molta attenzione per la neve altamente instabile.

Si scende...

Si scende…

Nuovamente nel tratto attrezzato

Nuovamente nel tratto attrezzato

Da qui la discesa diventa più tranquilla. Me la gusto con calma, ma senza mai fermarmi visto che i crampi sono sempre in agguato.

Monte Tremol

Monte Tremol

Ancora uno sguardo a Cima Manera durante il rientro

Ancora uno sguardo a Cima Manera durante il rientro

Una giornata iniziata senza meta, ma che alla fine ha saputo regalarmi quelle emozioni che poche volte si provano. Grazie montagna!

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2 risposte a “Cima Manera con la neve

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