150 anni dall’impresa del Cervino (prima parte)

Il 14 luglio di 150 anni fa veniva salito il Cervino. Una data che rimane nella storia dell’alpinismo. Qui il racconto di Gian Piero Motti dove racconta di Whymper, il primo a raggiungere la cima con i suoi compagni, e degli antagonisti Carrel e Gorret. Un’impresa epica che finì in tragedia. Buona lettura.

Il Cervino

Il Cervino

A differenza del Monte Bianco, che è caratterizzato da un vasto massiccio dove si individuano numerose vette secondarie, il Cervino è una montagna inconfondibile. Da qualunque lato lo si osservi, appare sempre molto ardito ed elegante, con la ben nota struttura piramidale che lo ha reso celebre in tutto il mondo. Quattro creste che delimitano quattro pareti regolari, una gigantesca piramide che da lontano compare compatta e perfetta. Purtroppo in realtà gli scisti cristallini di cui è composto il Cervino sono assai disgregati dall’erosione e dal gelo, tanto che raramente gli itinerari di salita al monte offrono tratti di arrampicata entusiasmanti ed atletici, come quelli che si incontrano sullo scabro protogino del Monte Bianco. Il fascino del Cervino sta nelle sue forme e nel suo isolamento. Eppure Whymper quando lo vide lo trovò persino brutto, assolutamente non paragonabile in bellezza ad un altro gigante Vallese, il Mischabel, che effettivamente è una splendida e difficile montagna.

Edward Whymper

Edward Whymper

Ma il Cervino, forse per il suo aspetto vertiginoso, ancora non era stato scalato ed era certamente questo l’aspetto che più interessava a Whymper. Vi era già stati tentativi di salita da entrambe i versanti, alcuni certi, altri un po’ leggendari. Comunque si sa che già alla fine del 1857 le guide di Valtournanche erano partite decise alla salita. Come si spiega questa volta un’iniziativa tutta valligiana?

Due figure riuscirono ad animare i montanari. La prima è quella del dottissimo canonico Georges Carrel, amante e studioso della sua bella Valtournanche. Il canonico aveva ben compreso che la salita al Cervino, se realizzata dai montanari di Valtournanche, avrebbe “fatto notizia” e molti alpinisti sarebbero accorsi per ripetere l’impresa. Ciò in termini concreti, equivaleva a possibili guadagni per i valligiani in un periodo in cui a Chamonix già si facevano affari d’oro con gli alberghi e nel guidare i “touristes” sul Bianco. In Valtournanche, che pure è così bella ed offre montagne difficili, ancora i “touristes” non si erano visti. Ma certo non fu molto facile convincere i montanari a tentare la salita. Fortunatamente il messaggio fu accolto dai Carrel, cacciatori di comisci e camminatori instancabili. Ma acconto a loro agì il secondo uomo che servì da sprone, il sacerdote Aimè Gorret, personaggio straordinario, montanaro di pura razza, ma assai colto ed erudito. Gorret fu forse il primo e unico a credere veramente nella possibilità di salire il Cervino. Egli stesso era un camminatore eccezionale, conosceva ogni angolo della sua valle, che amava al di sopra di ogni cosa. Pare che il primo tentativo fu proprio di Gorret, Jean Antoine ed il più vecchio Jean Jacques Carrel, che si portarono fino alla Testa del Leone, armati unicamente di un’ascia per tagliare il ghiaccio. Il versante italiano era stato giudicato “impossibile” dai fratelli inglesi Parker; infatti la Cresta del Leone da lontano appare molto ardita, con tratti esposti e verticali. Ma nel 1858 i due Carrel riuscivano a giungere fin sotto la Gran Torre. Tuttavia il loro tentativo venne ripreso nel 1860 da Johann Joseph Benne e da John Tyndall, scienziato che svolse un’attività di primissimo piano sulla catena alpina. Tyndall restava però ancora assai attaccato al filone scientifico, anzi non riusciva ad accettare una forma d’alpinismo che non muovesse da seri intenti scientifici. Certamente, nella sua epoca, fu l’ultimo rappresentante significativo di questa corrente. I due salirono ancora più in alto, raggiungendo la grande spalla triangolare posta sotto l’ultimo tratto a piramide, la famosa “testa” del Cervino.

Dopo entra in scena Whymper, il quale individua subito l’uomo migliore cercando di accordarsi con Jean Antoine Carrel il Bersagliere. Fra i due non vi fu mai buon accordo, anzi pare che Carrel non sia mai riuscito a tollerare il modo di fare un po’ superbo e scostante dell’inglese. Il Bersagliere doveva avere un carattere tutt’altro che facile, era un uomo forte e coraggioso, orgoglioso. Lo scontro con Whymper era inevitabile. Eppure i due uniti avevano tutte le carte in regola per condurre a termine l’impresa. Whymper di certo ammirava quest’uomo, anche se mai glielo dichiarò apertamente; ma Carrel più volte non agì con lealtà, anzi in diverse occasioni sembrò far di tutto per boicottare gli intenti di Whymper. Alcuni vedono nel comportamento di Carrel una magnifica ribellione montanara al rapporto un po’ umiliante che gli inglesi avevano instaurato con il denaro. Tuttavia non si riesca a comprendere esattamente fino a che punto Carrel agì di sua iniziativa: le pressioni del canonico e l’interesse per il Club Alpino Italiano, presentatosi molto ambiguamente come “distintissima famiglia”, giocarono indubbiamente la loro parte. Comunque il 28 agosto 1861 Whymper è al Breuil e cerca guide per tentare la salita. L’accordo con i Carrel non è raggiunto; anzi, questi ultimi decidono di partire per conto loro e si spingono sulla Cresta del Leone fino alla caratteristica “Arete de Coque”, dove il Bersagliere incide le sue iniziali sulla roccia.

Carrel, detto il Bersagliere

Carrel, detto il Bersagliere

Ma Whymper non si diede mai per vinto. Negli anni successivi, dando dimostrazione di una tenacia eccezionale, ritorno più volte all’assalto, con le guide e senza le guide, anche da solo, saggiando le possibilità lungo i diversi versanti. Il Cervino sembrava averlo stregato. Stranamente i suoi tentativi furono rivolti al più difficile versante italiano. Lungo la cresta svizzera dell’Hornli va ricordato un tentativo solitario di Thomas Stuart Kennedy, effettuato addirittura in pieno inverno!

Sempre nell’estate del 1862 Whymper, al fianco di Carrel, giunge ad un soffio dalla vittoria, lungo la cresta italiana. Era la giornata ideale, tutto sembrava favorire il successo, ma improvvisamente il Bersagliere si rifiutò di proseguire, adducendo giustificazioni che non convinsero mai l’inglese a fondo.

Tuttavia Whymper credeva ancora in Carrel e non immaginava che, a sua insaputa, quest’ultimo stava allacciando accordi in un altro senso, con quella “distintissima famiglia” del Club Alpino Italiano che non intendeva lasciarsi portar via la salita da un inglese…

(VAI ALLA SECONDA PARTE DEL RACCONTO)

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