MountHome (di Kyt Walken)

Grazie a Andrea per il suo interesse nei confronti del progetto MountHome, di cui sono la fondatrice, e grazie per lo spazio che ci concede sul suo interessantissimo blog “Ritorno alle Origini”.

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MountHome è nato contemporaneamente da una disillusione e da una speranza. La disillusione proviene dalla presa di coscienza che non tutti quelli che vivono la montagna (che siano escursionisti, alpinisti o semplici passeggiatori della domenica) la rispettano. Le loro tracce sono ovunque: sui sentieri, nelle cavità degli alberi o sotto i sassi. Coperti dalla terra o mal celati sotto i rami caduti. Parlo di carte di caramelle, di snack, di bottiglie di plastica, di avanzi di cibo, ma anche di vetro, carta stagnola. E di molto altro purtroppo. Questi rifiuti vengono abbandonati nei più disparati ambienti, e lì rimangono per anni. Visti e/o ignorati da altri escursionisti. E’ cosa risaputa che molti materiali NON sono biodegradabili. Sono certa che chi li abbandona è a conoscenza di questo, ma evidentemente risulta più facile abbandonarli invece che aprire lo zaino e destinarli agli apposti cestini.

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MountHome consiste dunque in tre fasi: trovare, raccogliere e buttare. C’è anche una quarta fase, compresa tra la seconda e la terza. E’ il “portare il peso degli altri”. Quando parto per una escursione mi incammino  quindi con un peso e torno con un altro, variabile a seconda di quanti rifiuti io incontri sulla mia strada. Un peso che si aggiunge ai dieci chili di attrezzatura che porto nello zaino. Certo, continuare a piegarsi per raccogliere non è semplice, specialmente su sentieri particolarmente ripidi. Ma lo faccio. Lo faccio perché è giusto, perché ci credo. Perché non è detto che se non lo fanno gli altri anch’io non lo debba fare. Io lo faccio, e lo faccio con passione e rispetto nei confronti della natura. Perché è uno scambio. Se la Natura ci offre splendore, noi non possiamo che rispettarla. MountHome è questo.

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La prima “raccolta” risale a due anni fa, durante una escursione sul Cornizzolo, in Lombardia. I prati sottostanti la vetta erano disseminati della spazzatura che persone ignoranti e crudeli avevano abbandonato. C’era di tutto. Avevo un sacchetto, ho fatto del mio meglio. Ho poi postato la foto della “raccolta” su Facebook, scoprendo con piacere che l’indignazione di tanti è dettata da un rispetto e sensibilità nei confronti della montagna che mi ha scaldato il cuore. Ho iniziato quindi a riflettere su un impegno continuo e tenace nella raccolta dei rifiuti.

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Per rendere più agevole la raccolta dei rifiuti ho un metodo particolare: attacco alla mia cintura un tasca porta caricatori esausti della Tasmanian Tiger, dentro la quale metto un sacchetto di plastica. Questo per i rifiuti leggeri (carta e plastica) altrimenti penderei da un lato, ehehhe. I rifiuti più pesanti li raccolgo in un sacco e li conservo nel mio capiente zaino Karrimor SF Sabre 45.

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Feedback circa MountHome. Ho aperto la pagina Facebook all’inizio di Gennaio 2015, arrivando a raggiungere 400 Likes. L’interesse e il supporto, devo dirlo, arrivano soprattutto dagli statunitensi e, in generale, da fan che vivono all’estero. Credo che questo sia dovuto anche al fatto di aver impostato la pagina sempre e solo in lingua inglese: il mio intento è di dare a questa “raccolta” e a questo progetto risalto internazionale, sull’ottimo esempio lanciato da associazioni come Leave No Traces o da tutte le spedizioni che vengono effettuate per ripulire Everest o K2 (in primis) dalle bombole di ossigeno e dall’attrezzatura (e ahimè, anche da cadaveri) lì presenti. Alcuni italiani, alla vista di una pagina con post in inglese, scappano..

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Aderire a MountHome significa approvare il mio progetto, e fare come me e come altri: raccogliere, e avere rispetto.

 

Kyt Walken

MountHome
https://www.facebook.com/mounthomeassociation?fref=ts

 

Thank you Andrea for your interest in MountHome, and thank you for this chance to talk about my project inside your blog titled “Ritorno alle Origini”.
MountHome was born at the same time by disappointment and hopes. The disappointment comes from the realization that not all those who live the mountain (hikers , mountaineers or simple walkers or wanderers) do  respect the mountain. Their traces are everywhere: on trails , in tree holes or under the rocks. Covered by soil  or poorly concealed under a bunch of fallen branches. I talk about candy wrappers,  snacks , plastic bottles, scraps of food , but also glass, aluminum foil. And much else unfortunately. These wastes are abandoned in many different environments, and remain there for years. Seen and/or ignored by other hikers. It is well-known that many materials are NOT biodegradable. I am sure those who abandon them are pretty aware of this , but apparently it is easier to abandon littering instead of collecting and putting it in the fixed waste baskets.
MountHome consists of three steps: find, collect and throw. There is also a fourth step, between the second and the third. We can call it “carrying  others’ burden”. When I leave for a hike I walk with a weight and come back with another, which varies according to how much littering I’ve met on my way. A weight that is added to the gear I carry in my rucksack. Of course, bending over to pick up is not easy, especially on steep trails. But I do it. And I do because it is right, because I believe in what I do. I do it with passion and respect for nature. Because it is an exchange. If Nature provides us with splendor, we have to respect it.
The first “collection” was two years ago, during a hiking on Mount Cornizzolo, Italy. The meadows below the summit were littering-scattered: ignorant and cruel people had abandoned it. There was everything. I had a bag, I did my best. Then I’ve posted the photo of the “collection” on Facebook, discovering with pleasure that the indignation of many is dictated by a respect and sensitivity towards the mountain that warmed my heart. I then started to think about an ongoing and tenacious commitment in waste collection.
In order to make much easy the collection of waste I have a particular method: attack on my belt a Magazine drop puch by Tasmanian Tiger, into which I put a plastic bag. That is proper for light waste (paper and plastic) otherwise I’ll be slope LOL. The heavy debris gather them in a bag and I keep them in my large rucksack Karrimor SF Sabre 45.
Feedback about MountHome.  I’ve created the Facebook page at the beginning of January 2015, reaching 400 Likes. The interest and support, I have to say, comes mainly from the US and, in general, by the fans who live abroad. I believe this is due to the fact that I have set the page in English: my goal is to give this “collection” and this project a world-prominence, on the excellent example launched by associations such as Leave No Traces or all shipments that are set to clean up Mount Everest or K2 (primarily) from oxygen cylinders and the gear (and alas, also from corpse) abandoned there. Some Italians, at the sight of a whole page in English, run away ..
Join MountHome means worship my project, and do like me and like others: collecting, and respecting Nature.
Kyt Walken
MountHome
https://www.facebook.com/mounthomeassociation?fref=ts
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