Per una banana Martin perse la Tofana

Una bella mattinata di inizio gennaio. Le nuvole sembrano nascondersi in altri paesi per lasciarci fare la nostra ascesa. L’aria è fresca e frizzante. Tony e io, piccoli piccoli fuori dall’auto appena parcheggiata lungo la strada che porta a passo Falzarego, guardiamo la parete sud della Rozes che come per magia si illumina dei suoi colori accesi dalla punta verso la base mentre il sole cresce poco oltre l’Antelao. La giornata è perfetta per salire la più meridionale delle Tofane e così ci incamminiamo nel bosco verso il rifugio Dibona.

Il terreno è duro, la neve praticamente assente. Solo qualche breve tratto appena sporcato di bianco qua e là. Sembra incredibile che a metà gennaio sia questa la situazione sopra Cortina. Antonio è già felice solo per essere qui, in questi luoghi a lui famigliari che nelle passate estati ha girato in lungo e in largo. Adora i boschi dolomitici, così puliti sotto i grandi alberi, con l’odore di pino che si insinua nelle narici. Io invece ci faccio poco caso, guardo solo in alto, lassù, pensando a quando mi sarà accessibile quella parete… ma sto in silenzio e cammino.

Passiamo il primo rifugio dove ci concediamo una brevissima pausa e continuiamo. Nel frattempo sono riuscito a scaldare la mano sinistra che sembrava un blocco di ghiaccio e che pulsava come una matta. Entriamo nel Valon de Tofana dove un gruppo di camosci non si accorge del nostro arrivo o forse sanno bene che non siamo poi così interessati a loro se non per una foto che fa molto turista domenicale. Poco prima della rampa ghiaiosa che porta tramite il sentiero CAI 403 al rifugio Giussani, mettiamo i ramponi visto che la neve ora è presente. Neve dura, bella ghiacciata e leggermente trasformata. Un idillio per la progressione. Per il buon compagno è la prima con i ferri sotto ai piedi, così gli mostro un attimo la tecnica del cramponage per risparmiare un po’ di energie senza sfruttare troppo le punte e soprattutto le gambe.

Al Giussani la pausa è d’obbligo. Un tè, un po’ di cioccolata, una sorsata d’acqua, un cubetto di formaggio. Per sicurezza il casco, l’imbrago (ho portato via un po’ di ferraglia e una corda in caso di difficoltà) e la picozza. Mettiamo via i bastoncini. Siamo pronti a salire il versante Ovest della Tofana di Rozes. Da qui la parete sembra durissima, ma benché non sia una passeggiata è sicuramente più agevole di quello che la prospettiva fa intendere.

Il versante Ovest da salire

Il versante Ovest da salire

Ci muoviamo sulla neve lungo la grande forcella fra grandi speroni rocciosi e ci portiamo sotto la parete di Punta Marietta. Da qui inizia il lungo traverso sul pendio della Rozes. La neve è ottima, prendiamo quota dirigendoci verso nord, ma siamo lenti. Inizialmente penso che Tony sia in difficoltà per l’uso dei ramponi e dopo poco chiedo come va. Mi risponde che è stanco. In fondo arriva da una notte insonne e ha guidato lui, quindi non do molto peso alle sue parole e continuo. Dopo aver passato la parte più semplice estraggo la macchina fotografica per l’ennesima foto ma l’aggeggio è “piantato”. Apro il vano batteria e i guanti mi fanno un brutto scherzo! Op… la macchina scivola in val Travenanzes!!! Pazienza, meglio lei che noi. Ed ecco spiegata l’assenza di foto fino a qui (poi le scatterò con il cellulare).

Tofana di Mezzo e Tofana di Dentro

Tofana di Mezzo e Tofana di Dentro

Salendo, foto a Punta Marietta

Salendo, foto a Punta Marietta

Antonio è spossato, chiedo ancora come va. Si decide nel dirmi che non sta bene. Aveva mangiato una banana al rifugio che gli è rimasta sullo stomaco e ora sta proseguendo con un senso di nausea. Non va bene. Chiedo se vuole proseguire e risponde affermativamente. Saliamo ora un canale più ripido, a volte evitando lo zigzagare e tirando dritti. Siamo sempre più lenti. Riprendiamo il traverso verso la selletta che ci farebbe uscire in cresta e l’Antonio furioso chiede un altro time out. Capisco che non sta per nulla bene. Basta. Dobbiamo tornare indietro.

Ecco lì la selletta che ci farebbe uscite sulla cresta che porta alla cima. Siamo poco sotto i 3000 metri di quota

Ecco lì la selletta che ci farebbe uscite sulla cresta che porta alla cima. Siamo poco sotto i 3000 metri di quota

E per una banana... ma bravo comunque. Complimenti Antonio!

E per una banana… comunque bravo. Complimenti Antonio! Come tua prima invernale questa è una grande vittoria!!!

Comunque sia andata un sorriso non me lo toglie nessuno!

Un sorriso non me lo toglie nessuno!

La traccia di salita

La traccia di salita

Mi dice di proseguire da solo, ma non intendo minimamente lasciarlo lì all’ombra per almeno un’ora e mezza minimo mentre non è assolutamente in forma. Faccio dietrofront e comincio la discesa. Sto davanti di qualche metro, buttando un occhio sempre all’amico. Mi chiede ancora una pausa per sistemare un rampone. Risalgo, lo raggiungo e vedo nel suo viso il malessere che cerca di rifiutare. Fa fatica anche a rimettere a posto la fettuccia del rampone e lo aiuto in questo. Altro non posso fare. Ma lui è bravissimo e tira fuori tutte le sue risorse. Si rialza e riprende a ramponare. Forte e bravo. Un altro si sarebbe arreso ben prima. Mi chiedo con quale tenacia e forza sia riuscito a salire fin lì in quelle condizioni, fra nausea e gambe che cedono. Io avrei forse mollato ben prima.

Si scende

Si scende

Con calma

Con calma

In discesa verso il Giussani

In discesa verso il Giussani

Scendiamo naturalmente con molta calma. Nuovamente il canale e poi via sul lungo traverso in direzione della Marietta. Piano piano arriviamo al Giussani. Il vento ora s’è alzato e decidiamo di non fermarci lì, ma di scendere ancora, fin quando troviamo un punto riparato. Antonio si scusa e gli dispiace, ma faccio presente che non deve farlo, assolutamente! La montagna resterà lì e si potrà salire in futuro. Una rinuncia non è una sconfitta, ma una presa di coscienza e un’esperienza da mettere nello zaino; e poi ho capito che prima o poi la Tofana di Rozes in invernale la farò, è tranquillamente alla mia portata, alla nostra portata, e soprattutto posso dire che mi sono divertito tantissimo ugualmente, anche se siamo arrivati “solo” a sfiorare i 3000 metri e che lui è stato veramente bravo alla sua prima invernale e che non ha di certo alcuna colpa. Va benissimo così.

Presso il Giussani, foto ricordo

Presso il Giussani, foto ricordo

Focella Fontananegra

Focella Fontananegra

Rifugio Giussani

Rifugio Giussani

Valon de Tofane

Valon de Tofane

Vista verso il Nuvolau, Cinque Torri, Pelmo

Vista verso il Nuvolau, Cinque Torri, Pelmo

Selfie a riposo

Selfie a riposo

Dopo la pausa e la chiaccherata, riprendiamo la discesa passando a salutare gli amici camosci che poco si son mossi da dove gli avevamo lasciati e poi via veloci alla macchina mentre la Rozes si fa cupa a causa delle nuvole che cominciano ad avvolgerla. “Si è arrabbiata perché non siamo saliti” dice Tony. “S’è arrabbiata perché non siamo saliti in cima… ma le passerà e torneremo su a salutarla assieme” ribatto io. Insomma, per una banana Martin perse la Tofana, ma ugualmente che gioia questa uscita!

Camosci

Camosci

Rifugio Dibona

Rifugio Dibona

La Tofana di Rozes imbronciata

La Tofana di Rozes imbronciata

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Una risposta a “Per una banana Martin perse la Tofana

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