Paracarro – Via Corsi-Chiandussi

Ti svegli la mattina alle 4 dopo essere tornato a casa da lavoro quasi a mezzanotte e pensi “ma chi me l’ha fatto fare!?!?”. Poi, dopo una dose massiccia di caffè, sei in macchina tutto felice in direzione Dolomiti per un’arrampicata sul Paracarro. Ah la passione.

Ecco com’è iniziata un’altra folle salita, folle solo per le tempistiche visto che poi dovevo tornare a lavoro il pomeriggio, ma di quelle in ambiente eccezionale. Questa volta con me oltre a Michele c’è un ragazzo che ha fatto il corso roccia assieme a lui e ha già salito la via in questione poco fa. Poco male, sappiamo già dove andare.

Giunti oltre al lago di Misurina saliamo per un breve tratto la strada che porta al rifugio Auronzo, ma ben prima del casello parcheggiamo e con gli zaini in spalla cominciamo la camminata verso il rifugio Fonda Savio attraverso il sentiero CAI 115.

Inizia la sgambata verso il rifugio

Inizia la sgambata verso il rifugio

Le cime che coronano il Cadin dei Tocci illuminate dal sole

Le cime che coronano il Cadin dei Tocci illuminate dal sole

Magnifica Croda Rossa

Magnifica Croda Rossa

La salita è piacevole, mai troppo faticosa. Andiamo veloci e in un’oretta siamo al rifugio dove la tappa caffè è d’obbligo. Nel mentre il guardarsi attorno è già uno spettacolo. Dopo aver bevuto ci rimettiamo in marcia, questa volta lungo il sentiero Bonacossa verso forcella del Diavolo. La torre da salire è lì, a destra, poco prima dell’insellatura. Quando mancano duecento metri a essa usciamo dal sentiero e per sparuti segni di scarponi ci dirigiamo alla sua base, ma dobbiamo comunque scavalcare un piccolo promontorio che con traccia evidente ci deposita alla base.

Cadin dei Tocci. Ecco la "nostra" piccola torre

Cadin dei Tocci. Ecco la “nostra” piccola torre

Dietro al rifugio, panorama eccezionale

Dietro al rifugio, panorama eccezionale

Attacco della via

Attacco della via

Cominciamo ad arrampicare. Vado da capo-cordata e, benché abbastanza logica, chiedo subito indicazioni ad Ale sull’andamento della via. Salgo tranquillo senza problemi. Poi nel secondo tiro raggiungo il grande terrazzo e faccio una sosta su spuntoni sotto al tetto (saltata la sosta? Mah…). Recuperati i due velocissimi compagni, mi dirigo verso il passaggio chiave della via.

Lungo il primo tiro

Lungo il primo tiro

Prima sosta

Prima sosta

Seconda sosta, istruzioni d'uso (i due compari sanno hehehe)

Seconda sosta, istruzioni d’uso (i due compari sanno hehehe)

Il traverso mi impegna più per vedere dove andare che non altro. Sembra strano obliquare in discesa quando si arrampica, ma qui va così. Poi un cordone su una clessidra mi indica la fessura che poco oltre strapiomba quel tanto che basta da regalare una gran sensazione di vuoto sotto le chiappe. In realtà il passaggio è ottimamente appigliato e lo salgo senza patemi d’animo.

Disarrampicare lungo il traverso

Disarrampicare lungo il traverso

Quando Alessio mi raggiunge mi dice che erano passati a destra per canale più semplice e che non avevano sostato qui… lo guardo un po’ strano forse, ma l’importate è che sia comunque salito.

Michele poco sotto al passaggio chiave

Michele poco sotto al passaggio chiave

Nel penultimo tiro controllo un attimino dove andare visto che un cordone invita a fare un altro strapiombo proprio sopra la sosta, ma cercando bene appena a destra un accenno di canale (quello salito da sotto da Ale qualche giorno fa) mi fa salire senza grandi complicazioni. Trovo un anello di sosta ma continuo dritto, per poi maledirmi per il troppo attrito delle corde e quindi consiglio vivamente a chi viene a ripetere la via di fare una sosta in più. Salendo vedo i chiodi cementati che salgono un canalino oltre i primi tetti gialli, ma un canale m’invoglia a sinistra. La roccia non è così spettacolare, ma direi che un altro passaggio di III+ l’abbiamo aggiunto a questa ascesa. In sosta capisco che solo il Miki è passato di là (mi ero protetto su una clessidra facendo passare solo la sua corda appunto per l’attrito) mentre Ale s’è fatto furbamente la via originale.

Partenza per il quarto tiro

Partenza per il quarto tiro

Sopra la terza sosta

Sopra la terza sosta

Sguardo da furbetto nella quarta sosta

Sguardo da furbetto nella quarta sosta

L’ultima lunghezza impegna solo all’inizio. Salto i chiodi e metto due friends e per la sosta finale preferisco l’ampia vetta con i suoi spuntoni e un’ottima clessidra. Qui panorami da urlo. Siamo in cima. Stretta di mano, congratulazioni, acqua, panino e siamo pronti alla discesa con calata.

Quinta lunghezza

Quinta lunghezza

Ultimo tiro

Ultimo tiro

Finita!

Finita!

Magnifiche Tre Cime

Magnifiche Tre Cime

Sulla cima del Paracarro, 2350 metri slm

Sulla cima del Paracarro, 2350 metri slm

Giunti con i piedi nel mondo orizzontale, non resta che tornare all’auto, questa volta tagliando per ghiaie e poi per magnifici verdi pendii, fino al sentiero di salita più in basso.

Calata in doppia

Calata in doppia

Si rientra

Si rientra

Per verdi, guardandosi indietro

Per verdi, guardandosi indietro

Giornata spettacolare in ambiente unico. Se poi penso che era domenica e che poco più in là ci sono le Tre Cime di Lavaredo, questo posto è veramente sconosciuto alle masse che si riversano poco più in là. Meglio così? Egoisticamente per me, si…

Lungo il sentiero verso l'auto... e c'è chi sale con l'ombrello

Lungo il sentiero verso l’auto… e c’è chi sale con l’ombrello

RELAZIONE

Ripetitori: Andrea Favret, Michele del Fiol e Alessio Bazzo

Data: 12 luglio 2015

Zona: Dolomiti orientali

Gruppo: Cadini

Cima: Paracarro, 2350 metri slm

Parete: Nord

Sviluppo: 175 metri

Dislivello: 150 metri circa

L’attacco si trova nella parte più bassa della torre. Giunto ad essa per evidenti tracce e dopo aver passato un piccolo promontorio (provenendo dal rifungio Fonda Savio tramite il sentiero CAI 117), si può notare sulla destra una facile rampa che si deve attaccare attraverso un evidente canale.

Primo tiro. Si arrampica lungo la rampa, all’interno di un canale, fino ad uno spit (III). Si obliqua poi a sinistra per un altro canalino sempre appoggiato portandosi più vicini alla parete verticale di destra (II) fino alla sosta su anello cementato in comodo terrazzino. 40 metri

Secondo tiro. Si prosegue ancora salendo verso sinistra per un’altra rampa/camino puntando a degli strapiombi gialli (III). Si esce su un’ampio terrazzo dove si sosta su spuntone. 30 metri

Terzo tiro. Si segue un’esile cengia che tende ad abbassarsi verso destra (II). Raggiunto uno spit la cengia prosegue ancora un po’ a destra ma senza più abbassarsi (III) e trovata una clessidra si punta al piccolo tetto da passare. Si sale quindi verticalmente (III) per poi salire appunto il tetto (passaggio chiave, III+) e subito oltre sostare su anello cementato. 30 metri

Quarto tiro. Ci si sposta di un metro verso destra dove inizia una rampa che sale verso sinistra. La si arrampica tenendosi ben sotto a un tetto giallo (III) ove si perviene un possibile anello di sosta. Si continua ancora lungo la rampa (II) e poi per canalini più verticali fino alla sosta (III). 50 metri

Quinto tiro. Si risale un canalino sporco di detriti con facile arrampicata (II) per poi continuare su detriti appoggiati fino alla cima dove si sosta su clessidra o spuntone. 25 metri

Linea di salita

Linea di salita

Per la discesa, dalla cima scendere verso la forcella del Diavolo per evidente traccia. Dopo una decina di metri si trova un anello cementato dal quale ci si cala con una corda doppia da 20 metri fino alla forcella che separa la torre da Punta Ellie. Poi da qui per ghiaie al sentiero Bonacossa.

Note. Via facile ma divertente. Lungo i tiri sono presenti chiodi o clessidre nei punti più impegnativi ma volendo si riesce ad integrare senza alcun problema. Oltre alla NDA, utili 5 rinvii e qualche cordino.

Ambiente strepitoso

Ambiente strepitoso

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Una risposta a “Paracarro – Via Corsi-Chiandussi

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