Via della Vipera (con poco veleno) a Punta Dallago

“Allora andiamo in Cinque Torri e facciamo un po’ di viette in velocità?”
“Ma non possiamo andare lì dov’eravate stati, che c’era un’altra torre…”
“Dove???”
“Potremmo anche andare in Falzarego!”
“E quella via della vipera che dicevi?!?!…”
“Si, si, andiamo lì!”
“Ok dai! Andiamo lì. Chi vuole un caffè???”

Così quella mattina si passò di valle in valle per scegliere dove arrampicare. Come sempre il problema è l’orario: tutti in ferie tranne il sottoscritto che rompe come al suo solito perché poi deve andare a lavorare, con conseguente alzataccia per tutti e via corta obbligata. Alle 6 del mattino siamo comunque in macchina verso il passo Giau.

Salendo verso l'Averau

Salendo verso l’Averau

Il viaggio scivola via veloce, fra risate e scherni, mentre gli sbadigli non mi mancano. La via, scaricata sui telefonini durante il primo caffè della mattina, sembra quasi dimenticata e nel frattempo assomigliamo a quattro scimmie dirette all’Oktoberfest. Arrivati al Giau ci accorgiamo d’aver passato il rifugio Fedare qualche tornante prima; inversione ad U e subito dopo siamo nel parcheggio a controllare la mappa appesa fuori dalla struttura per capire con precisione qual’è Punta Dallago. Siamo allo sbaraglio.

Saliamo la strada forestale che porta verso forcella Nuvolau passando sotto la seggiovia e poi ecco sulla nostra sinistra la parete da salire, lì distante (o vicina), oltre il verde pendio. Tagliamo per una traccia che in meno di quello che pensavamo ci porta proprio all’attacco. Cerchiamo il famoso chiodo arancione, notando che spesso la parete è gradonata e più semplice di quello che sembra da lontano.

Punta Dallago

Punta Dallago

Trovo il chiodo, chiamo gli amici e ci leghiamo: Fulvio ed io, Alessio e Michele. Decidiamo di salire così accoppiati perché assieme al mio odierno compagno di cordata vogliamo obbligarci a buttare dentro qualche protezione, che spesso non facciamo, e lasciarla lì per l’altra cordata d’amici che recupererà il tutto. Pronti via e si parte.

Primo tiro

Primo tiro

Fulvio comincia il primo tiro che dovrebbe essere il più duro. Arrampica tranquillo alla ricerca dello strapiombetto. Butta dentro un paio di friend ed è in sosta. Parto io e subito dietro Michele a seguire. Il passaggio di IV+ strapiombante non va oltre al IV. Mumble mumble.

Lungo il secondo tiro

Lungo il secondo tiro

Salita alternata, ci ritroviamo con il secondo ed il terzo tiro che risultano come nella prima lunghezza molto più semplici di quello che si trova nelle relazioni. La roccia è comunque stupenda e la progressione risulta divertente anche se cerchiamo un attimo di non uscire dalla via ove l’impegno andrebbe ad abbassarsi.

Secondo tiro

Secondo tiro

Ripartenza del terzo tiro

Ripartenza del terzo tiro

Poi arrivati al quarto tiro ecco una piacevole sorpresa (dopo una breve discussione fra me e Fulvio su chi vuole farlo da primo, ovvero due bambini delle elementari che litigano per la figurina hehehe): invece di stare all’interno della fessura/camino, arrampico al suo esterno per placca lavorata eccelsa.  Ne esce una lunghezza di IV fantastica. Poi nell’ultimo tratto Fulvio s’inventa una piccola variante tirando fuori un altro bel tiro con passaggio di IV e finale placcoso che mette il sorriso.

La magnifica quarta lunghezza!

La magnifica quarta lunghezza!

La cassetta del libro di vetta prima dell'ultimo tiro

La cassetta del libro di vetta prima dell’ultimo tiro

Usciamo tutti sulla cima belli contenti mentre sul versante opposto a dov’eravamo la gente cammina tranquilla verso il rifugio Averau. Mettiamo via tutta la ferraglia e, scesi in breve al sentiero, seguiamo la gente per poi mescolarci fra gli avventori del rifugio e bere una birra come i più moderni turisti che salgono da Cortina tutti griffati.

Ultimo tiro

Ultimo tiro

I magnifici quattro sulla Punta Dallago

I magnifici quattro sulla Punta Dallago

Quando si esce sulla cima la Tofana di Rozes spicca maestosa

Quando si esce sulla cima la Tofana di Rozes spicca maestosa

Alla fine una bella giornata lungo una via che pensavamo più dura (da qui il titolo dell’articolo), ma che è risultata comunque simpatica e divertente.

Averau

Averau

Rientrando

Rientrando

RELAZIONE

Ripetitori (12/8/2015): Michele del Fiol e Alessio Bazzo, Fulvio Tuti e Andrea Favret

Zona: Dolomiti Bellunesi

Gruppo: Averau – Nuvolau

Cima: Punta Dallago, 2470 metri slm

Parete: Sud

Sviluppo: 160 metri

Dislivello: 140 metri

L’attacco si trova sulla parte più bassa della parete Sud di Punta Dallago. Per raggiungerla bisogna salire per la strada forestale che sale sotto la seggiovia (sentiero CAI 464) per poi deviare a sinistra per evidente traccia che porta sotto la via di salita. Partire ove si perviene un chiodo arancione presso un comodo terrazzino ghiaioso.

Primo tiro. Dal chiodo arancione salire verticalmente per buona roccia (III+ i primi metri, poi III) fino a incontrare un passaggio leggermente strapiombante ma ben ammanigliato (IV). Proseguire ancora dritti fino alla sosta su due chiodi (III). 30 metri

Secondo tiro. Obliquare a destra fino a incontrare una fettuccia in un diedro appena accennato (II+). Risalirlo e poi andare dritti senza spostarsi ulteriormente a destra anche se si sarebbe tentati, ma l’arrampicata diventerebbe banale, fino a una sosta su due clessidre poco prima dell’anfiteatro soprastante (III con un passo di III+). 45 metri

Terzo tiro. Arrampicare gli ultimi 3 metri verticali (III) e dove il terreno si appoggia puntare verso destra all’intaglio nella conca (I). Salirlo (II) e oltre al secondo chiodo stare a destra per cercare un passaggio simpatico (III+), oppure starsene a sinistra per risalire più semplicemente (II+). Seguire a destra le cengia detritica fino a incontrare sulla sinistra un camino/fessura e la sosta su due chiodi (elementare). 40 metri

Quarto tiro. Si può salire il camino/fessura al suo interno (III) ma un chiodo invita a stare esternamente ad esso sulla sinistra (IV, consigliato per la roccia fantastica) per poi rientrare nel canalino al suo termine (III). Si giunge sul comodo terrazzo di sosta ove si perviene la cassetta con libro di via. 20 metri

Quinto tiro. Attaccare il piccolo muretto verticale sopra la sosta (IV-) e subito oltre continuare a salire verso sinistra per qualche metro (II). Per facili roccette si esce sulla cima (I) ove s’incontra uno spit. 25 metri

La linea di salita

La linea di salita

Variante finale sull’ultimo tiro. Salire il piccolo muretto verticale sopra la sosta (IV-) e subito oltre non farsi tentare dalla cengia che porta a salire a sinistra ma arrampicare direttamente il masso soprastante che con passaggio aggettante ma ben ammanigliato e divertente (IV un po’ sporco) deposita qualche metro più a destra delle facili roccette della lunghezza originale. Salire la meravigliosa placca appoggiata (III) fino alla vetta dove si sosta su spuntone. 25 metri

Per la discesa seguire il sentiero che scende sul versante opposto a quello di salita, passare forcella Averau e poi lungo il sentiero CAI 441 arrivare al rifugio Averau. Da qui scendere lungo la forestale di salita fino al rifugio Fedare.

Note. Via attrezzata alle soste e con qualche chiodo o fettuccia in clessidra nei punti più impegnativi. Facile comunque proteggersi e integrare. Non farsi tentare nei primi tre tiri di stare a sinistra perché s’andrebbe ad arrampicare su gradi inferiori, poco divertenti e con molti detriti. Anche sul quarto tiro consiglio di stare esterni alla fessura/camino, ne esce fuori un tiro magnifico su roccia fantastica. L’ultima lunghezza poi potrebbe cadere nel banale, ma se si sale veramente sulla verticale della sosta anche questa risulta veramente appagante. Oltre alla NDA, utile qualche cordino. Facile proteggibilità anche con friend di varie misure e dadi.

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