Da Dardago al Cippo Maso attraverso un lungo anello

Venerdì mattina e poca voglia di fare; è iniziato il periodo “mmmm quanto si sta bene a letto…”, ma stranamente mi alzo presto e con voglia di un giretto, quindi dopo la colazione al bar mi dirigo a Dardago per la solita escursione che fa più da allenamento che altro. Lascio la macchina nei pressi del ristorante Belvedere (400 metri slm circa) e comincio a salire lungo il sentiero CAI 984 che attacca subito oltre la sbarra che s’incontra poco oltre al locale.

Inizio del sentiero oltre la sbarra che si trova poco sopra la ristorante Belvedere

Inizio del sentiero oltre la sbarra che si trova poco sopra la ristorante Belvedere

Giornata fresca, gambe che vanno, senza pensarci mi ritrovo a camminare lungo la Venezia delle Nevi, quella strada che doveva portare in Piancavallo tanti automobilisti e che ora è ridotta a una mulattiera. Dopo un paio di centinaio di metri mi domando dove sto andando. La risposta è “boh!?”. Pazienza.

Venezia delle Nevi, il tornante dov'è presente una piccola vecchia cava

Venezia delle Nevi, il tornante dov’è presente una piccola vecchia cava

Quello che resta della Venezia delle Nevi

Quello che resta della Venezia delle Nevi

Voglia di rientrare e perdere quota pari a zero, di conseguenza continuo ma scegliendo di evitare poco sopra quello che resta della via incompiuta per salire tramite il sentiero definito della “memoria” fin dove mi porta il cuore.

La natura si riprende i suoi spazi

La natura si riprende i suoi spazi

Questo sale libero, incrociando qua e là le ghiaie appiattite, fino alla fontana Tarabin che non è certo una bella visione ma sicuramente fa sgorgare un’ottima acqua fresca da quel grosso tubo. Mi fermo a bere e per una foto, poi cerco di scoprire dove continua il sentiero. Seguo nuovamente la strada, questa volta in discesa, poi una serie di ometti e un bollo nascosto mi fanno recuperare il tratturo. Ora so perché si chiama sentiero della “memoria”, perché bisogna ricordarsi dove andare!!!

La natura si riprende i suoi spazi (sentiero della Memoria)

La natura si riprende i suoi spazi (sentiero della Memoria)

Torrente Cunaz

Torrente Cunaz

Sentiero della Memoria

Sentiero della Memoria

Funghi

Funghi

Bivio lungo il sentiero della memoria. Non seguo le tabelle, ma devio a sinistra lungo la traccia meno battuta

Bivio lungo il sentiero della memoria. Non seguo le tabelle, ma devio a sinistra lungo la traccia meno battuta

Autunno

Autunno

Fontana Tarabin

Fontana Tarabin

Venezia delle Nevi: gli ometti che indicano dove riprendere il sentiero della Memoria

Venezia delle Nevi: gli ometti che indicano dove riprendere il sentiero della Memoria

La traccia nascosta

La traccia nascosta

Salgo ora attraverso il bosco. Qui la traccia c’è però non è il massimo. Alberi e rami ingombrano la via, ma di sicuro non ci si può perdere. Poi esco da quella fitta vegetazione e proseguo per verdi. Qui bisogna avere un pochino d’occhio sul dove andare per non prendere vie usate dagli animali che si perdono poco oltre o per non farsi bloccare da qualche pino che s’è ripreso i suoi spazi.

La traccia fra alberi, rami e qualche rovo

La traccia fra alberi, rami e qualche rovo

Panorama verso valle. Su quella dorsale, il sentiero di rientro

Panorama verso valle. Su quella dorsale, il sentiero di rientro

Sentiero della Memoria

Sentiero della Memoria

Arrivato al bivio con il sentiero CAI 990, proseguo ancora in salita verso sinistra, passando oltre quella valletta e poi salendo una dorsale. Un altro bivio poco più su: vado ancora dritto e sbuco sulla strada asfaltata che dal Piancavallo porta a casera Campo.

Bivio, proseguo dritto

Bivio, proseguo dritto

Verso la strada che porta a casera Campo

Verso la strada che porta a casera Campo

Eccomi sulla strada che dal Piancavallo porta a casera Campo

Eccomi sulla strada che dal Piancavallo porta a casera Campo

Seguo la strada in salita fino alla prima curva, poi ancora un paio di ometti mi fanno tagliare lungo un ampio canale che taglia veloce fin oltre la casera dove incontro la targa dedicata a Pietro Maset detto “Maso” che indica la direzione per il cippo ove questo eroico capo partigiano trovò la morte per mano di un cecchino tedesco durante un rastrellamento.

La piccola valletta che sale verso il monte Sauc

La piccola valletta che sale verso il monte Sauc

Fossili

Fossili

Colori d'autunno

Colori d’autunno

Targa dedicata a Pietro Maset

Targa dedicata a Pietro Maset

In pochi minuti raggiungo il cippo e dopo una foto salgo poco più sopra dove si trova la bella e anonima croce dove fu assassinato Maso. Mi fermo qualche minuto, poi mi muovo e comincio la discesa. Qui la quota più alta, quasi 1500 metri slm.

Verso il cippo Maso

Verso il cippo Maso

Genziana Pelosa

Genziana Pelosa

La croce dove venne ferito a morte Maso

La croce dove venne ferito a morte Maso

Panorama smorzato dalle nuvole

Panorama smorzato dalle nuvole

Cippo Maso

Cippo Maso

Cippo Maso

Cippo Maso

Ritorno fino alla strada che costeggia casera Campo e tramite questa fino al sentiero di salita. Lo seguo sino al primo bivio e poi, invece di rientrare per dove son salito, devio a sinistra e seguo i bolli bianco/rossi del CAI che mi indicano d’essere lungo il tracciato 990.

Nuovamente verso casera Campo

Nuovamente verso casera Campo

Scendendo per il sentiero CAI 990

Scendendo per il sentiero CAI 990

Traccia minima, i bolli aiutano

Traccia minima, i bolli aiutano

Poco sopra al bivio di salita, ma lascio perdere e proseguo verso Sud-Est

Poco sopra al bivio di salita, ma lascio perdere e proseguo verso Sud-Est

Anche qui il tracciato non è dei migliori e in certi punti si nota la poca presenza umana, ma al contrario della parte in salita i vari segni guidano senza problemi fino alla baracca nei pressi di casera Sauc. Qui mi immetto per l’ennesima volta nella Venezia delle Nevi, dove poco sopra finirebbe quasi in paese, ma la percorro in discesa.

Colori d'autunno

Colori d’autunno

Baracca Sauc

Baracca Sauc

Venezia delle Nevi

Venezia delle Nevi

Poco oltre i vecchi bolli lasciano spazio a bolli nuovi di zecca. Li seguo uscendo dalla strada bianca e rientrando nel bosco di faggi. La discesa fila via veloce per il fondo morbido di foglie, perdendo inizialmente quota abbastanza velocemente.

Sentiero CAI 990

Sentiero CAI 990

Nuovamente un bivio (svolta a destra) e subito oltre altre tabelle (a destra verso il 994). Ancora bosco, il sentiero quasi non esiste ma ci sarebbe una mulattiera abbandonata lì vicino, con bolli poco distanti fra loro e alti sui fusti dei faggi. Poi l’ennesimo bivio: sono ora vicino alla via di salita, ma la evito seguendo le indicazioni verso sinistra. Riprendo quota, un centinaio di metri, e poi mi ritrovo a tagliare i pendii Nord-Ovest della dorsale della Borgnasa fino a uscire su di essa.

Bivio, svolta a destra...

Bivio, svolta a destra…

... e subito oltre, nuovamente a destra

… e subito oltre, nuovamente a destra

Seguendo i nuovi evidenti bolli, senza un vero sentiero

Seguendo i nuovi evidenti bolli, senza un vero sentiero

Uno dei nuovi bolli

Uno dei nuovi bolli

Ancora tabelle, questa volta però vado verso sinistra

Ancora tabelle nei pressi del sentiero di salita, questa volta però vado verso sinistra

Si riprende quota

Si riprende quota

Malattia?

Malattia?

Vecchi e nuovi crocefissi

Vecchi e nuovi crocefissi

Lungo il "nuovo" sentiero 990

Lungo il “nuovo” sentiero 990

Se fatta al contrario, seguire questa indicazione

Se fatta al contrario, seguire questa indicazione

Ecco il bivio fra il nuovo (a sinistra) e il vecchio sentiero CAI 990, visto salendo

Ecco il bivio fra il nuovo (a sinistra) e il vecchio sentiero CAI 990, visto salendo

Arrivato in dorsale in pratica rientro in quello che era il vecchio sentiero 990, rimpiazzato da quello fatto poco fa nella parte alta, e da lì per ripidi tornanti in poco sbuco nei pressi della chiesetta di Madonna del Monte, poco distante dalla macchina.

Arrivato in dorsale, ecco nuovamente il panorama verso la pianura

Arrivato in dorsale, ecco nuovamente il panorama verso la pianura

Mazza di Tamburo

Mazza di Tamburo

Vista per me inusuale del ristorante Belvedere (Dardago, Budoia PN)

Vista per me inusuale del ristorante Belvedere (Dardago, Budoia PN)

Chiesetta di San Tomè. Sullo sfondo il paretone della falesia di Dardago

Chiesetta di San Tomè. Sullo sfondo il paretone della falesia di Dardago

Pochi passi per giungere alla macchina

Pochi passi per giungere alla macchina

Dalla chiesetta all’auto il passo è breve e l’escursione finita. Alla fine un giro bello, lungo, con circa 1300 metri di dislivello totale, a volte un po’ da cercare perché poco frequentato, sicuramente una camminata “della memoria”, che sa appagare anche se i panorami si limitano ai boschi e alla vista verso pianura.

Mappa dell'escursione

Mappa dell’escursione

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5 risposte a “Da Dardago al Cippo Maso attraverso un lungo anello

  1. Pingback: Lista trekking, escursioni e passeggiate | RITORNO ALLE ORIGINI·

  2. Tu vai per la “solita escursione” e io scopro la storia della “Venezia delle Nevi”… Tra le montagne sono più o meno nascoste tante storie, compiute o incompiute che siano!

  3. Pingback: L’anello della casetta | RITORNO ALLE ORIGINI·

  4. Pingback: Sentiero partigiani di Budoia | RITORNO ALLE ORIGINI·

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