Lungo la Comici a Punta Frida, schiacciato dalla nebbia e dalla forza di gravità

Una giornata che doveva essere fra le più limpide del periodo. Mah… con Nicola siamo diretti nella zona del lago di Misurina per salire una via del leggendario Emilio Comici. Due scelte selezionate dall’amico, quella a Punta Frida e quella al Col de Varda. Le mie perplessità restano per il mio infimo grado d’arrampicata e sarei ben propenso alla seconda scelta, ma ahimè il meteo non fa mostrare una cippa delle pareti che ci sovrastano e quindi il più esperto Nicola decide per la prima.

Si cammina verso le Tre Cime

Si cammina verso le Tre Cime

Si cammina verso le Tre Cime

Si cammina verso le Tre Cime

Lasciata l’auto al casello che sale al rifugio Auronzo, risparmiando 24 Euri buoni per panini e birre, cominciamo la salita lungo il sentiero. Quasi di corsa in 45 minuti siamo alla struttura. E’ pieno di escursionisti e tutti sono con le loro belle giacche in Gore-Tex, noi invece sudati come le bestie e in maglietta a maniche corte pagate tre soldi e un franco. Gli chiedo se fa tutto questo freddo, così cerco di ironizzare per staccare da tutto il nervosismo che ho addosso.

Sulle ghiaie sotto le pareti, ma senza vederle

Sulle ghiaie sotto le pareti, ma senza vederle

Arrivati alla base della parete semplicemente non la vediamo. Le nebbie sono fitte. Non riusciamo nemmeno a capire dove sale lo spigolo Giallo. Poi delle voci di tedeschi che stanno salendo proprio la famosa linea (sempre di Emilio) ci indicano quale direzione prendere e così troviamo l’attacco.

Alla ricerca dell'attacco

Alla ricerca dell’attacco

La rampetta iniziale la saliamo slegati e poi sicuri di essere sulla giusta verticale grazie a un chiodo cominciamo a prepararci. Tirerà naturalmente Nicola.

Chiodo: si parte!

Chiodo: si parte!

Lungo i primi tre tiri le difficoltà salgono quasi gradualmente. Quarto, quarto più, quinto meno, quinto, quinto in traverso… pensavo peggio, invece sto salendo pure bene, se non fosse per il nervosismo del primo tiro dove al termine non so nemmeno da che parte prendere il reverso. Poi mi calmo e andiamo avanti.

Primo tiro

Primo tiro

Nico parte per il tiro chiave. Si sposta un metro a destra, si protegge e parte lasciandomi come compagno il suo zaino. Il tempo passa lento. La gente che cammina verso forcella Lavaredo mi sembra che passi pochi metri sotto di me. Mi giro quasi convinto che sia così. Un bambino fa versi strani e lo strozzerei. Le corde scorrono lente verso l’alto e guardandomi a destra e a sinistra la parete sembra che mi schiacci nella nebbia.

Roccia, verticalità e nubi

Roccia, verticalità e nubi

Il “dottore” mi dice di partire. Libero il suo zaino che scorre fino al primo moschettone tenuto da un friend all’inizio del diedro. Lo tolgo e lo zaino sale ancora senza problemi. Provo ad alzarmi io su questo metro di sesto meno. Metto la mano destra dove c’era la protezione, sopra a un cuneo di legno d’altri tempi; qui il bagnato crea una poltiglia scivolosa. Punto il piede, la mano sinistra ha una buona presa in alto, spingo; la mano destra non tiene e scivolo nel vuoto. Ai ripetitori ricordo che forse in questo punto troveranno il mio “parfum de la peur”. Torno sull’esile cengetta che cade fra le dense nubi mentre da sopra mi arriva una voce interrogatoria. “Tutto ok, sono scivolato” rispondo mentre le gambe tremano. La corda si tende sempre più, un grosso aiuto arriva dall’alto e questo mi da quel poco di coraggio che mi basta per riprovarci dopo un bel respiro. Tiro come un cinghiale ma sono fuori da quel punto. Ora mi aspettano una quarantina di metri di V+ su diedro verticalissimo e con lo zaino da sbloccare che mi precede!

Nel vuoto

Nel vuoto

Vuoto incredibile sotto i piedi, dopo una trentina di metri mi devo assicurare ad un chiodo e riposare: non ce la faccio più. Cinque minuti di relax e poi arrampico gli ultimi 10 metri fino alla sosta. Durissima per me questa lunghezza, fortuna che Nicola non s’è risparmiato con il recuperar corda, ma almeno non ho tirato su nessuna protezione e per me è già una vittoria!

Nicola mi attende in sosta

Nicola mi attende in sosta

Ancora tre tiri, uno facile sul quarto, poi uno stupendo su roccia fotonica sul quinto grado che giustamente ci gustiamo entrambi, poi ancora un gradone di IV prima di terminare la via senza pensare di salire gli ultimi centocinquanta metri per andare sulla cima visto che non vediamo che nebbia.

Ancora due tiri guardando nel nulla

Ancora due tiri guardando nel nulla

Penultima sosta

Penultima sosta

Finalmente fuori dalla via

Finalmente fuori dalla via

Mi rilasso quel poco che mi frega per la discesa non banale, così mi tocca penare nei brevi passaggi fino alla sosta di calata. Nicola mi fa da balia e lo ringrazio. Poi invece di fare una sola calata e riprendere per cengia detritica, si opta per le due corde doppie (25+50) fino alle ghiaie basali. Qui la nebbia si dirada e ci ritroviamo di fronte il rifugio Lavaredo. Una birra è d’obbligo!

Ora bisogna scendere e la concentrazione non deve calare

Ora bisogna scendere e la concentrazione non deve calare

Corda doppia

Corda doppia

Dal rifugio Lavaredo finalmente possiamo intravedere metà del percorso fatto

Dal rifugio Lavaredo finalmente possiamo intravedere metà del percorso fatto

Per il rientro non andiamo tanto più piano della salita, anzi! La fame comincia a farsi sentire e la voglia di essere seduti a mangiare è diventata ormai il nostro chiodo fisso. Non ci resta che prendere l’auto e cercare formaggi e affettato in qualche osteria.

La cima Ovest fa capolino fra le nuvole durante il rientro

La cima Ovest fa capolino fra le nuvole durante il rientro

Giornatona super ma una via al mio limite da secondo. Grazie Nicola per avermi portato e per la decisione di farla, ma in fondo lui sapeva bene che “di rif o di raf”, come aveva detto la mattina e al contrario di quello che pensavo io, quel tiro l’avrei salito. Una via storica in Tre Cime di Lavaredo che ricorderò a lungo anche se le immagini sono solo di roccia mista a nebbia.

Per la relazione, visto che non sarei stato capace di essere così corretto nella valutazione dei gradi di difficoltà, per questi mi rifaccio in gran parte a quelli di “Quarto Grado – Dolomiti Orientali vol 2“, una delle guide con la “G” maiuscola per Veneto e Friuli.

RELAZIONE via “Comici” alla Punta Frida

Ripetitori: Nicola Narduzzi e Andrea Favret

Data: 04 luglio 2016

Cima: Punta Frida

Parete: Sud

Gruppo: Tre Cime di Lavaredo – Dolomiti di Sesto

Sviluppo: 180 metri

Dislivello: 170 metri

Per raggiungere l’attacco conviene salire dal rifugio Lavaredo puntando la parete Sud di Punta Frida. Per tracce su ghiaie si punta a un’evidente diedro giallo posto sopra la fascia di cengie. Lì una breve rampa con cinque metri di II deposita su una di queste. Si perviene un vecchio chiodo con anello alla base.

Eccomi sul traverso

Eccomi sul traverso

Primo tiro. Verticalmente sul diedro grigio scuro che sale verticale su roccia compatta (IV) fino a uscire su una cengia. Spostarsi qualche metro a sinistra e risalire la fessura (IV+, 1 chiodo) fino a una seconda cengia dove poco a sinistra si rinviene la sosta. 25 metri

Secondo tiro. Superare il muro soprastante che ha inizio un metro a destra della sosta (V-) e poi seguire il diedro di roccia scura saltando la sosta che si trova (IV+, 2 chiodi); si arrampica ancora su uno dei due brevi canali che ci si parano davanti (2 mtri di IV+) e poi sulla cengia spostarsi un paio di metri a destra e sostare ove si pervengono i due chiodi. 25 metri

Terzo tiro. Superare la parete che strapiomba leggermente (V) e poi si punta all’evidente diedro giallo chiuso da un tetto (IV+). Senza fermarsi alla sosta, allungare bene con cordino e proseguire unendo il tiro successivo, ovvero un traverso verso destra senza alzarsi troppo (V-) fino alla sosta. 25 metri

Quarto tiro. Spostarsi ancora un metro a destra sull’esile cengia e lì risalire il diedro. I primi metri sono i più duri (VI-, un chiodo dopo un metro e mezzo) e poi si continua con arrampicata sul V+ sostenuto per 20 metri (2 chiodi). Quando si arriva al piccolo strapiombetto (2 chiodi appaiati) uscire dal diedro a destra (V in grande esposizione) per poi rientrarvi per continuare ancora con passaggi impegnativi (V+, 2 chiodi). Dove il diedro si esaurisce obliquare per pochi metri a destra su roccia meno verticale e più articolata (IV+) fino alla sosta su chiodi e clessidra. 40 metri

Quinto tiro. Rimontare la facile parete sovrastante stando a destra fino a un’ampia cengia (IV). Seguire questa verso sinistra fino alla sosta (I). 15 metri

Sesto tiro. Imboccare l’evidente diedro/camino di roccia grigia e risalirlo su ottima roccia (IV+). Seguirne ancora l’andamento arrampicare la magnifica placca bucherellata di sinistra (un passo di V poi IV+, un chiodo). Infine riportarsi nel mezzo del diedro su roccia articolata fino alla sosta (IV). 35 metri

Settimo tiro. Seguire gli ultimi tre metri del diedro (IV) e uscire su rocce rotte. Sosta su spostone. 15 metri

Linea di salita e via di discesa

Linea di salita e via di discesa

Per la discesa seguire a sinistra la grande rampa esposta disarrampicando alcuni punti (difficoltà fra il I e il II grado con un passaggio di III, vari punti dove poter effettuare brevi calate) fino a una grande conca dalla roccia scura. Da qui effettuare due calate a corda doppia, la prima da 25 metri e la seconda da 50. Con quest’ultima si viene depositati sulle ghiaie sottostanti.

Note. Per raggiungere la cima ci sono altri 150 metri da salire con difficoltà che non superano mai il IV ma su roccia non buona. In caso di maltempo (com’è successo a noi) è consigliabile il rientro come descritto sopra.

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