Ritorno sulle belle Giulie: il Campanile di Villaco

Quando si va sulle Alpi Giulie si va quasi sul sicuro: bei panorami, bassa frequentazione, belle vie, lunghi avvicinamenti. Infatti è andata proprio così! In cinque ci ritroviamo a salire da Sella Nevea verso il rifugio Corsi attraverso il passo degli Scalini per arrampicare lungo la Weiss al campanile di Villaco.

Si parte: Sella Nevea

Si parte: Sella Nevea

La mattinata inizia relativamente presto e salendo tranquilli percorriamo il sentiero CAI 625 godendoci la vista verso Sud, principalmente attratti dal Canin e dal Forato. Il tempo sembra essere dalla nostra e le preoccupazioni della pioggia, che le previsioni davano, si allontanano sempre più.

Sentiero CAI 625

Sentiero CAI 625

Canin e compagni

Canin e compagni

Si sale volentieri senza la grande calura

Si sale volentieri senza la grande calura

Giunti al passo degli Scalini ci fermiamo a riprendere fiato e soprattutto per ammirare la magnifica valle sulla quale è posto in un punto incredibile il rifugio Corsi. Percorriamo una vecchia trincea di guerra per qualche decina di metri per poi tornare sul sentiero e puntare all’attacco della via da salire.

Marmotta

Marmotta

La bella conca dove si erge il rifugio Corsi

La bella conca dove si erge il rifugio Corsi

Resti di trincea

Resti di trincea

Arrivati sotto il Campanile, dopo aver passato il famoso Ago di Villaco e personalmente esser rimasto un po’ deluso per la sua poca altezza (benché abbia una forma armoniosa e fantastica), saliamo le ghiaie e decidiamo per salire una variante, ovvero i primi tiri della via del Tac per poi ricongiungerci alla Weiss. Trovato uno spit con cordone ci leghiamo e ci attacchiamo la ferraglia.

Ago di Villacco, anche in questa giornata affollato (almeno 6 cordate si sono susseguite)

Ago di Villaco, anche in questa giornata affollato (almeno 6 cordate si sono susseguite)

Galleria della Grande Guerra

Galleria della Grande Guerra

Verso l'attacco

Verso l’attacco

Fulvio sale con Michele e la Lucianina, io invece faccio cordata con Marco. Partiamo e subito i primi metri ci fanno guardare bene dove mettere mani e piedi, ovvero un bel quarto grado (forse ci starebbe un più, ma si sa che il primo tiro fa brutti scherzi) che perde dopo poco difficoltà fino alla prima sosta.

Primo tiro

Primo tiro

Alla fine del secondo tiro con Fulvio ci interroghiamo se scendere o meno per due motivi: non siamo sulla variante giusta e le nuvole cominciano a farsi minacciose sopra di noi. Decidiamo per un altro tiro.

Lungo la variante iniziale

Lungo la variante iniziale

Saliamo e alla terza sosta decidiamo di non ritirarci vista la possibilità di calarsi facilmente. Al quarto tiro andiamo a fare un secondo tratto di IV, anche qui passaggio secco ma da prendere bene. In compenso i due spit danno notevole sicurezza. Alla quarta sosta cominciamo a salire la via Weiss.

Quarto tiro

Quarto tiro

Mi do il cambio con Marco mentre il terzetto rimane invariato su chi tira da primo. Segue un quinto tiro un po’ così dove qualcuno non trova una sosta e dove qualcun altro fa cadere un  chiodo… poi la prima grande fessura. Un bel tiro che Marco si gusta tutto, poi due amichevoli urlate fra me e Michele che non guastano e poi l’altra grande caratteristica fessura, un po’ più facile della precedente ma su bella roccia.

Marco lungo il quinto tiro

Marco lungo il quinto tiro

Gente sull'Ago

Gente sull’Ago

Michele estrae i chiodi. Forza bruta!

Michele estrae i chiodi. Forza bruta!

Forza troppo bruta...

Forza troppo bruta…

La prima grande fessura

La prima grande fessura

La seconda caratteristica fessura

La seconda caratteristica fessura

Tira ancora Marco una lunghezza poi l’ultima tocca a me. Placca super per finire su una terrazza detritica. Ricordo che la relazione dava un terzo, ma non lo vedo. Sento l’altra cordata che chiacchera e capisco d’essere a qualche metro dalla cima. Mi guardo attorno, giro a destra e sinistra, poi vedo un canale facile ma marcio… mumble mumble… torno indietro e punto un altro canale decisamente migliore. La corda è appoggiata a terra ma sono a due metri dalla terrazza. Vedo un chiodo e poi poco sopra un secondo. Salgo. Non è terzo, è decisamente un quarto bello pieno. Sbuco fuori e ecco lì gli altri. Chiamo Marco che ci raggiunga.

Ancora Marco lungo il canale dell'ottava lunghezza

Ancora Marco lungo il canale dell’ottava lunghezza

Sulla terrazza detritica

Sulla terrazza detritica

Sulla cima spettacolo a 360 gradi! Bellissima la cima di questo Campanile. Una firma sul libro di vetta, due chiacchere, un po’ di riposo, molte foto.

Forcella e cima del Vallone. A destra spunta la cima Alta di Riobianco

Forcella e cima del Vallone. A destra spunta la cima Alta di Riobianco

Sulla cima del Campanile di Villacco

Sulla cima del Campanile di Villacco

Cominciamo poi la discesa lungo la normale. Un breve camino di II+ ci fa porre attenzione, poi una cengia, un canale, una calatta e siamo fuori dalle difficoltà.

Lungo la normale in discesa

Lungo la normale in discesa

La parete discesa in corda doppia

La parete discesa in corda doppia

Il rientro è lungo un gran cengione verde che ci spinge fin quasi al passo degli Scalini dove qualche stambecco ci guarda con ben poca curiosità e ancor meno timore. Poi dal passo all’auto è un trasportarci a valle senza grandi fatiche.

Stella Alpina

Stella Alpina

Sotto al bel calcare delle Giulie verso il passo degli Scalini

Sotto al bel calcare delle Giulie verso il passo degli Scalini

Stambecchi

Stambecchi

Stambecco

Stambecco

Si rientra fra qualche vecchia postazione di guerra

Si rientra fra qualche vecchia postazione di guerra

Splendida giornata e splendida via. Quasi non me l’aspettavo così bella. Peccato non aver fatto i primi due tiri della via del Tac, ma anche questa variante di mezzo è stata simpatica, come l’uscita alla cima. Alla fine, come sempre accade sulle Giulie (ma non solo per le Giulie), giornata super!

Il cengione verde e il Campanile di Villacco

Il cengione verde e il Campanile di Villaco

Ammirando le Giulie

Ammirando le Giulie

RELAZIONE della via Weiss al Campanile di Villaco (con varianti)

Ripetitori: Andrea Favret e Marco Redolfi – Fulvio Tuti, Michele del Fiol e Luciana Durban

Data: 30 luglio 2016

Zona: Alpi Giulie

Gruppo: Jof Fuart

Cima: Campanile di Villaco, 2247 metri slm

Parete: Est e Sud-Est

Sviluppo: 370 metri

Dislivello: 270 metri

L’attacco si trova sulla parete Est del campanile. Dal rifugio Corsi si prende il sentiero CAI 625 e dopo cinque minuti si è sotto le placche iniziali. Da qui si risale il pendio che porta verso l’evidente fessura/canale caratteristica della parete. Senza raggiungerla ci si ferma alla parete dalla forma triangolare che si collega alla cengia che sormonta una parete a righe verticali bianche e nere. Alla base, circa una quindicina di metri dal punto più basso di suddetta parete, si perviene uno spit con cordone dove inizia la via.

Primo tiro. Puntare allo spit che sta 4 metri sopra la partenza per poi tendere verso destra al secondo spit (IV), da qui proseguire sempre per belle placche lavorate fino alla sosta (III, 1 spit). 25 metri

Secondo tiro. Salire verticalmente la placca fino a dove la parete va a formare un diedro (III, due spit). 35 metri

Terzo tiro. Salire la parete destra del diedro che è sostanzialmente una rampa appoggiata fino alla sosta sulla parete di sinistra (III con un passo finale di III+, un chiodo). 30 metri

Quarto tiro. Salire la facile placca (II) e, tralasciando il canalino che sale più facilmente a sinistra, puntare alla fessura che si ha di fronte (II). Risalirla con bel passaggio verticale (IV, due spit) e poi per comoda cengia spostarsi a sinistra per 20 metri oltre allo spigolo accennato fino alla seconda sosta che s’incontra (elementare). 45 metri

Quinto tiro. Spostarsi a sinistra fino a una vecchia sosta su chiodi (elementare) e da qui cominciare a risalire la parete appoggiata fino alla sosta posta a destra della grande fessura che si troverà poi (I e II con passi di III). 50 metri

Sesto tiro. Salire stando maggiormente sul lato sinistro del grande intaglio fin dove questo si trasforma in canale (IV, 3 chiodi). Rimanere sempre sul lato sinistro, roccia migliore anche se sicuramente non bella, e risalire suddetto canale  fino alla sosta (III). 50 metri

Settimo tiro. Ancora lungo una grande fessura e sempre sulla parete di sinistra che la forma, con bella arrampicata su placca si arriva alla sosta sullo spigolo dove la parete si esaurisce (III+, 3 chiodi). Qui conviene allungare bene con cordino una protezione sulla sosta e proseguire per facili gradoni fino a quella successiva (I con passi di II). 55 metri

Ottavo tiro. Arrampicare lungo l’ampio canale, che si apre a destra, sul lato destro di questo (III, 1 chiodo) per arrivare quasi su una crestina. Qui proseguire tendendo a sinistra e quando il canale diventa appena accennato spostarsi sull’altro suo lato dove si trova la sosta sotto una bellissima placca (II). 40 metri

Nono tiro. Salire la bellissima placca ove la roccia bianca si fonde con la nera fino a uscire su una terrazza detritica (III+, 1 chiodo); puntare direttamente al canalino aggettante che si ha di fronte (I) e risalirlo (IV, 2 chiodi) per poi rinvenire al suo termine una sosta su spit con anello su una salda paretina a destra (I, attenzione ai detriti). 40 metri

Linea di salita

Linea di salita

Discesa. Si prende un canalino verso Nord e si scende fino a una cengia (I, 8 metri) che si segue a destra. Qui si trova un secondo canalino dove una volta c’era un cordone: scendere prestando attenzione (II+, 5 metri). Deviare ora a sinistra per cengia fino a un evidente canale che scende fino a un’evidente forcella. I primi 20 metri sono elementari, poi quando il canale si apre c’è la possibilità di scegliere di fare una calata da 25 metri (sosta con tre chiodi a sinistra) oppure disarrampicare fino al grande intaglio (II+). Ora per tracce di sentiero, perdendo veramente poca quota, ci si dirige lungo la grande cengia verde verso Ovest dove si esce sul sentiero CAI 625 che dal Passo degli Scalini porta al rifugio Corsi.

Note. I primi quattro tiri e l’uscita sul canalino aggettante sono delle varianti rispetto alla via originale; questa partirebbe più a destra, dove si nota la grande fessura cammino, per poi congiungersi sul canalino (che noi abbiamo evitato) al quarto tiro, con difficoltà sul III grado; viceversa a sinistra di dove abbiamo attaccato si trova, poco oltre una fessura canale, la variante della Via del Tac (4b e 5a). L’uscita invece, giunti sulla terrazza detritica, sarebbe a destra seguendo una cengetta. Anche qui le difficoltà (come da relazioni lette) resterebbero sul III grado. La roccia è quasi sempre ottima tranne nella terza lunghezza e in quella della prima grande fessura, soprattutto nel canale soprastante. Alla fine della quarta lunghezza sarebbe meglio sostare sulla sosta che si ha di fronte all’uscita della fessura e poi aggiungere un mini-tiro lungo la cengia (o proseguire in conserva), ma per velocizzare si può fare come da relazione. Al settimo tiro si può spezzare la lunghezza in due, se invece lo si unisce ricordo nuovamente di mettere una protezione sulla sosta intermedia per fare in modo che la corda non vada dentro alla grande fessura disturbando l’arrampicata del secondo di cordata soprattutto per la possibile caduta di sassi.

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Una risposta a “Ritorno sulle belle Giulie: il Campanile di Villaco

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