Salita “ar Cervino de noialtri”: il Duranno

Ecco la giornata in cui si va sul Duranno, dopo giorni e giorni di programmazione… anzi no. In realtà come ripiego per il forte dolore al braccio di Fulvio e al mio mal di schiena, invece d’andare a fare una vietta da qualche parte si decide di salire al Cervino del Friuli.

La meta odierna: il Duranno

La meta odierna: il Duranno

Partiamo prestino (Fulvio, Michele, Isabella ed il sottoscritto) ma nemmeno a orari impossibili e arrivati a casera Mela cominciamo la salita verso il rifugio Maniago. Come al solito si sale velocemente, il Titti ha il turbo e fra due chiacchere e uno sguardo alla figura della montagna da salire, in un’ora e un quarto siamo a bere un caffè alla struttura del CAI.

Si parte dal parcheggio sotto casera Mela

Si parte dal parcheggio sotto casera Mela

Rifugio Maniago

Rifugio Maniago

La fontana nei pressi del rifugio

La fontana nei pressi del rifugio

Ripresa la salita sempre lungo il sentiero numerato 374 ci dirigiamo verso la forcella del Duranno. Prima tra i mughi e poi per ghiaie saliamo un po’ meno spediti di prima. Un ultimo tratto fra facili roccette ed eccoci sull’ampia sella. Peccato che le nuvole oggi la facciano da padrone e che i panorami risultino smorzati. Poco importa perché siamo comunque attirati maggiormente dagli stambecchi, qui abituati alla presenza dell’uomo e quindi senza paura verso le nostre quattro figure.

Il sole comincia ad illuminare le pareti del Duranno

Il sole comincia ad illuminare le pareti del Duranno

Borgà, la Palazza e Zita

Borgà, la Palazza e Zita

Garofanino

Garofanino

Sotto alla forcella

Sotto alla forcella

Dalla forcella, Frati e Preti

Dalla forcella, Frati e Preti

Genzianella Germanica

Genzianella Germanica

Fra le nubi il Vacalizza

Fra le nubi il Vacalizza

Mr Stambek

Mr Stambek

Maschio adulto di stambecco

Maschio adulto di stambecco

Dalla forcella abbandoniamo i sentieri CAI e cominciamo a salire l’evidente traccia che dalla base dell’evidente spigolo Sud del Duranno. Saliamo per verdi fino a una rientranza rocciosa che risulterebbe ottima come riparo. Ci mettiamo casco e imbrago e risaliamo la breve paretina per poi proseguire su roccia e ghiaie.

Abbandonato il sentiero si segue la parte bassa dello spigolo Sud

Abbandonato il sentiero si segue la parte bassa dello spigolo Sud

Ancora stambecchi, qui il gruppo è molto numeroso

Ancora stambecchi, qui il gruppo è molto numeroso

Sempre più nubi

Sempre più nubi

Casco e imbrago, ma nel mentre si guardano i panorami

Casco e imbrago, ma nel mentre si guardano i panorami

I bolli non mancano, anzi a volte sono veramente eccessivi, e dopo aver superato un camino che non supera il II grado, in breve ci ritroviamo su un ampio terrazzo dove ha inizio la grande cengia che gira completamente attorno alla montagna. Una freccia indica di svoltare a destra ma noi sappiamo che invece il grande canale di salita è a sinistra.

Scorcio

Scorcio

Detriti e roccia

Detriti e roccia

Sole e nubi sulle pareti del Duranno

Sole e nubi sulle pareti del Duranno

Raponzolo di Roccia

Raponzolo di Roccia

Forme dolomitiche

Forme dolomitiche

Uscita dal canale

Uscita dal canale

Brevi tratti di arrampicata elementare

Brevi tratti di arrampicata elementare

Seguiamo l’ampia cengia facendo un minimo d’attenzione in due punti dove bisogna appoggiare le mani. L’ambiente è sicuramente grandioso e le pareti salgono verticali sopra di noi. Poi di colpo ecco il grande canale aprirsi poco lontano da noi. Una troppo grande freccia rossa indica di salire ancor più a sinistra.

La grande cengia

La grande cengia

Uno dei passaggi esposti ma non difficili lungo la cengia

Uno dei passaggi esposti ma non difficili lungo la cengia

Verticali pareti sopra di noi

Verticali pareti sopra di noi

Altro passaggio "monitorato" da Fulvio

Altro passaggio “monitorato” da Fulvio

Fine della cengia

Fine della cengia

Noi naturalmente stiamo a destra. I bolli di colpo sono scomparsi ma notiamo un ometto più su nel canale e la via è abbastanza logica. Un po’ zigzagando saliamo fin sopra la freccia e poi per un camino leggermente strapiombante di terzo grado bello pieno/abbondante siamo a fianco del canalone. Ma non doveva essere secondo grado? Attraversiamo fino a entrare nella verticale di salita di questo grande colatoio di sassi e lo scopriamo immediatamente.

Una delle soste

Una delle soste

Il passaggio di III pieno iniziale

Il passaggio di III pieno iniziale

Quasi nel canale

Quasi nel canale

Spostati sulla sinistra di questo iniziamo lungo una bella parete levigata di II+ per poi spostarci dove la via è più comoda con passaggi sicuramente più semplici. A metà canale dobbiamo salire nel mezzo di questo, un passo di III+, ben protetto con tre chiodi, obbliga la mia schiena a lasciar passare gli altri e attendere un attimo. Altri quattro ragazzi cha salgono assieme a noi ci dicono che lì, sul vecchio chiodo arrugginito, c’era una fettuccia che serviva per azzerare il passaggio. In ogni modo riesco a salire pur’io e a raggiungere il Miki che mi sta facendo sicura da una sosta poco più su dopo un tratto decisamente friabile.

Nel canale, Fulvio affronta il passaggio chiave

Nel canale, Fulvio affronta il passaggio chiave

Assicurati, non si sa mai visto le scariche!

Assicurati, non si sa mai visto le scariche!

Ancora qualche passaggio fra il I e il II grado, molta attenzione ai sassi che cadono e a non smuoverne altri, e poi eccoci sulla bancata finale. Ultime fatiche e siamo sulla cima del famoso Duranno.

Michele sulla bancata finale

Michele sulla bancata finale

In cima

In cima

Sotto di noi cima Frati non sembra nemmeno una cima mentre i Preti ha un’aria ancora più imponente da questa angolazione. La cima più bassa del Duranno sembra sospesa nel vuoto per le nuvole che nascondono tutto mentre un raggio di sole ci lascia riposare beati senza che l’aria disturbi.

Cima Preti, da qui mostra tutta la sua imponenza

Cima Preti, da qui mostra tutta la sua imponenza

Duranno, 2668 metri slm

Duranno, 2668 metri slm

L'altra cima del Duranno

L’altra cima del Duranno

Dopo un quarto d’ora di riposo e qualche foto cominciamo il rientro. Con una corda da 60 metri iniziamo le calate. Le soste sono poste tutte per scendere con corda doppia su distanze che vanno dai 20 ai 25 metri e solo in un caso risulta da 30 metri. Mentre scendo lascio un cordino, su un chiodo nuovo e buono e non su quello vecchio, sul passaggio più difficile di salita dove c’era la fettuccia; ai posteri l’aiuto.

Pronto alla discesa

Pronto alla discesa

Nuovamente al canale

Nuovamente al canale

Fra roccia e vuoto

Fra roccia e vuoto

Il cordino lasciato dove una volta c'era una storica fettuccia

Il cordino lasciato dove una volta c’era una storica fettuccia

In calata nel canale

In calata nel canale

Ci avvolgono le nubi

Ci avvolgono le nubi

Nel canale

Nel canale

Le ultime due calate, usciti dal canale, le effettuiamo dove indicava la freccia, ovvero una decina di metri a sinistra di questa. O meglio, Fulvio e io disarrampichiamo per vedere dov’era la via originale e devo dire che lo scendere mi aiuta un po’ ad allungare i muscoli della schiena che sta ancora facendomi vedere le stelle ed effettivamente lì constatiamo che non si supera il II grado.

Quasi fuori dal canale

Quasi fuori dal canale

Lasciamo definitivamente il cielo azzurro

Lasciamo definitivamente il cielo azzurro

Nuovamente sulla cengia

Nuovamente sulla cengia

Pinnacolo

Pinnacolo

Nuovamente lungo il cengione e poi attraverso il camino che ci deposita sulla parte bassa della cresta. Nemmeno troppo stanchi in un attimo siamo in forcella dove ci ricongiungiamo tutti e quattro visto che ci eravamo allontanati chi per far foto e chi per una pausa nell’intermezzo. Poi assieme torniamo al rifugio.

Isabella nel rientro

Isabella nel rientro

Canale iniziale di II in discesa

Canale iniziale di II in discesa

Michele disarrampica

Michele disarrampica

Quasi in forcella

Quasi in forcella

Dentro al Maniago il gestore, in maniera molto burbera e soprattutto maleducata ci fa presente che lì o si mangia quello che vuole lui o che possiamo andare da un’altra parte. Bastava dirlo in altra maniera, magari come avevamo educatamente chiesto noi se potevamo avere un semplice piatto di affettati (mica una calamarata con ragù di pesce spada!), e sicuramente ci saremmo fermati almeno per brindare con una birra la cima fatta, e invece infastiditi lasciamo ben (o mal?) volentieri le quattro bottiglie di “spremuta di luppolo” sul bancone e ce ne andiamo di corsa lungo il sentiero fatto la mattina in salita fino all’auto. Per la cronaca, ci rifaremo all’enoteca Corona a Erto Vecchia dove consiglio assolutamente una visita e son contento di fargli un minimo di pubblicità gratuita!

Verso la birra

Verso la birra

Alla nuova ricerca di birra

Alla nuova ricerca di birra

Quasi all'auto, la giornata è finita

Quasi all’auto, la giornata è finita

Alla fine una gran cima, di quelle che in molti vorrebbero fare, ma che a noi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca. Sarà stato per le nuvole che hanno concesso poco, sarà perché oltre all’ambiente grandioso sotto le pareti quello che si apre attorno non è così stupefacente, o più probabilmente per quel canalone che tanti descrivono come magnifico quando non lo è sia per l’arrampicata che per i sassi che scarica continuamente, ma a noi (tranne che a Isabella) questo Duranno non è piaciuto molto. Pazienza; comunque il “Cervino de noialtri” lo abbiamo fatto!

 

 

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2 risposte a “Salita “ar Cervino de noialtri”: il Duranno

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