Da Mezzomonte alla casera Val de Friz, sempre una nuova emozione

28 settembre 2016, voglia solo di camminare. E’ da quasi un anno che non vado in casera Val de Friz e quale giornata migliore potrei scegliere! Limpido, primi freschi, nessun orario da rispettare e solo, senza neanche un pensiero, libero di camminare e basta.

Mezzomonte, tutti dormono ancora

Mezzomonte, tutti dormono ancora

L’escursione parte da Mezzomonte (479 metri slm, Polcenigo – PN) mentre il paese si deve ancora svegliare e il sole si sta stiracchiando sotto le coperte dell’orizzonte. Dopo poco, alla croce di legno addobbata, prendo la stradina che sale ripida fra le case e che poco oltre si trasforma in sentiero. Nessun affanno, oggi non corro e non voglio correre.

Una delle particolari croci del paese

Una delle particolari croci del paese

Nel sentiero che porta verso le Longiareze

Nel sentiero che porta verso le Longiareze

Entrando nel buio del bosco

Entrando nel buio del bosco

Conosco bene tutto il percorso ma me lo gusto come la prima volta. Appena il bosco di faggi mi lascia uno spiraglio ecco il sole che fa capolino e che comincia a scaldare l’aria frizzante. Una foto mentre mi accorgo di alcune more che poi non manco di mangiare, dolci come non m’aspettavo.

L'alba

L’alba

Mora

Mora

Nella zona delle Longiareze vado in cerca dei vecchi ruderi ai quali non avevo mai dato importanza. Qui una volta c’era un piccolo villaggio. Non ne conosco la storia ma una mappa informativa a Dardago m’aveva incuriosito con quel suo simbolo di “sito di interesse archeologico”. Mi informerò, penso, e riprendo la camminata.

Località Longiareze

Località Longiareze

Ruderi del Longiareze

Ruderi del Longiareze

Uscito dagli alberi ecco il bivio con il sentiero CAI 984 che sale da Dardago e che continua verso la val de Lama, dove naturalmente seguo in salita. Il Candole e il Sauc si fanno ammirare baciati dalla luce calda dell’alba, il tutto scivola via lento ma allo stesso tempo veloce, e di colpo mi ritrovo ai ruderi del Ciavalir. Non mi fermo come solitamente facevo, voglio andare subito alla lama poco sopra.

Monti Candole e Sauc

Monti Candole e Sauc

Nei pressi del Ciavalir

Nei pressi del Ciavalir

Arrivato alla pozza qualche asino distante ha già preso la direzione della casera, solo uno sotto ad un albero sembra quasi giocare a nascondino. Mi fermo qualche minuto, e a parte l’odore lasciato dalle feci degli animali, il tutto è sempre bellissimo.

La val de Lama

La val de Lama

Qualcuno vuole giocare a nascondino?

Qualcuno vuole giocare a nascondino?

La lama

La lama

Proseguendo lungo il sentiero, mentre il sole si alza e i colori caldi vanno via via sparendo, mi accorgo di un piccolo cartello che non avevo mai visto. Sicuramente è stato posto questa estate ma la cosa mi incuriosisce. Seguo una flebile traccia segnata da sbiaditi bolli rossi e poi, grazie a qualche ometto, eccomi di fronte a una targa che ricorda il “Pazzo Volante” Andrea Citi che, credo in questa zona, si schiantò con il suo velivolo mentre seguiva il suo Capitano. Erano i pionieri delle Frecce Tricolori, Citi poi era un rivoluzionario degli esercizi con il suo velivolo, ne inventò di nuovi che al tempo erano visti come cose impossibili. Fece anche le prime figure a due, con un suo compagno su un altro aereo, cosa impensabile; un pazzo si, ma anche un genio telentuoso dell’aria. Ma torniamo all’escursione…

Magie della natura

Magie della natura

Nuova indicazione

Nuova indicazione

Il cippo

Il cippo

Dopo la breve deviazione ritorno sui miei passi e mi ritrovo a mezza costa ad andare verso Nord-Est. Tratti aperti e tratti di bosco, passando per i casoni Centolina. Poi l’altro bivio con il 984a che sale da Dardago. Mi verrebbe voglia di scendere per il Pissol ma sono quasi alla mia meta e lascio perdere.

Sentiero CAI 984

Sentiero CAI 984

I muretti a secco nei pressi dei Casoni Centolina

I muretti a secco nei pressi dei Casoni Centolina

Funghi

Funghi

Avvisaglie d'autunno

Avvisaglie d’autunno

Tabelle, bisogna salire ancora

Tabelle, bisogna salire ancora

Ancora nel bosco, tranquillo e stupendo, fino a dove questo lascia spazio a un bel prato verde dove sorge la bella casera Val de Friz (1515 metri slm). Una firma sul libro del bivacco, un timbro sul mio taccuino, e poi un po’ di meritato riposo al sole sulla panchina fuori dalla struttura. Mi godo ogni secondo, sono lì fermo con il sorriso, fra i rumori quieti della montagna e la solitudine cercata.

Ultimo tratto di bosco prima della casera

Ultimo tratto di bosco prima della casera

Quasi arrivato...

Quasi arrivato…

Casera Val de Friz

Casera Val de Friz

Momenti di relax

Momenti di relax

Mi decido a rientrare e comincio la discesa per la via di salita. Le gambe non sono pesanti e il caldo è assente, ma non corro nemmeno ora, tranquillo, con il panorama della pianura offuscato un po’ dall’umidità che sale dal suolo.

Ora di rientrare

Ora di rientrare

Ancora ruderi

Ancora ruderi

Scendendo, panorama verso la pianura

Scendendo, panorama verso la pianura

Arrivato in val de Lama ecco gli asini nei pressi della pozza, oltre a qualche cavallo. Ma quanti sono! Anche qualche nuovo arrivato, che sembra avere il pelo fatto di batuffoli di lana, incuriositi e allo stesso tempo spaventati dallo straniero; o forse messi in guardia dalle madri che provano a mettersi fra me e loro. Ma non voglio disturbare oltre e scendo.

Nuovamente alla lama, ma questa volta affollata

Nuovamente alla lama, ma questa volta affollata

Tutti nascosti!

Tutti nascosti!

Giovane asinello

Giovane asinello

Val de Lama

Val de Lama

Prima d’arrivare al bivio che mi porterebbe a scegliere fra Dardago e Mezzomonte decido per una deviazione fuori traccia e provare ad arrivare direttamente ai ruderi del Longiareze. Giù fra i giovani alberi che tengono il sottobosco abbastanza pulito, scoprendo un bellissimo fiore di Lattuga Alpina su un tratto di ripida radura, ed eccomi nuovamente sul sentiero ma ben oltre ove pensavo d’arrivare. Non importa, ho solo tagliato un po’ di più.

Colchici

Colchici

Fossili

Fossili

Fuori traccia

Fuori traccia

Lattuga Alpina

Lattuga Alpina

Manca poco all’auto. Il sentiero mi regalo un tunnel naturale prima d’arrivare a Mezzomonte, ora sveglia con le sue vecchine che parlano in un cortile mentre poco più in là c’è chi mette a posto un piccolo orto. Due parole con delle vecchie conoscenze e poi ecco la mia autovettura. La giornata è finita.

Galleria naturale

Galleria naturale

Ritorno a Mezzomonte

Ritorno a Mezzomonte

Sempre bello salire lì sopra, sempre piacevole, anche se tutto sembra uguale ogni volta è diverso, una scoperta continua. Un percorso che non delude mai.

Mappa dell'escursione

Mappa dell’escursione

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Una risposta a “Da Mezzomonte alla casera Val de Friz, sempre una nuova emozione

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