Nel vuoto. Solo in parete

[…] Mortimer era comunque molto preoccupato per quello che gli stava chiedendo. E se cade e si ammazza solo perché vogliamo girare un film? Non credo che potrei sopravvivere a un rimorso del genere. Anche il resto della squadra era in apprensione. “Quando ci trovammo a Springdale la sera prima della ricostruzione eravamo tesissimi” racconta Mortimer. “Eravamo in pizzeria, aspettammo che Alex andasse in bagno, ci guardammo negli occhi e ci dicemmo:
– Forse dovremmo lasciar perdere.
Quando Alex tornò, gli domandai:
– Senti, sei sicuro…?
Lui sbottò:
– Siete proprio delle femminucce! Devo rivolgermi a qualcun altro?”

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Per le riprese, Alex salì in free solo i tiri di grado 5.12 sopra il diedro di 60 metri, incastrando nella fessura appena le prime falangi delle dita, esattamente com’era successo nell’impresa dell’aprile precedente. Mortimer racconta ancora: “Faceva freddo e tirava vento. L’esposizione in cima al Moonlight Buttress è pazzesca. Dà le vertigini, come nessun altro punto su El Cap. Mentre filmavamo, a pochissima distanza da Alex, cercammo di fare attenzione a non muovere nemmeno un mignolo per non distrarlo. In condizioni simili, ci manca solo che ti cada un copriobiettivo o che sposti una pietra, anche minuscola”. Malgrado la situazione, Mortimer e i suoi operatori erano affascinati. Con le dita negli incastri e i piedi incollati alla parete liscia, sembrava che Alex avesse soltanto una minima presa sul mondo. Sotto di lui si spalancava un abisso di oltre 250 metri. Se fosse caduto, si sarebbe schiantato alla base della parete senza colpire nulla nel tragitto. In quel momento, Alex si girò verso la telecamera e disse: “Volete che la faccia sembrare difficile?”. Secondo Mortimer. in realtà stava pensando: “Chissà quanto si stanno annoiando”. Poco dopo, Alex, incastrò un ginocchio in una fessura, lasciò andare le mani all’improvviso ed esclamò esultante: “Kneebar senza mani, ragazzi!”. […]

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Leggendo questo pezzo sembra che Honnold sia un pazzo che gioca con la vita, ma invece lui è il più consapevole di tutti su quello che fa, su i suoi limiti. Forse gli da pure un valore più alto di quello che noi possiamo dargli.
Un libro che fa sognare i climber con imprese che non sembrano di questo mondo ma che invece un ragazzo, che giudica l’alpinismo pericoloso, compie quasi come fosse la normalità, cosciente però che normalità non è e che qualcuno prima o poi sarà in grado di fare qualcosa di ancor più incredibile.

Un libro che nella propria “biblioteca della montagna” non dovrebbe mancare. Un libro incredibile, anche molto scorrevole, che personalmente ho divorato e che ogni tanto riprendo in mano anche solo per leggere qualche capitolo. Super.

Per chi volesse si può trovare a buon prezzo su questo link di AMAZON

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