“La Grande” della val Rosandra

Eccoci ancora in val Rosandra, con Fulvio e Marco, trascinato su una via che ancora non mi sento pronto da affrontare; ma va bene, cercherò di fare il buon secondo e di non pesare troppo sulla salita. Ci ritroviamo così a raggiungere in pochi minuti l’attacco della famosa “La Grande” mentre un bel sole scalda noi e la roccia.

Salendo il primo tiro, ecco che fra gli alberi spicca il pilastro de La Grande

Salendo il primo tiro, ecco che fra gli alberi spicca il pilastro de La Grande

Il primo sarà Fulvio per tutta la salita. Unisce i primi due tiri, facili, e ci ritroviamo su una cengia sotto la parte dura che solo a guardarla lo si capisce. Abbandoniamo momentaneamente due zaini e ne portiamo su uno per non lasciare incustoditi portafogli e cellulari e per avere qualche cosa da bere.

Primo tiro

Primo tiro

Marco lungo il primo tiro

Marco lungo il primo tiro

Il secondo tiro è corto, una quindicina di metri, fin sotto ad un tetto. L’arrampicata è di placca, bella e ben protetta da clessidre e spit. Ci divertiamo tutti. La sosta è un po’ scomoda ma c’è di molto peggio.

Secondo tiro, breve ma bello

Secondo tiro, breve ma bello

Il terzo tiro bisogna salire il tetto. L’amico sale da primo sbuffando, ma passa egregiamente. Poi sopra non lo vediamo, ma la corda sale piano, quindi le difficoltà non sono di certo finite. Arrivato alla sosta ci chiama e parto mentre Marco attende. Azzero il passaggio e al secondo spit m’incastro in questo non riuscendo a far uscire la corda e mi sento come catapultato nel programma “principianti allo sbaraglio”, dove anziani e non stanno lì a guardare la mia goffaggine urlando e facendo suonare enormi campanacci. Dopo 5 minuti a tenermi su una lama, tirando corda e rinvio sotto ai piedi, finalmente mi libero ma ho un  braccio che dir ghisato è dir poco. Non riuscirei a tenere in mano nemmeno un foglio di carta! Mi riposo un bel po’ bloccando anche Marco e poi riprendo. Il diedro sopra è bello tecnico ma le braccia indurite mi portano a uscire a sinistra invece che a destra. Tiro fortunatamente, per me, finito.

Fulvio si intravede oltre il tetto

Fulvio si intravede oltre il tetto

Il tetto

Il tetto

Dalla sosta oltre il diedro tecnico

Dalla sosta oltre il diedro tecnico

Lo spigolo Verde

Lo spigolo Verde

Mancano ancora due lunghezze. Lascio a Marco l’incombenza di fare da sicura mentre Fulvio unisce nuovamente i tiri di corda saltando la sosta intermedia che di sicuro ha visto momenti molto migliori; intanto io riposo le braccia. Tocca a noi: saliamo bene, senza gloria e senza infamia, con un’altra bella arrampicata iniziale di placca, per poi passare un diedro e infine dei gradoni pieni d’erba ma da non sottovalutare. Arrivati alla sosta, stretta di mano e ci prepariamo alle calate.

Marco assicura

Marco assicura

Fulvio riparte per l'ultimo tiro

Fulvio riparte per l’ultimo tiro

Ultimo difficile passaggio

Ultimo difficile passaggio

Fuori dalle difficoltà maggiori

Fuori dalle difficoltà maggiori

La compagna e la bimba di Marco ci osservano dall'ex ferrovia

La compagna e la bimba di Marco ci osservano dall’ex ferrovia

Marco sulla placca sotto il diedro del quarto tiro

Marco sulla placca sotto il diedro del quarto tiro

Marco sulla placca sotto il diedro del quarto tiro

Marco sulla placca sotto il diedro del quarto tiro

Dall'ultima sosta, il golfo di Trieste

Dall’ultima sosta, il golfo di Trieste

Una prima calata ci deposita sulla sosta della catena “marcia” e poi con la seconda scendiamo di quasi 60 metri fino agli zaini. Rimettiamo via tutto e da lì un sentiero, con 10 minuti di cammino, ci riporta senza grossi problemi alla stradina fatta la mattina.

Prima calata

Prima calata

Foto di gruppo durante la discesa

Foto di gruppo durante la discesa

Seconda calata a corda doppia

Seconda calata a corda doppia

Bella via, non ancora per me ma bravissimo Fulvio per averla fatta pulita da primo. Bullissimo! Poi il pranzo al rifugio Premuda con birrozza al seguito è stato quasi d’obbligo per festeggiare la bella giornata.

Si rientra con calma verso l'auto

Si rientra con calma verso l’auto

RELAZIONE “La Grande” in val Rosandra

Ripetitori: Fulvio Tuti, Favret Andrea e Marco Redolfi

Data: 31 ottobre 2016

Zona:Carso Triestino

Cima: Cima Grande, monte Stena

Parete: Pilastro Sud

Sviluppo: 135 metri

Dislivello: 120 metri

L’attacco si trova sull’arrotondato pilastro Sud che porta alla cima Grande del monte Stena. Da Hervati si continua lungo la strada asfaltata fino all’ex casello. Da qui si lascia la strada asfaltata e si continua a sinistra su quella di sassi, ovvero l’ex ferrovia ora pedonale e ciclabile, per circa 200 metri. L’attacco è 5 metri sopra la strada (attenzione a non salire su un’ottima traccia che porta alla falesia che precede l’attacco della via).

Primo tiro. Si risale il diedro appoggiato ma semplice (III+) fino a un ripiano. Si passa il muretto soprastante (IV) e poi si segue la placca che si ha di fronte dal punto più basso, senza essere tentati di aggirarla a destra o sinistra fino alla comoda sosta su ampi gradoni (III+, da qui diparte il sentiero verso sinistra che si userà per rientrare dopo la calata in doppia). 50 metri

Secondo tiro. Arrampicare verticalmente la placca fino a dove la parete finisce sotto ad un tetto (5b). La sosta è appena a destra rispetto alla linea di salita. 15 metri

Terzo tiro.  Spostarsi a sinistra della sosta e superare atleticamente il tetto (5c) per entrare in un breve canale appoggiato (5c poi IV) fino al diedro verticale. Salire questo con arrampicata tecnica e uscire a destra su paretina verticale (5c). Poco oltre s’incontra la sosta. 30 metri

Quarto tiro. Verticalmente sulla placca (5a) per poi spostarsi a destra con breve delicato traverso (5b, consigliabile allungare molto bene le protezioni per l’attrito) e puntare al diedrino soprastante. Superare da prima una bella placca (5b) e poi il breve diedro (5a). Oltre per gradoni a volte sporchi e con qualche roccia mobile (II con due passi sul III+), fino alla comoda sosta. 40 metri

Linea di salita

Linea di salita

Discesa. Effettuare una prima doppia di 25 metri fino alla catena saltata nel quarto tiro. Da qui effettuare una seconda calata in corda doppia di quasi 60 metri fino alla fine del primo tiro dove s’incontra la traccia che riporta alla strada fra Hervati e l’ex casello della ferrovia.

Note. Bella via aperta presumibilmente dal famoso Emilio Comici con i compagni Benedetti e Cesar nel 1928. Utili due mezze corde da 60 metri, 10 rinvii e qualche cordino. I primi due tiri sono stati aggiunti da pochi anni ma sono ottimi come riscaldamento e si possono spezzare esattamente a metà. Anche il quarto tiro si può dividere in due (15+25 metri) per non avere attrito di corda, ma il consiglio è di assicurare il compagno dal piccolo fittone a sinistra mentre si sosta assicurati sulla vecchia catena. Sul terzo tiro qualcuno grada il passaggio del tetto come 6a, anche se risulta più fisico che tecnico; ma attenzione perché comincia ad essere leggermente unto.

 

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