Trachiete, questa sconosciuta incontrata lungo lo spigolo Barbiero

Era da un po’ che Marco mi parlava della trachite, questa strana roccia vulcanica presente sui colli Euganei nel padovano, ed incuriosito un giorno gli chiedo di portarmi ad arrampicare sulle pareti di Teolo. Naturalmente ben accetta e una mattina presto viene a recuperarmi per andare a fare una vietta proprio lì.

Raggiunto il paese deviamo verso Castelnuovo e poco oltre lasciamo la vettura in un parcheggio fatto ad hoc. Il compagno sa bene dove andare e passata una sbarra aggiriamo il versante del colle che ci sta dirimpetto. Ci teniamo sotto le sue pareti per poi camminare sotto al versante Est dove dopo poche decine di metri hanno inizio alcuni monotiri. Da qui in poi la parete sarà un susseguirsi di spit e fittoni che corrono verso l’alto.

Panorama dalla parete

L’intenzione iniziale è di salire la via Carugati, una classica anche perché fu la primissima via aperta qui dai coniugi Carugati. Passiamo sotto allo “Spigolone” dove due “meno giovani” stanno per attaccare. Sappiamo che c’è l’interdizione di salire oltre al primo tiro per la nidificazione del falco pellegrino, ma decidiamo comunque d’attaccare controllando i due che intenzioni hanno.

Dopo poco siamo sotto al grande diedro che nasconde un camino dove sale la via scelta. Lascio partire Marco visto che mi sento un po’ intimorito da questa roccia e appena parte passa una coppia che ci ammonisce ricordandoci che oltre i primi 35 metri non si può salire. Decidiamo comunque di farli e così sarà, con mio gran stupore per quanto poco tengano le mani e invece per quanto grip si ha sulle scarpette, per poi spostarci sullo Spigolo Barbiero dove non c’è alcuna restrizione.

Salito un largo canale con qualche passo di primo grado e poi un risalto con un passo di III che ci deposita su un terrazzino, ecco i chiodi della nuova scelta. Decido di partire io avendo preso un po’ di fiducia. Salgo appena e dopo un metro sono lì ad intestardirmi di trovare qualche cosa per le mani che non c’è, poi finalmente alzo i piedi e mi porto fuori da quel passo di V- togliendomi lo spauracchio di non farcela. Poi prima della sosta una placchetta appoggiata di IV invece mi fa divertire.

Primo tiro

Salendo alternati la seconda lunghezza se la fa Marco. Sale senza problemi fra questi massi iniziali che sembrano instabili ma che assolutamente non lo sono, poi anche qui le brevi placche sovrastanti sul IV+ sono decisamente simpatiche.

Secondo tiro

Al terzo tiro risalgo un diedro camino bello liscio, ma con una grossa canna centrale solcata da due levigate fessure. Rimaniamo sempre sul IV con qualche metro di IV+, ma l’arrampicata risulta più tecnica dei due tiri precedenti. L’ottima chiodatura simile alla falesia fa dimenticare ogni paura e di conseguenza la salita è abbastanza fluida benché la roccia mi dia sempre da guardare e controllare ogni punto e che personalmente diedri e camini mi siano alquanto indigesti.

Terzo tiro

Il quarto tiro è semplice, una placca ben lavorata dall’acqua ci deposita su un terrazzo dove la via originale proseguirebbe per un ravano di II grado fra la vegetazione; decidiamo di proseguire lungo lo spigolo dove però da relazioni varie è segnato un iniziale V+. Guardo la cordata che ci precede salire mentre un’altra decide per l’originale: il primo di cordata si fa bloccare due volte dal secondo per le difficoltà. Sono perplesso. Guardo l’amico e gli dico che se la vuole far lui io seguo da secondo ma da primo, visto che alla partenza avevo tentennato un attimo su un grado più basso e visto che dietro ora abbiamo altre due cordate che attendono, non me la sento. Marco acconsente e attende il suo turno.

Quinta lunghezza, il pilastro verticale

Parte e dopo tre metri mi lancia uno sguardo che non comprendo, poi sale su veloce e unisce per logica gli ultimi due tiri. Non ci sentiamo ma so bene quando devo liberare la corda e partire. Salgo questo pilastrino rotto, ma di V+ non c’è traccia, forse anche per il tipo d’arrampicata totalmente diversa da sotto e molto più simile al nostro calcare per le prese che qui per le mani ci sono. Tutto sembra semplice, vado su veloce senza che la corda sia mai tesa. Arrivato alla sosta dal compagno conveniamo che lì non si vada oltre a un buon V pieno.

Ultima sosta

Una stretta di mano ed i complimenti prima di scendere veloci all’auto passando per il versante Ovest dove scopro altre pareti dov’è pieno di gente che arrampica e che mangia. Ci dimentichiamo la foto in cima, ma fra i barbeque non sarebbe stata il massimo…

Sentiero di rientro

Una bella giornata ariosa, dove ho scoperto una nuova roccia, passando una bella giornata su una via simpatica e con un buon amico di vecchia data. Insomma, giornata super!

RELAZIONE “Spigolo Barbiero”

Ripetitori: Andrea Favret e Marco Redolfi Riva

Data: 01 maggio 2017

Zona: Colli Euganei – Teolo (PD)

Parete: Spigolo Sud-Est

Sviluppo: 130 metri

Dislivello: 100 metri

Per arrivare all’attacco bisogna lasciare l’auto al parcheggio che s’incontra scendendo da Teolo verso Castelmonte sulla propria sinistra, poco dopo il cimitero. Da qui prendere il sentiero e aggirare a sinistra il colle e oltrepassare una piccola cengia sotto la parete attrezzata. Ci si trova di fronte un gran diedro dove sale la Carugati. Passare anche questo e salire poco dopo il largo canale (passi di I grado). Al suo termine si incontra un grande gradino con sopra un albero, risalirlo (III) e poco oltre c’è un comodo terrazzo dove ha inizio la via.

Primo tiro. Salire a dritti i primi sei metri (V-) per poi deviare a destra per evidente rampa (II). Arrampicare la placchetta finale con divertente arrampicata (IV). 25 metri

Secondo tiro. Spostarsi a destra sulle rocce che sembrano instabili (ma che non lo sono) e risalire su salti di placchette e diedrini in prossimità dello spigolo verso destra, fino alla sosta (IV con un passo di IV+). 20 metri

Terzo tiro.  Arrampicare i primi metri verticalmente e poi spostarsi a destra dello spigolo per un ampio diedro liscio (IV). Risalire lungo il diedro con arrampicata tecnica (IV+) e puntare all’albero orizzontale. Superarlo e salire la bella paretina (IV). Oltre si troverà la sosta. 30 metri

Quarto tiro. Risalire la bella placca lavorata e superare il muretto soprastante (III e III+). 15 metri

Qui la via originale continuerebbe a sinistra del pilastro fra la vegetazione e, per sentito dire, con passi di II grado. Noi abbiamo proseguito lungo lo spigolo. Si potrebbero fare due tiri come da descrizione, è consigliato unirli ma attenzione che se c’è aria non ci si sente!

Quinto tiro. Salire il verticale pilastro rotto giusto nel mezzo, usando i buoni appigli a destra e a sinistra di questo (V). Dove la roccia torna liscia spostarsi a sinistra (IV+) per poi salire sullo spigolo fino alla sosta (III). 20 metri

Sesto tiro. Oltrepassare il passaggio aggettante che riporta sullo spigolo (IV) e poi facilmente all’ultima sosta (III e II). 20 metri

Per la discesa prendere il sentiero che si ha di fronte, scendere di fianco alle varie pareti piene di monotiri ed in breve si è all’auto.

Note. Via divertente e veloce, roccia eccelsa ma da stare attenti se non si è mai stati sulla trachite. Per salirla, oltre al materiale per attrezzare le soste, bastano una decina di rinvii e una corda singola da 50 metri.

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2 risposte a “Trachiete, questa sconosciuta incontrata lungo lo spigolo Barbiero

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