Via Giordano con continuazione fino alla cima del Lagazuoi Piccolo [relazione]

Ripetitori (12/06/2017): Marco Redolfi Riva e Favret Andrea, Sergio Rigo e Michele Del Fiol

Zona: Dolomiti Bellunesi

Gruppo: Fanis

Cima: Lagazuoi Piccolo

Parete: Ovest

Sviluppo: 490/540 metri (dipende dalla progressione sulle ghiaie)

Dislivello: 450 metri (esclusi i 50 metri per giungere sulla cima)

Ultimi due tiri su roccia eccelsa

Via Giordano con uscita al Lagazuoi Piccolo

L’attacco si raggiunge dal forte Ntra i Sas, posto fra passo Falzarego e passo Valparola, salendo tramite varie tracce fra le ghiaie che stanno sotto la parete. Bisogna puntare all’evidente canale che limita il trapezio a destra. A circa 10 metri a sinistra di questo ha inizio la via, ove una lama sale per 5 metri con andamento obliquo.

Primo tiro. Arrampicare a fianco della lama  fin quasi sopra di essa per poi spostarsi un metro a destra e puntare alla verticale fra delle sporgenze (un chiodo) fino a una cengia dove si sosta su clessidra (III+). 30 metri

Secondo tiro. Salire l’ampia fessura sovrastante fin sotto a un tetto (II+) che si aggira a sinistra. Lasciare il canale marcio di sinistra e salire la bella parete ben lavorata fino alla prima ampia terrazza (III). 35 metri

Terzo tiro. Puntare alla parete soprastante risalendo delle bancate dietritiche (II, attenzione ai sassi). 35 metri

Quarto tiro. Salire la bella parete (III e III+ con un passo di IV) fino alla sosta su chiodo su ampia terrazza. 40 metri

Quinto tiro. Salire ancora lungo la parete tralasciamo la grande lama alla proprio sinistra (III e poi III+, un chiodo di passaggio) per poi avvicinarsi al canalone di destra che limita il Trapezio. Non entrare in quest’ultimo ma continuare lungo la parete con difficoltà decrescenti (dal III al I). Sosta su fittone cementato su grosso masso sopra al canale (attenzione ai sassi). 50 metri

Si è ora sulla sommità del Trapezio; da qui possibilità di discesa seguendo il sentierino verso destra e facendo un paio di calate già predisposte. Vari ometti e traccia ben evidente. La via originale aperta da Cipriani e Di Sacco finirebbe qui.

Sesto tiro. (Variante) Dall’anello cementato salire il canalino di sfasciumi che si ha di fronte (I e II) fino a un diedro che sale verso destra. Risalirlo fino al suo termine (IV con un passo di V-) per poi puntare alla parete soprastante a circa 10 metri a sinistra dall’uscita del diedro (II). Sosta su clessidre, un cordone in loco. 35 metri

Settimo tiro. Arrampicare la bella parete lavorata (III con passi di IV) fino a quando si giunge su un’ampia cengia. Sosta su due chiodi (uno in posizione pessima). 30 metri

Ottavo tiro. Portarsi fino all’ampio canale che sta appena sopra (elementare) e risalirlo (III) per poi deviare in un suo ramo di destra (III+) e subito oltre lungo un secondo ramo a sinistra (IV e poi III) fino alla sosta su massi. 40 metri

Salire ora a sinistra del grande masso che si ha sopra ed ignorare la traccia con ometti che va verso destra (possibile uscita dalla via, da noi non verificata, con rientro lungo un canalone con passaggi di II e III). Continuare per ghiaie mobili (elementare) e qualche passaggio (I e II evitabile ma meno faticoso) dove porre attenzione più per la roccia che per le difficoltà. Puntare al grande canale. Gli ultimi tiri si trovano a destra di questo dove una lunga lama delimita una colata nera. Ometto alla base. 230/300 metri

Nono tiro. Salire la meravigliosa parete lavorata e arrampicare a destra della lama fino a una clessidra orizzontale ove si sosta (III i primi metri, poi IV). 40 metri

Decimo tiro. Arrampicare ancora verticalmente fino alla fine della parete (IV+) e fare attenzione all’uscita su ghiaie. Rimanere a sinistra e passare le corde sopra a uno spuntone per non far cadere sassi (elementare) per poi salire la roccia friabile a sinistra fino a trovare il cavo metallico del sentiero attrezzato del Kaiserjager (II+). 30 metri

Linea di salita

Seguire da qui il sentiero verso sinistra che in pochi minuti porta alla cima del Lagazuoi Piccolo o, per la discesa, seguire il sentiero verso destra fino a quando non si torna all’auto.

Note. Via quasi completamente disattrezzata e a tratti discontinua ma anche sui passi di II la roccia è eccelsa. Oltre alla NDA portare friend e cordini; utile anche qualche chiodo per rinforzare le soste. Spesso il quinto tiro viene spezzato in due per l’attrito di corda (sosta dopo 20 metri su due chiodi che noi non abbiamo visto), ma in realtà non è così dura farla come unica lunghezza a patto che le protezioni messe non siano molte e che siano ben allungate. La continuazione originale del sesto tiro salirebbe sul diedro nero che si vede a sinistra dell’anello cementato (IV) per poi arrivare sempre alla sosta su clessidre. Con questa relazione spero che in molti non finiscano la via al quinto tiro (itinerario classico) o all’ottavo, ma che ci sia la più interessante continuazione fino la cima, con due lunghezze che valgono la pena della fatica sulle ghiaie.

Sul terrazzo terminale

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