Anello del lago di Val Gallina

Testo di Valentina De Gobbi

Sabato 17 giugno 2017

“Oggi facciamo un lungo giro ad anello al lago della Val Gallina, lungo ma con poco dislivello, un saliscendi tranquillo in zone poche frequentate” Queste le parole di Andrea e io, come sempre, mi lascio trasportare dal suo entusiasmo piena di fiducia. In macchina ho il tempo di rielaborare silenziosamente alcune informazioni chiuse nei cassetti della memoria; la valle dovrebbe essere quella che abbiamo visto dalla forcella Dolada, mentre dall’altra parte c’è il monte Toc, siamo in una valle quindi non ci saranno grandi panorami, ma staremo freschi visto che la giornata si preannuncia molto calda, un’altra informazione mi spaventa un po’ ma decido di ignorarla (almeno per ora): il Monte Gallina mi sembra che mi avesse detto che è noto per la quantità paurosa di riproduzione di zecche.

Col della Gallina (Cuel de la Galina)

Raggiungiamo il comune di Soverzene e attraversando la zona industriale prendiamo la strada che porta al lago. Troviamo uno spazietto per parcheggiare un po’ più su del bacino, scegliendo di ridiscendere subito di mattina presto lungo la strada asfaltata fino alla diga, piuttosto di farla al ritorno con il sole alto. Durante i preparativi: scarponi, zaino, bastoncini, cose per Zoe, Andrea agita una bottiglietta si spruzza e mi spruzza, è un antizecca… i miei sospetti prendono forma, ma continuo ad ignorarli.

Fontana con ottima acqua all’inizio dell’escursione

Zoe

Già dai primi passi si preannuncia un giro pieno di fioriture, margheritoni, aquilegie, gigli, campanule e ciclamini colorano i lati della strada e ci introducono alla bellezza lasciando alle nostre spalle stanchezze, pensieri e preoccupazioni.

Ciclamini selvatici

Ciclamini selvatici

Margheritona

Col Gallina

La diga e il lago

Giglio Martagone

Arriviamo in prossimità del lago, e iniziamo ad attraversare la diga, il lago è pieno di pesci, non saprei dire di che tipo ma il nostro sguardo scorre da una parte all’altra cercando il gruppo più numeroso e il pesce più grosso; a sinistra guardando giù l’altezza fa un po’ impressione ma il parapetto mi dà quel senso di protezione di cui ho bisogno, ciò nonostante preferisco girare lo sguardo verso il lago e riempire gli occhi di quell’accattivante verde smeraldo. Dopo la diga il sentiero comincia dolce e prosegue lungo almeno per la metà del lago, per poi staccarsi da esso e procedere verso la valle, ora si alza velocemente rallento un po’ per “tagliare” il fiato, per fortuna gli alti alberi ci mantengono all’ombra. Oltrepassiamo dei ruderi e una casetta “Il regno delle aquile” subito dopo si riesce a vedere la cima Dolada e continuiamo a salire tra l’erba alta e un sentiero non sempre facile, ad un certo punto c’è anche un cavo d’acciaio ma per il momento è sufficiente stare attenti a dove si mettono i piedi.

Centrale idroelettrica

Alla diga

Vertigini vietate

Sulla diga

Il lago pieno di pesci

Sentiero CAI 958

Lago di val Gallina

Mai molti i bolli, ma più presenti nel primo tratto e nei punti giusti dove il sentiero quasi sparisce

Natura

Da qui il bel sentiero diventa una traccia piena d’erba

Dolada

Affaticata comincio a pensare di essere un po’ fuori allenamento ma la determinazione non mi manca e senza mai perdere il sorriso procedo con calma e per fortuna inizia la discesa! Quando Andrea mi parlava di un saliscendi chissà perché ma avevo pensato ad un dolce saliscendi! Ma mi sa che il mio metro di misura non è lo stesso del suo…

Valentina fra la vegetazione

Tratto esposto

Val Calastra

Ora che ho ripreso il fiato è già ora di iniziare un’altra salita, inizio la seconda valletta con una nuova energia ma anche con una nuova preoccupazione, vedo Andrea davanti di me che comincia a togliersi più di una zecca dai vestiti… ecco, comincia l’ansia da zecca! Guardo me, controllo Zoe a più riprese e anche la Val de la Zopa è fatta.

Scendendo nella val de La Zopa

Val de la Zopa

Affrontiamo una salita su ghiaie per 200 metri, per me la frase giusta sarebbe: arranco su ghiaie… ma non mi lascio sopraffare dalla fatica anzi sono rapita dai piccoli particolari; una farfalla su un fiore, un gruppetto di ciclamini che fanno capolino da alcuni rametti… Arriviamo al torrente della Val Gallina e nell’attraversarlo una pozza profonda attira la nostra attenzione, Andrea propone un bagnetto, io tentenno, ne sono attratta ma sono parecchio freddolosa; mentre Andrea perlustra la zona comincio a togliermi gli scarponi metto i piedi in acqua e constato che è effettivamente gelata. Poi il caldo di questi giorni decide per me; e bagno sia! Andrea ben presto si tuffa e io subito dopo; che dire… rigenerante, ritemprante, tonificante… insomma una “botta di vita”… il tempo di asciugarsi al sole e si riparte…ancora salita…

Salendo verso il Pian Salet

Ghiaie faticose

Salendo verso il Pian Salet

Salendo verso il Pian Salet

Pozze!

Acqua gelida, ma la tentazione era troppa!

Dopo pochi passi, volgendo lo sguardo indietro Andrea scorge una cascata, ci ripromettiamo che semmai dovessimo rifare questo giro di risalire il torrente per andare a vederla da vicino… Intanto continuiamo protetti dall’ombra del bosco, ammirando le felci; sono veramente grandi, di un verde luminoso, alte, con foglie perfettamente simmetriche. Il sentiero anche qui presenta tratti tranquilli e altri disagevoli, in discesa troviamo anche una scaletta in ferro per facilitare un passaggio. Usciti dal bosco si apre un prato fiorito, siamo arrivati alla Casera del Pian, ci sediamo lì fuori per mangiare qualcosina e per dare da bere alla brava Zoe (anche lei forzatamente rinfrescata dall’acqua del torrente).

Belle cascate

Felci

Sentiero agevole

Sentiero disagevole

Una scaletta aiuta su un saltino

Tratti dove prestare molta attenzione

Zoe ha fame

Ricovero casera del Pian

Ricovero casera del Pian

Autoscatto alla casera

Ora ci aspetta un po’ di discesa per arrivare alla bella cascata nella Valle del Font, ad un certo punto tra gli alberi, guardando in basso si scorge il lago, mi fermo per un paio di foto mentre Andrea prosegue veloce… arriva molto prima di me alla cascata e quando lo raggiungo mi informa di essersi tolto con le opportune pinzette un paio di zecche; scatta l’ennesimo controllo, ma per mia fortuna non sono molto appetibile (al contrario del mio compagno) per le zecche!

Ultima discesa

Si rivede nuovamente il lago da molto vicino

La cascata merita un bel po’ di foto e poi riprendiamo il sentiero; gli ultimi 100 metri in salita per arrivare alla strada dove avevamo lasciato la macchina.

Cascata nella valle del Font

Cascata nella valle del Font

Alla fine con il tranquillo saliscendi abbiamo fatto 800 metri di dislivello, con un giro ad anello di una decina di km, non incontrando nessuno, a parte le zecche, su un selvaggio sentiero non sempre facile; sono molto soddisfatta, felice, rigenerata e Andrea per non farsi mancare nulla si porta a casa un paio di “intime” zecche.

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