Pala della Gigia (via Benvegnù)

Eccoci nuovamente al passo Duran. Questa volta di nuovo con Fulvio (insperatamente), Sergio e Marco. L’idea è quella di salire la via di Decima-Cimpellin sulla Pala del Bo, poco sopra al rifugio Carestiato, ma appena ci mettiamo in marcia la decisione cambia e puntiamo alla più vicina, anche se non saprei in quanto ad avvicinamento, Pala della Gigia. Il sole è ancora nascosto dietro al San Sebastiano, ma comunque già illumina il gruppo di torri che ci sovrastano e che con la loro bellezza ci attirano.

Dal passo Duran

Più ci avviciniamo e più la verticalità prende forma. Distanti il Pelmo e l’Antelao ci osservano immobili mentre la nostra stella che scalda l’aria sale anche lei sulle vicine cime a cui diamo le spalle. In silenzio procediamo, pure distanti l’uno dall’altro, ammirando quello che ci accade intorno.

Pelmo

Il sole fa capolino da dietro il San Sebastiano

Raggiunto lo zoccolo basale salgo per primo per un canalino marcato dai passaggi. Mi fermo e comincio a tirar fuori l’attrezzatura. Fulvio mi raggiunge e mi supera. Ho già capito che i primi due tiri li faremo slegati… Mi metto comunque imbrago e scarpette e mi muovo. Marco e Sergio ci urlano qualche cosa, io avviso che proseguiamo fino alla parete verticale, Marco mi chiede di attenderli. Un cenno e vado. Dopo una quarantina di metri vedo l’amico che si sta preparando. Lo fermo e gli dico che può proseguire, le difficoltà maggiori le ha già passate e lui, senza star lì a discutere, in un lampo è di nuovo con lo zaino e la corda in spalla che procede spedito.

Salendo lo zoccolo

Raggiunta la parete della torre Jolanda ci spostiamo a sinistra fino all’attacco della via Benvegnù. Un grosso fittone ci fa segno che siamo nel punto giusto. Comincia la lenta vestizione per l’attesa dell’altra cordata. Ce la raccontiamo e ridiamo mentre con l’occhio, quasi facendo sembrare lo sguardo distratto e disinteressato, guardiamo in alto la fessura che si apre poco oltre a camino.

Terza lunghezza, la prima da legati

Quando Sergio e Marco, urlando i comandi, fanno capire d’esser vicini il buon Fulvio parte. Oltre la fessura un bel strapiombo fa capire che qui i gradi sono pieni. Poi un bel diedro lo fa salire fino alla sosta. Seguo senza grandi problemi, divertendomi alla grande. Bel tiro. Poi arriva il passo chiave. Ancora Fulvio da primo: con grande attenzione sale, supera la strozzatura, uno sbuffo e sale oltre. Avvisa che qui il quinto è pieno prima di sparire sopra a un terrazzino. La corda fila via veloce mentre gli altri due mi raggiungono. Parto e seguo la linea del compagno. Dietro di me Marco. Mi sposto a sinistra, poi pian piano mi infilo nella strozzatura evitando la placca che ho visto salire e finalmente trovo delle buone maniglie. Tiro, sbuffo, un po’ ghisato salgo e sono fuori. Ora salgo anch’io veloce lungo un canale dalla roccia non propriamente ottima.

Sesto tiro

Fulvio si fa ancora due tiri da primo: un ravano e un bel tiro che fa qualche zig-zag fra brevi paretine ma con passi mai banali. Le ultime due lunghezze le tiro io. La settima è un bel canale camino slavato, con roccia fantastica. Un bel passo di IV+ non difficile ma non di forza con un canale finale ancora con della roccia che lascia un po’ a desiderare. Poi l’ultimo tiro, dove invece di passare dentro al grande portone naturale, risalgo la parete di sinistra per poi passare sopra al grande blocco e da lì per cresta fin quasi alla cima.

Il canale di L7

Il “portone” naturale

Fulvio arriva e poi slegati saliamo gli ultimi facili metri. Un abbraccio, i complimenti, e la testa già vola al prossimo anno mettendo subito in cantiere d’andare nuovamente in occidentali. Poi ecco sopraggiungere Sergio e Marco. Ci godiamo la cima e facciamo riposare il “giovane nonno” a causa di un dolore alla gamba.

Fulvio e io sulla cima

Gruppo del Bosco Nero

Marco recupera Sergio

Foto di gruppo sulla vetta

Cominciamo la discesa, questa volta facendo attenzione di non scendere lungo il grande canale ghiaioso quando di fronte abbiamo il Figlio della Jolanda ma di risalire alla forcella che ci si para davanti. Poi ecco il tetro canale che quasi cade fino all’attacco della via, ma che nelle sue viscere nasconde una buona traccia interrotta da qualche salto di I e II grado. Poi eccoci sulle ghiaie calpestate al mattino. Ora non resta che continuare verso il passo, svuotati dai pensieri e riempiti da questa superba giornata.

Risalendo alla forca fra il Figlio e la Pala della Gigia

San Sebastiano

Canalone di discesa

Un ultimo sguardo alla parete salita

La giusta ricompensa

RELAZIONE

Ripetitori: Fulvio Tuti e Favret Andrea, Marco Redolfi Riva e Sergio Rigo

Data: 16 ottobre 2017

Zona: Dolomiti Bellunesi

Gruppo: Moiazza

Cima: Pala della Gigia

Parete: Sud

Sviluppo: 365 metri

Dislivello: 305 metri

Per arrivare all’attacco si parte da passo Duran e ci si incammina verso il rifugio Carestiato lungo il sentiero. Raggiunta la carrareccia la si segue sempre verso Ovest ma la si abbandona dopo pochi metri seguendo il sentiero che diparte a destra. Si sale per buona traccia prima fra i mughi e poi per ghiaie. Si raggiunge un canale e lo si risale (un breve tratto con passi di I e II grado) fino a un altro ghiaione ma sembra con buona traccia. Si arriva così allo zoccolo basale sotto la torre Jolanda. Si sale un canalino marcato sotto gli strapiombi dove ci si lega.

Primo tiro. Salire tendendo da prima verso gli strapiombi per poi obliquare alla loro sinistra fino sopra ai mughi facendo attenzione alla roccia (passi di I e II). Salire la paretina appoggiata (III) e andare a sostare presso il cordone in clessidra (I). 50 metri

Secondo tiro. Continuare verso la torre a  proprio piacimento (I e II) fino a trovare il fittone che sta sotto alla fessura sulla parte più alta dell’ampia cengia sotto la Pala delle Gigia. 60 metri

Tracciato della via Benvegnù

Terzo tiro.  Arrampicare lungo la fessura (IV) per superare il breve strapiombo (IV+). Lasciare il canale principale che sale a sinistra per seguire il bel diedro camino a destra (IV) fino alla sosta. 45 metri

Quarto tiro. Salire ora il canale stando sulla parete di sinistra fino a superare la strozzatura che forma un tetto (V) per poi uscire su un terrazzino ghiaioso (eventuale sosta). Procedere lungo il camino che tende a sinistra e che man mano si apre fino a raggiungere la sosta (III con passi IV, attenzione alla roccia degli ultimi metri). 40 metri

Quinto tiro. In verticale per 5 metri (II) per poi stare sotto parete e procedere prima su roccia (I) e poi per traccia (elementare) fin sotto al canale. 20 metri

Sesto tiro. Salire sopra la sosta (IV) e anche in questo caso lasciare il camino principale e procedere lungo il diedro giallo di destra (IV) fino a un chiodo. Si sale la placchetta di sinistra (IV delicato) per poi andare ancora a destra seguendo una fessura che divide la parete da un piccolo pulpito (IV) dove sopra questo si sosta. 35 metri

Settimo tiroTraversare verso sinistra appena sopra la sosta oltre allo spigolo (IV) ed entrare nel canale. Risalirlo facilmente i primi metri e poi su roccia superba salirlo stando appena staccati dai massi incastrati nel fondo (IV e IV+) fino a un terrazzo. Un ultimo breve camino (IV) porta alla sosta. 35 metri

Ottavo tiro. Salire ora l’ampio canale e dopo pochi metri arrampicare la parete di sinistra fino a lasciare il grosso masso incastrato alla propria destra (IV). Rimontare sulla cresta che porta verso la cima (dal III al I) fino a sostare su spuntone prima di allontanarsi dal grande canale. 60 metri

Altri 20 metri e si è facilmente sulla cima.

Per la discesa scendere per traccia verso Est (ometti) fin dove arriva una corda fissa dalla torre Jolanda. Seguire la traccia a sinistra sotto le grandiose e verticali pareti gialle e nere facendo attenzione all’infido ghiaino. Si aggira un avancorpo cambiando completamente direzione e quando si arriva all’ampio canale ghiaioso, che scende verso sinistra, prestare attenzione e risalire per traccia verso la forca che divide la Torre Jolanda dal Figlio. Da questa si segue ora il canale che fra traccia, ghiaie e qualche passo di I e II grado deposita all’attacco della via. Da qui per il percorso d’avvicinamento fino al passo Duran.

Note. Bella via mai banale ma dalla roccia non eccelsa. Oltre alla NDA utili cordini e friend medi.

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Una risposta a “Pala della Gigia (via Benvegnù)

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