Frozen VS forcella della Puina

Testo di Valentina De Gobbi

E’ da qualche giorno che Andrea mi chiede di scrivere l’articolo della nostra ultima uscita insieme e come al solito non so dirgli di no!

E’ passato un po’ di tempo, ritorno con la memoria a quel giorno: freddo, neve, ciaspole, ghiaccioli, sentiero… parole legate ad emozioni vissute: gioia, meraviglia, benessere, allegria. Si dice che per gustare appieno momenti, situazioni bisogna guardarle con gli occhi di un bambino; l’entusiasmo e lo stupore hanno risvegliato il fanciullo che è in noi e ci ha accompagnati per tutta la giornata.
La nostra sveglia suona sempre prestissimo perché il tempo a cui possiamo dedicare a queste uscite è ahimè sempre stringato, ma l’alzataccia ha sempre i suoi vantaggi: strade scorrevoli, parcheggi vuoti e soprattutto sentieri per pochi, pochissimi. Infatti il parcheggio subito dopo passo Staulanza, quello che porta al rifugio Città di Fiume
per la mulattiera, è vuoto.

Civetta infuocato

Civetta infuocato (da passo Staulanza)

La macchina segna -14°c e la cagnolina Zoe è un po’ riluttante nello scendere dall’auto. Ci prepariamo, leghiamo le ciaspole allo zaino e ben infagottati partiamo. La stradina che porta al rifugio Città di Fiume la conosco benissimo, l’ho percorsa tantissime volte da bambina, da ragazza e anche da mamma, ma d’inverno con tanta neve è la prima volta! Il sole che sta sorgendo illumina le pareti della Civetta, sembra un’enorme pepita d’oro, un enorme Ferrero Rocher, è incredibile la luminosità e il colore che si sprigiona da quelle rocce. Procedendo non manchiamo di ammirare questo spettacolo che riempie gli occhi. Anche il Pelmo fa bella vista di se con il sole alle spalle, imponente, maestoso regala una sensazione di solidità.

Inizio dell’escursione

Pelmetto e Pelmo

Cima della (o del?) Civetta

Civetta

Zoe lungo la stradina che sale al rifugio

Malga Fiorentina

Malga Fiorentina. Sullo sfondo la Marmolada

Fino al rifugio non servono le racchette da neve, la strada è ben battuta e solo nell’ultimo tratto c’è uno strato di ghiaccio a cui fare attenzione. La struttura è ancora chiusa, non sono ancora le 9.00, e a parte un gruppo di persone che si stanno esercitando alla ricerca in valanga, siamo solo noi. Ci prepariamo indossando le ciaspole, per me è la prima volta, nonostante le tante camminate non ho mai avuto l’occasione di sperimentarle in precedenza! Intanto che Andrea controlla la cartina con i suoi aggeggini elettronici, Zoe trova un angolino senza neve dove ripararsi, io prendo confidenza con gli arnesi che mi sono legata agli scarponi e mi scopro molto a mio agio, saltellando da una parte all’altra. Ripartiamo prendendo la salita a fianco del rifugio, qui bisogna impiantare la parte anteriore seghettata delle ciaspole nella neve per procedere ed è pure divertente!

Rifugio Città di Fiume

Primi passi con le ciaspole

Sentiero CAI 467

Decorazioni natalizie naturali

In poco tempo arriviamo al sentiero lungo il fianco della montagna, è bellissimo percorrerlo ammirando gli alberi su cui si è depositata la neve, decorazioni natalizie naturali, ecocompatibili! Ghiaccioli, cristalli, gocce di ghiaccio, palline di neve in equilibrio sugli aghi di pino, il tutto scintillante in mille riflessi argentati, è uno spettacolo e procedendo l’entusiasmo cresce sempre più. La neve qui è meno pestata e le ciaspole aiutano l’andatura, e tra una foto e l’altra camminiamo senza fretta. A circa metà del sentiero per arrivare in forcella mi sembra che sia il posto più
incantevole, quello dove un selfie non può mancare, il mio spirito fanciullesco è animato dall’entusiasmo, chiamo Andrea e con una foga incontenibile mi organizzo per lo scatto…un passo indietro…un passo indietro?!?! Un passo indietro e finisco a terra sostenuta da neve fresca e morbida…certo non ricordavo di avere ai piedi le ciaspole e non avevo calcolato che con questi aggeggi fare un passo indietro può essere disastroso! Che risate! Ripensandoci mi viene ancora da ridere, sono volata a terra così inaspettatamente che dopo un attimo di smarrimento le risa erano
irrefrenabili. Per fortuna sono caduta sul morbido, non mi sono fatta nulla, e una volta ripresa dalle sganasciate finalmente, con Andrea, lo scatto dei nostri sorrisi che celano un momento molto buffo.

Soli lungo il sentiero

Camminare all’indietro con le ciaspe si può… ma facendo attenzione!

Magie

Verso la forcella, Becco di Mezzodì e La Rocchetta

Imparata la lezione, procedo in avanti senza indugio, e continuando ad ammirare tutto lo splendore che ci circonda, arriviamo in forcella della Puina. La puina in dialetto veneto è la ricotta e Andrea mi ribadisce che è lo stesso in dialetto friulano, e con tutta quella neve l’immagine di un’enorme ricotta ci fa sorridere. Risaliamo l’altura sulla nostra destra, e la vista a 360° è magnifica: la Civetta, il Pelmo con il Pelmetto e dall’altra parte si vede l’Antelao e il Sorapiss. Ci fermiamo per un sorso di tè, ma prima di prendere il termos prendiamo un pile per far riposare le zampine di Zoe che però preferisce essere presa in braccio! Il momento del tè è super veloce, rimanere fermi con l’aria pungente e le temperature bassissime è impossibile perciò dopo qualche sorsata di bevanda calda mettiamo via tutto e ripartiamo.

Il colletto a fianco della forcella dove si risale per una vista magnifica

Autoscatto in un posto da sogno (17/12/2017) a 2058 metri slm

La breve discesa fino in forcella la facciamo correndo un po’ perché il freddo ha congelato le nostre estremità e un po’ perché la neve fresca è così invitante che tra le risate facciamo “a chi arriva prima”. La discesa è tranquilla, nello sguardo la felicità di questi momenti spensierati, gioiosi, solo le nostre mani stanno un po’ soffrendo, ma piano piano anche loro riprendono calore.

Discesa in neve fresca

Verso il rifugio

Quando arriviamo al rifugio decidiamo di non fermarci, e scendendo per la mulattiera incrociamo tantissima gente, una vera processione! Vediamo di tutto; chi sale con i semplici scarponi, come abbiamo fatto noi, chi con le ciaspole, chi con gli sci ai piedi e chi in spalla, qualcuno con i ramponcini. Salutando tutti non posso che pensare a quanto sia stata positiva la nostra partenza all’alba, così ci siamo goduti i nostri passi in silenzio, noi due insieme ammirando il
paesaggio, come piace a noi.

Ecco riapparire di nuovo il Civetta

Il parcheggio ora è affollatissimo, Zoe si rifugia in macchina, come al solito è stata bravissima, e io raccolgo qualche rametto di pino spezzato dalla neve e qualche pigna per decorare il mio Natale, consapevole che le più belle decorazioni le ho lasciate lungo il sentiero in un posto quasi magico dove la mente sgombrata dai pensieri ha lasciato il posto allo stupore e alla gioiosità del fanciullo interiore. Grazie Andrea per queste giornate incantevoli che mi fanno tanto bene.

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Una risposta a “Frozen VS forcella della Puina

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