Al sole nel “Diedro delle Nebbie”

19 luglio. Caldo. Anzi, caldissimo. Sarà stato un colpo di sole o non so che, ma si decide d’andare a fare una via sui colli Euganei. Senza uno stralcio di relazione partiamo, sapendo che andremo a fare quella linea che sale fino all’ampio terrazzo dello Spigolo Barbiero e dove avevamo visto altri climber salire.

Il sentiero che porta all’attacco

Non è nemmeno troppo presto quando attacchiamo il primo tiro, più o meno le 9 e mezza, e fortunatamente ancora non si soffre la temperatura. Tira Marco la salita, mentre Alice ed io seguiamo da buoni secondi. Il primo tiro impegna subito con un passaggio un po’ particolare, con difficoltà sul quinto grado, poi una rampa ci deposita sotto ad un magnifico diedro verticale.

La rampa del primo tiro vista dalla sosta

Panorama

I seguenti metri sono stupendi. Arrampicata continua, spesso in spaccata, su questa roccia chiamata trachite che spesso ha appigli sfuggenti. Marco sale lento ma continuo. Poi dalla sosta ci assicura e ci chiama. Alice arranca ma passa, io salgo bene ma il passaggio chiave mi fa tribolare. Un chiodo, in mezzo ai numerosi spit, è la garanzia che mi serve e che probabilmente qualcuno ha aggiunto per i brocchi come me.

Marco impegnato nel bellissimo diedro

Grondanti di sudore tutti e tre, in sosta ci guardiamo e in comune accordo decidiamo di arrivare al terrazzo e poi uscire a sinistra saltando gli ultimi due tiri. Il sole picchia instancabile ed è l’unica cosa intelligente da fare, oltre a bere acqua e ancora acqua. Si riparte. L’ultimo tiro sembra il più semplice, ma anche se discontinuo ha delle belle paretine di IV e IV+, oltre a un traverso iniziale dove è più la mente che le difficoltà che fanno la differenza.

Si suda, ma con il sorriso!

Partenza dell’ultimo tiro

Si sale nel diedro/canale

Sul terrazzo saliamo, tenendo assicurata Alice, fino alla cima per quello che definire un “ravano” è riduttivo; però siamo fuori pensando, con il senno di poi, che per questi ultimi metri non saliremo mai più. Ormai in ebollizione ma felici ci stringiamo la mano, con i sorrisi in volto.

Autoscatto all’ombra

Veloci in discesa fino al parcheggio dove ci attendono la bimba e la compagna di Marco e dove infiliamo la testa sotto l’acqua della fontana per riprendere una temperatura umana. Alla fine, nonostante la calura, una splendida mattinata su una via decisamente bella e per nulla banale che sicuramente ripeteremo.

Si scende

RELAZIONE “Diedro delle Nebbie”

Ripetitori: Marco Redolfi Riva, Alice Pegoraro e Favret Andrea

Data: 19 luglio 2018

Zona: Colli Euganei – Teolo (PD)

Parete: Sud-Est di Rocca Pendice

Sviluppo: 85 metri (esclusa l’uscita sulla cima)

Dislivello: 105 metri

Per arrivare all’attacco bisogna lasciare l’auto al parcheggio che s’incontra scendendo da Teolo verso Castelmonte sulla propria sinistra, poco dopo il cimitero. Da qui prendere il sentiero e aggirare a sinistra il colle rimanendo sul sentiero più basso rispetto a quello che passa adiacente alle pareti. Passati i settori attrezzati si continua oltre l’evidente “Camino Carugati” e oltre il pulpito dove c’è la partenza dello “Spigolo Barbiero“. Qui una traccia sale ripida fin poco oltre quest’ultimo e dove si perviene l’attacco della via (scritta sbiadita).

Primo tiro. Salire dritti i primi metri (V) per poi deviare a destra per evidente diedro che si trasforma in rampa (IV e poi III) fino alla sosta. 20 metri

Secondo tiro. Arrampicare il diedro che sale verticale (V sostenuto con un passo di V+). Oltre l’albero le difficoltà diminuiscono fino alla sosta (IV). 35 metri

Terzo tiro.  Breve passo verticale (IV) per poi traversare verso destra (III) dove si riprende un diedro appoggiato, gradonato e discontinuo ma con bei passaggi (III e IV con un passo di IV+) fino al largo terrazzo dove si sosta. 30 metri

Qui ha termine la via. Per salire sulla cima si hanno due alternative: salire a sinistra del pilastro e con una lunghezza di 60 metri, seguendo una traccia fra sassi, alberi, terra ed erba (fare attenzione, qualche passo di I e II grado). La seconda alternativa è invece seguire i due tiri che solitamente si fanno quando si sale lo Spigolo Barbiero e qui di seguito descritti:

Quarto tiro. Salire il verticale pilastro rotto giusto nel mezzo, usando i buoni appigli a destra e a sinistra di questo (V). Dove la roccia torna liscia spostarsi a sinistra (IV+) per poi salire sullo spigolo fino alla sosta (III). 20 metri

Quinto tiro. Oltrepassare il passaggio aggettante che riporta sullo spigolo (IV) e poi facilmente all’ultima sosta (III e II). 20 metri

Per la discesa prendere il sentiero che si ha di fronte, scendere di fianco alle varie pareti piene di monotiri ed in breve si è all’auto.

Note. Via ottimamente protetta a spit su roccia eccelsa. Per salirla, oltre al materiale per attrezzare le soste, bastano una decina di rinvii e una corda singola da 50 metri. Il breve passaggio di V+ del secondo tiro si può superare in A0 grazie ad un chiodo.
NB: In una relazione trovata, e a detta di un paio di arrampicatori trovati scendendo, tutta la via viene gradata con mezzo grado in più e il passo chiave viene considerato di VI-/VI; un po’ come il quarto tiro descritto, che tutti considerano V+ e per il quale ho già discusso a suo tempo ritenendolo V. Di conseguenza se avete già arrampicato a Rocca fate attenzione ai gradi qui descritti e tenuti in considerazione rispetto a tutte le vie da me fatte e non solo da quelle offerte dalla zona dei bei colli padovani.

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Una risposta a “Al sole nel “Diedro delle Nebbie”

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