Castore – cresta Est

Dopo un anno eccoci nuovamente ai piedi delle Alpi Occidentali, Fulvio, Marco, Luca ed io. Anche questa volta, benché più preparati a queste valli, non possiamo che tirar su il naso per guardare i massicci che ci sovrastano. Qui le cime sui 3000 metri sono quasi una costante. Ci fermiamo nella famosissima Gressoney per mangiare un boccone e rilassarci un’oretta dopo il viaggio in auto e prima che chiudano gli impianti ci portiamo a Staffal per non perdere la salita con la funivia.

Partenza da Staffal

Ha inizio l’avventura quando il secondo troncone, una seggiovia ad aggancio rapido, ci deposita al ristoro Colle Betta, posto a 2727 metri slm. Non abbiamo paura del mal di montagna perché ci conosciamo e perché tutti negli ultimi giorni abbiamo passato qualche giorno in montagna. Iniziamo così la camminata verso il rifugio Quintino Sella con passo scanzonato e lento.

Gruppo del Monte Rosa

Lasciamo gli impianti per l’inizio dell’avvicinamento al rif. Quintino Sella

Parte iniziale del sentiero numero 9 che porta al rifugio

Laghetti, gneiss frastagliato che regala strane forme, fiorellini che sopravvivono fra le rocce e i ghiacciai aggrappati alle quote più alte fanno da contorno al bel sentiero, il numero nove, che lungo si snoda verso Nord. C’è chi si ferma ad ammirare il panorama, chi allunga il passo, chi scatta foto quasi a darci il cambio e scambiare tutti quattro parole.

Incredibilmente i fiori attecchiscono fra il gneiss

Punta Bettolina

Ammirando i panorami

Le linee delle rocce multicolore spesso mi rapiscono. Poi di colpo ecco una corda: ha inizio il percorso lungo un’aerea cresta di blocchi quasi appoggiati lì appositamente. Seguiamo la fune blu che sicuramente serve maggiormente quando c’è ghiaccio e non di certo oggi. Un paio di passi elementari qua e là e poi di colpo, proprio dove ha inizio il ghiacciaio del Felik, ecco il “nostro” rifugio.

Colori

Laghetto glaciale

Lungo la cresta attrezzata

Rifugio Quintino Sella

Non ci resta che riposare, chiaccherare, bere e mangiare. Poi arriva il tramonto e da qui, in questa posizione privilegiata, ce lo gustiamo tutto mentre un vento gelido scende dai pendii soprastanti. Il massiccio del Bianco si fa scuro mentre il sole va a coricarsi dietro di lui. E’ ora di andare in branda anche per noi, sperando che il sonno arrivi in fretta.

Ghiacciaio del Felik e Castore

Con gli amici

Cervino

Recupero di una persona con principio di edema

Tramonto verso il massiccio del Bianco

Alle quattro e mezza quando suona la sveglia abbiamo tutti dormito molto bene, tranne Luca che non ha riposato al meglio. Scendiamo per la colazione e ci ritroviamo assieme a un centinaio di persone che hanno nel 90% dei casi la nostra stessa destinazione. Ci riempiamo la pancia e poi usciamo dal rifugio per iniziare a prepararci. Casco, imbrago, corda, picca, ramponi. Controllo reciproco. La notte è ancora nera, la luna non s’è alzata oggi. O forse è appena andata a dormire. Fulvio e Luca ci mettono un po’ di più a prepararsi e con Marco si decide di anticipare a passo lento i due amici.

Nell’oscurità

Saliamo lungo il ghiacciaio facendo una lunga curva, prima puntando a sinistra e poi andando a destra. Gli altri due ci seguono a poca distanza e tengono un passo sostenuto, così aumentiamo anche noi. In meno di un’ora siamo sotto alla breve rampa (30°/35°) che porta alla stondata Punta Felik. Con il compagno decidiamo di salire prima che arrivino Fulvio e Luca per non aver nessuno davanti e limitare il rischio visto che ci sono altre due cordate fra di noi. Saliamo sicuri e senza problemi e di colpo eccoci sul primo 4000 della giornata.

Prime luci

Lungo il ghiacciaio dei Felik

Verso la rampa

Salendo la rampa, unica parte tecnica della salita

Lo spettacolo che si apre è superbo e mentre attendiamo i due si avvicina un signore che ci chiede una foto ricordo. Vediamo che è senza guanti e ci dice che ha un freddo cane alle mani e che ora tornerà indietro velocemente. Gli presto il mio paio di scorta, anche se più leggeri di quelli che indosso, ma piuttosto di niente! Ringrazia e ci salutiamo.

Spettacolare panorama da Punta Felik (4050 metri slm)

Riprendiamo lungo la cresta Est che punta alla vetta, solo in un breve tratto parecchio affilata, ma la traccia che c’è dà sicurezza e viaggiamo spediti. Il percorso qui è bellissimo ed in breve ci ritroviamo sulla cima a quota 4221 metri. Una stretta di mano, una foto e via, rientriamo per dove siamo venuti.

Fulvio lungo la cresta

Dalla cima del Castore, Polluce e Breithorn

Foto di gruppo sulla cima

Un brivido durante la discesa dalla rampa, ove una cordata sembra più instabile di una foglia a Trieste in un giorno di Bora. Scendiamo veloci appena gli incrociamo e ci tiriamo via da una presunta posizione di pericolo in caso di una loro scivolata. Poi raggiunta la parte bassa del ghiacciaio tiriamo un sospiro di sollievo e decidiamo che ci possiamo slegare.

Crest Est del Castore

Marco lungo la cresta

Uno sguardo ai paesaggi maestosi che ci circondano

Scendo solitario lungo tutto il tratto bianco, andando ad ammirare qualche crepaccio, però immerso nei miei pensieri per una parola di troppo con l’amico Fulvio… poi ci chiariremo sul sentiero di discesa. Ma sono cose nostre ed è giusto che restino nostre, soprattutto quando ci si parla. Soprattutto quando si è amici. Comunque eccoci al rifugio. L’alpinista senza guanti ci ringrazia e vorrebbe offrirci da bere: ringraziamo ma decliniamo. Anche se è presto, sono appena le nove e trenta, dobbiamo scendere per prendere gli impianti e tornare a casa e così, tolti imbraghi e caschi e riposta l’attrezzatura cominciamo a perdere quota.

Visitando, a debita distanza, i crepacci del Felik

Ritorno verso il rifugio

Il sentiero di rientro, fatto all’andata, ci sembra interminabile. Il fresco della quota lascia spazio al caldo della valle. Ci spogliamo sempre di più e sogniamo, quando raggiungiamo le seggiovia, i pantaloncini corti che abbiamo in auto. Fortunatamente in breve saremo accontentati e riusciremo a stare più freschi.

Panorami occidentali

Come l’anno scorso un’esperienza eccezionale! Venire in occidentali per noi è sempre una grandissima emozione. Camminare a certe quote è qualche cosa che ci inebria di gioia. Torneremo, sicuramente torneremo.

Castore, Lyskamm e le punte d’avvicinamento alla capanna Regina Margherita

Come ultima cosa vorrei solo augurare lo scagotto cronico a quelle teste di razzo che in autogrill hanno aperto la macchina e c’hanno rubato tre zaini pieni di attrezzatura e una borsa piena di vestiti. Bastardi. Magari per poi buttare il tutto in qualche fosso perché ignoranti su quello che avevano in mano. E oltre allo scagotto, anche i brufoli perenni nel naso… e mi fermo qui. Però la gioia della cima vissuta fra amici non riuscirete mai a portarcela via!

Una risposta a “Castore – cresta Est

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