Verze Sofegae

Mezza giornata da sfruttare e senza fare le corse con Marco si decide per una via in Alpago. La scelta ricade sulla linea aperta da Andrea Spavento assieme a Frison e Frizzotti, ovvero “Verze Sofegae”. Già ci aspettiamo una via intervallata da loppe ma non sappiamo bene bene quante e in che punti. Poco importa, vogliamo fare una cosa veloce e poco distante da casa e la scelta ci pare ottima. Raggiungiamo quindi il rifugio Dolomieu e poi via a sbuffare lungo il ripido pendio erboso fino alla base della falesia.

Siamo un po’ a sinistra dell’attacco e per ripidi verdi raggiungiamo il punto indicato da una foto che abbiamo scaricato sui telefonini. Troviamo un cordino con una maglia rapida e devo dire che se si vuole scendere da qui è meglio che ci sia questa sosta per fare una bella doppia lungo questi prati decisamente in piedi. Appena sopra notiamo degli anelli che seguono l’andamento di uno spigolo dalla roccia invitante. L’amico decide di partire e si gusta il primo tiro che subito obbliga a un traversino su placca ma ottimamente protetto. Poi la difficoltà scende di poco e arriva alla sosta. Mi chiama e lo raggiungo.

Secondo tiro sempre per Marco. Qui il bel calcare comincia ad essere intervallato dall’erba che non cresce su gradini ma su brevi muri di terra verticale. La cosa non è proprio simpatica. Seguo e poi riparto da primo. Faccio pochi metri perché la sosta scelta dall’amico era “anticipata” rispetto alla descrizione, e in effetti devo forzatamente fermarmi per non incappare in qualche problema nel tiro successivo.

La terza, nostra quarta, lunghezza mi fa salire da prima su uno spiazzo verde per poi attaccare un canale colatoio. Beh, mi aspettavo la miglior roccia di tutta la via e invece qui la delicatezza è d’obbligo! Non posso tirar nulla che viene via, devo solo scegliere delicatamente dove salire. Tastare è quasi inutile, mi fa solo che irrigidire di più. Mentre salgo schiaccio solo verso il basso mani e piedi, e anche così tre sassi partono giù veloci, rimbalzando fino al pendio sottostante. Poi un breve tratto erboso verticale ed infine ecco il terrazzino con il grosso anello che mi fa tirare un respiro di sollievo.

Marco lungo il marcio colatoio

Anche Marco salendo fa partire un paio di sassi, ma mi raggiunge in brevissimo tempo. Tocca ancora a lui andare da primo. Ancora loppe verticali, questa volta in traverso verso destra per andare a prendere un altro canale dove prima si scala un’altra breve paretina decisamente “psycho” in quanto a qualità quasi se la gioca con quella sotto, poi loppe, una placchetta fotonica, ancora loppe e una sosta. Meglio pensare al panorama e alle stelle alpine che qua e là stanno sfiorendo.

Ancora un tiro, che noi nuovamente spezziamo perché la corda s’incastra fortunatamente poco sotto a una delle protezioni lasciate dagli apritori. L’ultima parte chiedo a Marco d’aver pazienza: preferisco mettermi le scarpe da ginnastica per raggiungere la cima dove posso finalmente rilassarmi. Il compagno mi raggiunge e non può che uscirci un gran sorriso liberatore.

Non ci resta che seguire il sentiero che ci riporta al rifugio e poi alla macchina. Una via che molto probabilmente non ripeteremo più perché è veramente psicologica (qualcuno direbbe di ricerca), dove le loppe verticali e i tratti di roccia marcia sono sì dalle contenute difficoltà ma altamente mentali e, secondo noi, più pericolose di molte altre situazioni. Per questo non ci resta che trovare un posto per una bella birra da mezzo per festeggiare la giornata ed essere tornati giù interi!

RELAZIONE “VERZE SOFEGAE”

Ripetitori (11/09/2018): Marco Redolfi e Favret Andrea

Zona: Dolada, Alpago

Gruppo: Col Nudo

Cima: Col Dolomieu

Parete: Sud

Sviluppo: 170 metri

Dislivello: 150 metri

Per raggiungere l’attacco bisogna seguire le indicazioni per la falesia del Dolada. Arrivati all’ultimo monotiro di destra bisogna attraversare per ripidi pendii erbosi sempre verso destra, fino a trovare un cordino con maglia rapida su una clessidra artificiale.

Primo tiro. Dal cordone spostarsi due metri a destra e risalire sulla placchetta e attraversarla verso sinistra fino allo spigolo (V, un fittone). Continuare ora lungo lo spigolo fino alla sosta (IV, un fittone) su clessidra con cordone. 15 metri

Secondo tiro. Passare dietro al grande spuntone dove s’è sostato fino alla selletta (III delicato) e poi salire per paretine intervallate da loppe insidiose (III e IV, un fittone e un cordone in clessidra) fino alla sosta su fittone. 30 metri

Terzo tiro. Attraversare sempre per loppe (attenzione) fino al colatoio che si vede sulla destra. Risalire quest’ultimo per intero fino alla cengia (IV+ poi IV, due fittoni) prestando molta attenzione alla roccia che varia da marcia a discreta fino alla sosta sempre su fittone. 25 metri

Quarto tiro. Spostarsi a sinistra su loppe ripidissime, aiutandosi con la pancia che forma la cresta che ci sovrasta, fino all’evidente canale; risalirlo su roccia non buona (IV-) fino a una placchetta di roccia compattissima da superare di petto (IV, un fittone) per poi trovare un’ altro tratto di loppe (un fittone). Salire nuovamente un brevissimo tratto di roccia (III) e poi spostarsi a sinistra fino alla selletta ove si sosta su fittone (elementare). 35 metri

Quinto tiro. Arrampicare la cresta sopra la sosta su buona roccia (III, un fittone) per poi passare nuovamente su loppe, però appoggiate, fino a quando la cresta non si trasforma definitivamente in erbosa. Sostare sul grosso masso solitario dove c’è l’ennesimo fittone. 30 metri

Sesto tiro. Salire per cresta erbosa senza particolari difficoltà, meglio se con scarpe d’avvicinamento, fino alla cima dove si recupera il compagno facendo sicura su un mugo. 35 metri

Per la discesa seguire il sentiero verso destra che porta a una forcella e poi da lì, sempre per sentiero, si scende camminando al rifugio.

Note. Oltre alla NDA, utili due corde doppie, qualche rinvio, un paio di friend medi e qualche cordino. Difficile proteggersi, l’arrampicata è quasi sempre delicata e spesso bisogna attraversare dei verdi praticamente verticali. Fortunatamente i fittoni sono messi a regola d’arte. L’ultimo tiro si può salire in conserva.
C’è chi la definisce una via di ricerca, noi preferiamo definirla una via “psycho” perché più che una buona tecnica serve tanta testa per salire. Se volete la tanto decantata placca del Dolada meglio scegliere una via come Parigi 2015 perché Verze Sofegae è tutt’altra storia.

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Una risposta a “Verze Sofegae

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