L’allenamento

Quest’anno la neve scarseggia e la mia ricerca di questa è veramente labile. Far chilometri in auto per trovarla non mi va e meno che meno salire con gli sci in spalla per poi, giunto su qualche forcella o qualche cima, sciare per la metà del dislivello fatto in salita. C’è poi da aggiungere che le mie capacità sciatorie sono qualcosa di quasi opposto a quelle di un Valeruz, senza il quasi, tanto più che le scelte si riducono così a poche unità.
Poco male. Quest’anno la strada sembra maggiormente quella di un profilo asciutto. No, non il mio che asciutto non tornerà più, ma quello che offrono i rilievi nelle belle giornate assolate. Quindi non mi faccio mancare una classica sessione d’allenamento e decido pure di dedicarci meno di mezza mattinata per rientrare a casa entro un orario dove posso ancora andare a fare la spesa, fermarmi poi per un caffè, passare per un negozio di sport e andare a prendere le ragazze che tornano da scuola.
Così eccoci, Zoe ed io, alla luce di un lampione posto in un borgo che ancora dorme pronti a salire verso le casere del Pizzoc.

Nel buio più completo e senza frontale, con il bosco che rimanda solo qualche rumore di rami spezzati o caduti fra porzioni d’assoluto silenzio, risalgo da borgo Maren fino alle case di Valscura e poi seguendo i bolli blu fino alla Madonna dell’Agnelezze. Conosco perfettamente il percorso, basta scegliere sempre l’evidente traccia in salita e che punta a sinistra; ormai qui mi sento in una situazione di completo agio. Quando arrivo al belvedere l’albore che mi accompagnava esplode nei colori caldi dell’alba. Volevo fare tutta una tirata fino in cima ma non posso perdere lo spettacolo che la natura mi regala. Osservo rapito, scatto qualche foto.

Continuo la mia ascesa. Il sole sbuca dalle costole che salgono a Est disegnando ombre lunghe e scaldando l’aria frizzante. Si leva anche una leggera brezza, ma forse mi sbaglio, forse sto semplicemente girando attorno al monte portandomi sopra la valle dove dal Fadalto l’aria viene spinta grazie a strane correnti verso valle. Poco importa. Guardando il Nevegal c’è un contrasto incredibile fra la striscia di coltre bianca, i pendii sottostanti ed il cielo blu intenso senza nemmeno una nuvola.

Quando mi porto sul versante Ovest ecco comparire a terra un po’ di neve, a tratti dura e ghiacciata ma per gran parte appena trasformata. Non mi crea problemi e la mia progressione non ne risente. Manca poco. Infatti eccomi nuovamente al sole, vicino al masso scolpito, ammaliato dal panorama che mi circonda. L’avrò visto ormai almeno una ventina di volte, oggi però mi sembra che abbia qualcosa di speciale. Le Dolomiti, l’Alpago, il gruppo del Cavallo, il sole basso sopra la cima del Pizzoc… wow!

Un autoscatto e una foto a Zoe che vuol fare la fotomodella. Sono pronto al rientro. Il tappeto bianco mi fa affondare pochi centimetri senza scivolare, quindi la discesa risulta uno spasso per le mie ginocchia. Poi ritrovo il terreno duro ma non scomposto del sentiero e le gambe girano come un mulinello, ma senza correre. Ho la fortuna di vedere anche l’Adriatico illuminato, l’ultimo regalo che oggi potevo avere, prima di rientrare nel bosco per arrivare all’auto.

Tutto si conclude così, in circa due ore e mezza e con poco più di mille metri di dislivello, con una gran sudata e la bellezza negli occhi. Cosa chiedere di più? Nulla. Ora posso cercare un bar dove andare a prendere un caffè, andare a fare la spesa, passare per…

Vuoi la traccia GPS di questa escursione o maggiori informazioni a riguardo? Mandami una mail all’indirizzo ritornoao@gmail.com

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Una risposta a “L’allenamento

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