Ritorno su Cima Manera

Il pellegrinar m’è dolce fra i monti. Tranquilli, la mia vena poetica s’esaurisce qui, con pochissima enfasi e ancor meno grazia. Però la frase iniziale voleva essere quasi una bacchettata a me stesso, perché più espando le mie vedute e la mia voglia di qualche nuova cima e più mi dimentico di tornare sulle montagne a me più care.
Così con questa consapevolezza e la voglia, diciamo, di casa finisco con il parcheggiare l’auto a fianco del 1301 Inn a Piancavallo con una smisurata voglia d’andare a farmi un giretto in Manera.

Mentre salgo lungo il sentiero CAI 924 tutto mi sembra amico. Anche l’aria che respiro sembra inebriarmi di ricordi che però mi sfuggono. La sensazione è quella di valicare la porta di casa dopo esservi stati distante un tempo non troppo definito ma comunque abbastanza lungo da ritrovare delle sensazioni che quasi ci si era scordati.
Uscito dal bosco iniziano i prati inclinati e nel mezzo del primo ecco il piccola larice, verdissimo come non mai, che fa bella mostra di se. Sorrido come quando si sorride a un amico che non si vede da un po’. Ci passo sotto e mi fermo un attimo ma non per lui, ho sentito un rumore arrivare dalla mia sinistra. Un camoscio si ferma e mi guarda forse più incuriosito di me. Lo saluto con un fischio e lui non si scompone minimamente. Scatto qualche foto e proseguo.

Mentre continuo nella mia escursione l’ungolato mi segue a debita distanza. Quando mi giro si blocca e come se nulla fosse bruca da terra un po’ d’erba e inizia a masticare come un bulletto che gioca con una gomma da masticare guardandoti dall’alto. Il siparietto continua per un bel pezzo fin quando non raggiungo l’inizio della val Sughet, dove il bel Cristo regala sempre, con la sua posa, una bella foto con le cime che fanno da sfondo.

Il quadrupede svanisce chissà dove. Io proseguo risalendo la valle attirato ora dalle fioriture e ora da qualche marmotta. Mi sento fortunato per quello che oggi riesco a vedere e fotografare. Quasi senza accorgermene giungo all’attacco del sentiero che porta a forcella dei Furlani. Nascondo i bastoncini fra l’erba e inizio ad inerpicarmi seguendo la traccia. Non passa molto che mi ritrovo sull’ampia forca. Fa sempre un certo effetto il vuoto che si presenta nel versante opposto a quello di salita. Ma non perdo tempo e, dopo aver indossato il casco, faccio il lungo traverso per poi risalire la ferrata che mi porta quasi in cima. Non considero il cavo, mi sento più sicuro nel mettere le mani sulla roccia, ma non mi sento per questo migliore, anzi.

Una foto alla Madonnina ed eccomi in cima. Porgo lo sguardo verso il rifugio Semenza e le cime che lo circondano. Poi sposto la vista più distante. Infine davanti alle punte dei piedi un paio di stelle alpine vogliono la giusta attenzione anche loro. Mi riposo, mangio, faccio qualche aspirata di nicotina mentre scrivo sul libro di vetta e poi, rimesso tutto a posto, inizio il rientro.

Scendo per la cresta Ovest, quella che punta verso il Cimon di Palantina. Con calma mi gusto ogni facile passaggio però allo stesso tempo porgo massima attenzione visto che la mia abitudine a queste cose è scemata nell’ultimo anno. Con più tempo del previsto arrivo a forcella del Cavallo. Tolgo il casco e guardo ancora una volta verso l’Alpago.

Ripercorrendo la val Sughet ecco che risbuca da chissà dove il giovane e curioso camoscio incontrato nemmeno due ore prima. Sempre a debita distanza mi osserva camminando leggero fra le grosse ghiaie della conca glaciale. L’invidio. Poi come prima, magicamente, sparisce chissà dove.
Uscito dalla valle vedo sotto di me Piancavallo ma prima d’entrare nel bosco e percorrere l’ultimo tratto sento un rumore che da tempo non mi capitava d’udire. Mi fermo e cerco. Un fruscio nell’erba. Aguzzo la vista. Eccola, bellissima, una vipera perfettamente mimetizzata e molto impaurita. Scatto un paio di foto e poi la lascio in pace.

Così mi ritrovo davanti alla macchina, a guardare per un attimo verso l’alto, pensando che oggi la montagna ha saputo farmi dei regali fantastici.

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Una risposta a “Ritorno su Cima Manera

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