Pic Chiadenis – via dei Tedeschi

Prima domenica d’agosto, primo giorno di ferie per Michele e di riposo per me. La giornata si preannuncia calda quindi un giretto lungo qualche via a Nord è la soluzione migliore. Era da un pezzo che mi ronzava nella testa di tornare sulla via dei Tedeschi al Pic Chiadenis, che l’amico desiderava tra le altre cose fare, e quindi la scelta risulta facile.
Raggiungiamo quasi le sorgenti del Piave dove parcheggiamo e poi iniziamo l’avvicinamento con i nostri zaini carichi di corde e ferramenta varia. Superiamo il rifugio Calvi senza fermarci e proseguiamo fino al passo Sésis. Il sole scalda ma stiamo per abbandonarlo. Giriamo a destra e stiamo sotto le pareti del Pic Chiadenis fin quando non vediamo il lungo diedro che s’impenna verso l’alto. Una breve risalita su solide ghiaie e siamo arrivati all’attacco.

Inizio io così da poter arrampicare i tiri che non feci da primo assieme a Fulvio quattro anni prima. Vado via spedito sulle prime due lunghezze e poi lascio spazio al compagno. Michele si sblocca dopo una lunghezza dove tituba un po’ e poi saliamo veloci, o meglio saliamo relativamente veloci rispetto alle nostre capacità.

L’unico tiro che ripeto da primo è quello lungo la cresta marcia perché ricordo dove andare e per non star lì a perdere troppo tempo. La scelta è azzeccata. Poi m’infilo nel canale non troppo compatto, anzi, del penultimo tiro. Me lo ricordavo più duro e invece ne esco tranquillo. Il Miki si fa l’ultima lunghezza, mentre un blocco gli fa uno scherzetto che non crea fortunatamente alcuna conseguenza, e poi mi recupera per ritrovarci entrambi in cima. Non resta che stringerci la mano e sorridere al panorama.

Sul libretto di vetta trovo la firma del forte, e compianto da molti, Celso che aveva ripetuto da solo nel 2016 la via che abbiamo appena portato a termine. L’avevo conosciuto anch’io, incontrato una volta per sbaglio, e lo ricordo come una bella e umile persona.
Lasciamo anche noi il nostro nome sul quadernetto e, dopo una meritata pausa, iniziamo la discesa lungo la normale lungo la quale è meglio non abbassare la guardia.
Passiamo alcune postazioni e qualche resto della Grande Guerra prima d’arrivare all’ampia forca che divide la cima salita e l’imponente Peralba. Da là riprendiamo il sentiero che ci conduce nuovamente al rifugio Calvi dove questa volta non possiamo non entrare per una sana mangiata e per brindare alla bella giornata.

RELAZIONE

Ripetitori (04/8/2019): Andrea Favret e Michele del Fiol

Zona: Alpi Carniche

Gruppo: Peralba

Cima: Pic Chiadenis, 2490 metri slm

Parete: Nord-Est (via dei Tedeschi)

Sviluppo: 400 metri

Dislivello: 330 metri

L’attacco si raggiunge passando il rifugio Calvi fino a passo Sesis. Da lì scendere lungo il sentiero CAI 173 fino all’evidente rampa che sale obliqua la parete.

Primo tiro. Attaccare l’appoggiata rampa sotto la parete verticale ove va a formare un grande diedro (I e II). 25 metri

Secondo tiro. Salire la rampa a piacimento (II+). 55 metri

Terzo tiro. La rampa diviene evidentemente meno appoggiata e bisogna stare sulla destra dov’è solcata da una fessura (III). 30 metri

Quarto tiro. Arrampicare come nel tiro precedente (III). 30 metri

Quinto tiro. Qui la fessura diventa “amica” ma bisogna stare attenti a non arrampicare sempre al suo interno (III con passi di III+ e uno di IV poco oltre il chiodo che s’incontra). 30 metri

Sesto tiro. Spostarsi a sinistra in direzione dello spit (IV) per poi obliquare a destra verso la rampa/diedro fino alla sosta (III). 30 metri

Settimo tiro. Salire l’evidente fessura (III+) fin quando questa si apre maggiormente a formare un camino appoggiato. Stare sulla sinistra arrampicando su bella placca (IV) oppure rimanere all’interno ma facendo attenzione ai detriti sul fondo con stesse difficoltà. 30 metri

Ottavo tiro. Alzarsi ora su roccia più articolata per una quindicina di metri (III+) per poi salire a destra con passaggio aggettante (IV). Da qui proseguire lungo il bellissimo diedro fino alla sosta (III+). 30 metri

Nono tiro. Stando prima a sinistra e poi entrandoci, proseguire lungo il camino che qui perde verticalità fino alla sosta posta sull’evidente forcella (II). 25 metri

Decimo tiro. Continuare a destra e passare sul versante opposto ove si nota l’anticima del Pic Chiadenis (II). In questo caso si può salire la piccola punta e proseguire per esile cresta, oppure stare a sinistra di questa puntando al secondo intaglio oltre l’aguzza cima dove poi si trova una sosta (II). Fare molta attenzione alla roccia friabile. 45 metri

Undicesimo tiro. Scendere ponendo la massima attenzione causa roccia marcia fino alla forcella che si vede poco sotto (I e II). 20 metri

Dodicesimo tiro. Salire il verticale camino soprastante e tenersi a sinistra assaggiando sempre prese e appoggi (III). Attenzione a metà a un passaggio non banale ma ben protetto con uno spit (IV). 20 metri

Tredicesimo tiro. Arrampicare ancora all’interno di un camino un po’ più appoggiato del precedente (II). Anche in questo caso, come nella lunghezza precedente, a metà bisogna salire un bel passaggio leggermente strapiombante ma ben protetto con uno spit (IV); oltre si arriva presto sulla cima del Pic Chiadenis (III). 30 metri

Per la discesa si segue la via normale segnata con ometti e sbiaditi bolli rossi. Benché la roccia anche qui sia buona, fare attenzione al ghiaino durante i brevi passaggi di primo grado che s’incontrano (forse un passo di II).

Note. Bellissima via, lungo la rampa la roccia è veramente eccelsa mentre sulle ultime quattro lunghezze bisogna prestare la massima attenzione. Tutte le soste sono già predisposte con un anello (ove consiglio di legarsi per sostare visto la tenuta dubbia) e chiodo resinato (ottimo per assicurare). Non molti i chiodi o gli spit di passaggio. Oltre alla NDA, consigliati cordini e qualche friend.

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Una risposta a “Pic Chiadenis – via dei Tedeschi

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