Una mattinata lungo il “diedro delle nebbie”

Visto che l’autunno regala giornate perfette per andare ad arrampicare con Ceristiano si decide per un’altra giornata in quel di Rocca Pendice.
Questa volta la via prescelta è il “Diedro delle Nebbie”, che entrambi abbiamo già percorso ma che nessuno dei due disdegna di ripete.
Ci prepariamo in parcheggio e partiamo tintinnanti verso l’attacco. Ogni volta mi sembra d’essere Babbo Natale in arrivo con i regali.
Saliti fin sotto la parete ci leghiamo e lascio a Cri il primo tiro.
Ricordo che con Marco feci fatica, osservando invece come la prende oggi il compagno mi chiedo perché quella volta ci siamo andati ad impegolare nel primi metri cercando degli appoggi ridicoli per le scarpette. Quando tocca a me copio in pratica i passaggi e mi ritrovo sopra quella parte di quinto grado quasi incredulo per non aver guardato la scorsa volta dove dovevo mettere i piedi. Pazienza. C’è sempre qualcosa da imparare.

Il secondo tiro me lo cucco io. Parto. Scendo. Mi rialzo e ridiscendo dopo qualche sbuffo. Ho già le braccia di legno. Che palle! Non mollo. Un tirone di qua, una ghisata di là e supero il primo blocco che crea un passaggio boulderos. Restano altri 30 metri…
Salgo un po’ lento, cercando di recuperare un po’ di forza nelle braccia. Sul passaggio di V+ mi blocco di nuovo. Sbuffo ancora. Chili di magnesio sulle mani, che servono di più per trovare la concentrazione che non per aiutarmi nel non scivolare. Mi decido e supero anche questo tratto.
Fatico anche gli ultimi metri, più facili, ma arrivo in sosta. Bene ma non benissimo. Vediamo il lato positivo: non ho azzerato e ho sbuffato meglio di un treno a vapore. Voto: diesci! Per lo sbuffare, logico.

Continuo anche sul terzo tiro, un simpatico diedro dove ho il piacere d’incontrare una splendida locusta perfettamente mimetizzata con la trachite, e poi mi faccio anche il tiro del pilastrino. Ormai lo conosco, non mi preoccupa ma la gambetta trema ugualmente su un passaggio. Ne esco comunque dignitosamente e mi fermo subito sopra la placchetta di IV+ e non dov’è la sosta. Ma… Cristiano segue e quando mi raggiunge si vuole far calare. Sul terrazzo sotto avevamo visto dei cunei di legno su una fessura che sale un paio di metri a sinistra del pilastrino, lungo una placca verticale, e l’amico la vuole provare come m’aveva preannunciato. Così lo faccio scendere e poi lo recupero nuovamente. Ne esce soddisfatto e ci facciamo quattro risate prima di continuare.

L’ultimo tiro e mezzo se lo fa l’amico che sale via veloce, senza problemi. Io mi limito a seguire la corda e dopo poco eccoci sulla terrazza quasi in cima a Rocca Pendice. La via è finita, andiamo in pace a berci una birra.

RELAZIONE “Diedro delle Nebbie” e uscita lungo il pilastro

Ripetitori: Cristiano Muraro e Favret Andrea

Data: 30 settembre 2019

Zona: Colli Euganei – Teolo (PD)

Parete: Sud-Est di Rocca Pendice

Sviluppo: 125 metri (esclusa l’uscita sulla cima)

Dislivello: 135 metri

Per arrivare all’attacco bisogna lasciare l’auto al parcheggio che s’incontra scendendo da Teolo verso Castelmonte sulla propria sinistra, poco dopo il cimitero. Da qui prendere il sentiero e aggirare a sinistra il colle rimanendo sul sentiero più basso rispetto a quello che passa adiacente alle pareti. Passati i settori attrezzati si continua oltre l’evidente “Camino Carugati” e oltre il pulpito dove c’è la partenza dello “Spigolo Barbiero“. Qui una traccia sale ripida fin poco oltre quest’ultimo e dove si perviene l’attacco della via (scritta sbiadita).

Primo tiro. Salire dritti i primi metri (V) per poi deviare a destra per evidente diedro che si trasforma in rampa (IV e poi III) fino alla sosta. 20 metri

Secondo tiro. Arrampicare il diedro che sale verticale (V sostenuto con un passo di V+). Oltre l’albero le difficoltà diminuiscono fino alla sosta (IV). 35 metri

Terzo tiro.  Breve passo verticale (IV) per poi traversare verso destra (III) dove si riprende un diedro appoggiato, gradonato e discontinuo ma con bei passaggi (III e IV con un passo di IV+) fino al largo terrazzo dove si sosta. 30 metri

Quarto tiro. Salire il verticale pilastro rotto giusto nel mezzo, usando i buoni appigli a destra e a sinistra di questo (V). Dove la roccia torna liscia spostarsi a sinistra (IV+) per poi salire sullo spigolo fino alla sosta (III). 20 metri

Quinto tiro. Oltrepassare il passaggio aggettante che riporta sullo spigolo (IV) e poi facilmente all’ultima sosta (III e II). 20 metri

Per la discesa prendere il sentiero che si ha di fronte, scendere di fianco alle varie pareti piene di monotiri ed in breve si è all’auto.

Note. Via ottimamente protetta a spit su roccia eccelsa. Per salirla, oltre al materiale per attrezzare le soste, bastano una decina di rinvii e una corda singola da 50 metri. Il breve passaggio di V+ del secondo tiro si può superare in A0 grazie ad un chiodo.

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