Forcella Montanaia

Decidere di tornare a fare una camminata in questa valle alle volte mi sembra quasi scontato. Mi chiedo perché salire per più di mille metri in un posto che ho già visitato, dove il nome delle cime mi sono famigliari. Perché tornare a farci una camminata quando ogni volta che guardo un libro penso solo alle sue pareti per sognare un’arrampicata lungo una via, aperta magari un secolo fa. Poi però quando ci metto piede capisco quanto stupido sono ma soprattutto quanto fortunato sono stato nel non ascoltarmi. Ed è così mi ritrovo con Marco a Pian Meluzzo, pronto per una bella camminata nella val Montanaia.

Saliamo lunga la traccia che corre sulle ghiaie, ora segnata da qualche vecchio bollo, ora da qualcuno di nuovo e ancora da qualche ometto. Ogni anno qui qualcosa muta, ma rispetto agli altri anni dal 2018 a oggi il cambiamento è stato abbastanza importante per quanto riguarda il percorso da seguire. Chissà che sconvolgimenti e che rumori in quelle giornate di pioggia e vento.

Man mano che si sale lo sguardo si perde sempre più fra le pareti, le cuspidi, le cime e i torrioni che vanno a formare un magnifico anfiteatro naturale che ha pochi eguali. E nel centro la magia del Campanile, il campanile più bello che ci sia. Spettatore e attore della magia che ci circonda.

La giornata è fresca e non assolata. Raggiungiamo forcella Montanaia senza troppa fatica. L’aria sibila e sale impetuosa dalla val d’Arade. Qualche sasso rotola echeggiando poco distante da noi. Restiamo un po’ ad osservare, prima da una parte e poi dall’altra di questo passaggio in quota. Poi ci muoviamo e in discesa puntiamo dritti verso una seconda forcella, quella Cimoliana, sotto all’omonima Croda.
Qui il vento è assente, come in tutta la val Montanaia. In compenso impressiona la stretta valle che ripida scende verso Est. Mi riprometto che prima o poi dovrò percorrerla.

La fame sale e noi di conseguenza scendiamo.
Torniamo al bivacco Perugini e poi giù veloci tagliando ove possibile. Senza farci mancare la foto con il Campanile.
Infine per riempirci la pancia non ci resta che fare tappa da Marika e Ivan al rifugio Pordenone. E forse alla fine, visto che da loro si sta proprio bene e ti fanno sentire come a casa, siamo stati di più lì che non a fare tutto il giro!
Giornata “top”!

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